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Lucani Altrove - Renato Cantore
di Grazia Napoli





       Ottobre 2007 - Un libro sull’emigrazione lucana. Non un saggio o un romanzo, ma un diario giornalistico, essenziale, che si nutre di personaggi veri. Il loro racconto, fatto di falshback, ricostruisce la storia di una regione con le sue tradizioni, il suo humus sociale e culturale, il suo dolore. Ma anche le storie individuali, i singoli destini influenzati dalla storia di una regione troppo povera, per poter tenere con sé tutti i suoi figli.
       Tutti noi, che viviamo in questa terra e in questa terra abbiamo avuto la fortuna di poter rimanere, per dare il nostro modesto contributo alla sua crescita e al suo sviluppo, non possiamo ignorare quello che tanti di noi sono stati costretti a fare, magari sempre con la speranza di poter tornare. Alcuni ci sono riusciti, la maggior parte – invece - è rimasta in terre lontane, dove ha messo radici, pur continuando a sentirsi “lucano”.

       In questo libro si tenta di raccontare, attraverso il diario di viaggio di un giornalista, la lucanità intatta, che vive fuori regione. I gesti, le parole, gli idiomi, i modi di dire, la mentalità. La cucina - anche se mista, ormai, ai sapori del posto – rimangono lucani. E si riconosce ovunque. Dietro ad ogni storia, ad ogni personaggio, ad ogni comunità rievocata in una singola storia, c’è l’anima di noi lucani. E’ questa anche l’ ”anima” di questo libro.

        Ognuno di noi ha conosciuto qualcuno che è andato via. Magari l’ha visto partire, tornare ogni tanto, per pochi giorni, con un’aria straniera. Altra cosa è – però - incontrare queste persone nei posti in cui lavorano, si sono affermati, hanno una famiglia, magari una fortuna. Posti da cui non pensano affatto di tornare, se non per l’attuale “business” o per vacanza o per nostalgia. Però, si sente, rimangono lucani. I personaggi di questo libro sono appena schizzati nei tratti somatici; le loro storie sono appena tratteggiate; solo la loro condizione presente è ben descritta. In questo libro si parla dei “punti di arrivo”.

        Sono personaggi forti, che hanno sofferto e che, ora, hanno un posto nella società. Si sono inventati un lavoro, sono diventati punto di riferimento delle comunità locali e dei tanti campanili lucani, che si sono andati a ricostruire oltre oceano, in Europa, nel nord Italia. Li tiene insieme – ad esempio – il filo conduttore della tradizione religiosa. San Rocco per i montesi e i potentini, San Biagio per i marateoti. Processioni e festeggiamenti. I riti sono identici a quelli lasciati un tempo al paese, dove magari - nel frattempo - la tradizione è cambiata, si è trasformata, si è modernizzata, ha perso contorni e significato. Queste persone hanno un senso di appartenenza ai comuni, che oggi, con migliori vie di comunicazione – qui da noi - si è perso. E mentre all’estero si cucina lucano, nei ristoranti di Pino Bianco a Berlino o di Cesare Iannini a Bogotà …in Basilicata si abitua il palato ai gusti esotici o a quelli sintetici del fast food americano! Loro, invece, rimangono custodi di un’identità che il tempo ha cambiato anche se solo nell’esteriorità delle abitudini e delle ambizioni, non nei valori. I lucani, che ovunque si riconoscono, hanno un comune sentire. Cantore ne descrive tanti. Ma rimangono un campione minimo, frutto di ricerca – e anche di casualità – giornalistica.

       Questo libro è un diario di viaggio giornalistico. Nasce da appunti, impressioni, notizie su quello che si è avuto la capacità e la fortuna di incontrare. Una selezione ricca e varia, quella di Cantore, che narra storie tanto simili, quanto diverse tra loro. Storie individuali, che raccontano parte di una storia più vasta, più complessa, che è quella dei nostri corregionali fuori regione. Tanti quanti ne sono rimasti. Una storia che, sempre, si intreccia con la Basilicata. Chi vive all’estero o al nord sempre più spesso intreccia i propri interessi con quelli della terra d’origine, anche

       dando ai propri figli la possibilità di tornare a studiare in Italia, di imparare bene la lingua. Sono i segni dell’evoluzione e della globalizzazione, che emergono, in questo libro, tra le righe di racconti che solo apparentemente appartengono al passato. Un diario giornalistico è, per forza di cose, legato alla cronaca. La cronaca compone poi la storia in tanti tasselli, guardando al futuro. Lo si capisce leggendo le storie dei lucani partiti, ma anche quelle dei loro figli, nipoti e pronipoti. Ancora lucani, anche se “geograficamente” altrove.

   lucanialtrove
  
  

 
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