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16 luglio 2018   Moliterno   -   Omaggio alla tradizione de musicanti lucani
Un omaggio ai musicisti e ai musicanti, che hanno allietato le feste lucane e fatto conoscere la nostra tradizione nel mondo. Graziano Accinni & Complesso Saloni da Barba e Matrimoni è l'ultimo lavoro del chitarrista di Moliterno.

La sua chitarra virtuosa, in primo piano a riproporre un repertorio frutto di uno studio storico e di una ricerca sul campo, che ha interessato tutti i musicanti e i musicisti ancora in vita. Quelli che per molti decenni - suonando ad orecchio - hanno fatto ballare, gioire e sognare intere generazioni- tra gli anni '50 e '80 - quando ancora nei matrimoni si suonava tutto dal vivo, senza strumenti elettronici e computer.

Graziano Accinni alla chitarra con Luigi Gaetani, polistrumentista,
Giuseppe De Lio al basso e l'arpa del Maestro Luigi Milano, oggi ottantaseienne di Moliterno, sono riusciti a fondere in un unico lavoro tutte le contaminazioni che la musica da barbiere e da matrimoni hanno attinto dal girovagare nel mondo in decenni di migrazioni.

Un lavoro importante che segue quello sulla musica popolare lucana, che il chitarrista storico di mango ha fatto con "gli Ethnos".

Un lavoro che mira a non far sparire una tradizione, basata soprattutto sull'utilizzo degli strumenti a corda, patrimonio dei Musicanti della Val d'Agri, del Sauro e di Sant'Arcangelo, un tempo patria di liutai.

Suonavano di tutto dalla Tradizione Napoletana, alle Arie d'Opera alle musiche regionali, con repertori completamente diversi dagli zampognari con le loro melodie pastorali.

Un disco - in distribuzione con la nuova Basilicata per tutta l'estate - che vuole scongiurare il rischio che questo patrimonio scompaia definitivamente e che si è avvalso di studi ricordi e testimonianze dirette.

Anche dello stesso Accinni











16 luglio 2018   Rivello   -   L'ulivo Bianco di Ulderico

L'ulivo bianco - da cui si ricava un olio purissimo, detto del crisma - contrariamente a quanto si crede non è estinto in Basilicata. Alcuni amatori ancora lo coltivano.
Dà olive bianco avorio ed era molto diffuso in epoca bizantina. La leucocarpa, questo il nome scientifico - fu portata in Basilicata dai monaci basiliani, che si radicarono, nell' VIII secolo dopo Cristo, a Matera, Carbone, Armento, Rivello.

Proprio a RIvello alcune piante sono state reimpiantate e reinnestate, da 4 anni, dall' attore Ulderico Pesce in un suo terreno, proprio accanto alla chiesetta bizantina dell' Annunziata. Anche se privata è possibile entrare e ammirarne le icone ben conservate del 1100.

L'olio del crisma, prodotto in piccole quantità – Ulderico Pesce ne trae 100 litri all'anno - è certo poco adatto alla commercializzazione su larga scala, ma è molto leggero e pregiato. In passato veniva utilizzato nelle funzioni religiose per ungere i sacerdoti; come olio sacro per i sacramenti, nelle cerimonie di incoronazione degli imperatori. Il prezioso olio alimentava anche le lampade nei luoghi di culto, sprigionando pochissimo fumo.

I frutti possono rimanere sulla pianta più a lungo di altre varietà, anche fino primavera.
Con un effetto cromatico di contrasto tra il bianco delle olive e il verde scuro delle foglie, che fa pensare ad un naturale albero di Natale!





29 marzo 2018   Potenza   -   Qualcuno volo' sul nido del cuculo - la versione italiana

Indaga la follia, ma anche le leggi, gli ambiti sociali, la storia della sanità e di quello che furono i manicomi.
E' "qualcuno volo' sul nido del cuculo", nella messa in scena elegante e delicata della compagnia della Fondazione Teatro di Napoli Teatro Bellini.
La versione italiana e riscritta del capolavoro di Dale Wasserman, nato per il teatro e trasposto al cinema negli anni '70 nell'interpretazione di Jack Nicholson.
Questa versione si avvale del testo dello scrittore napoletano Maurizio di Giovanni, della regia di Alessandro Gassman, della recitazione di bravissimi attori. Protagonista è Daniele Russo, figlio di Tato Russo. Si chiama Dario Danise e l'azione si svolge nell' Ospedale Psichiatrico di
Aversa nel 1982, l'anno dei mondiali.

La storia è nota ed è rimasta quasi integrale.
Dario - una vita ai margini, fatta di orfanatrofio e riformatorio, dopo furti, rapine e vari reati, per non finire di nuovo in carcere si finge pazzo e viene assegnato all' ospedale psichiatrico, per scontare una pena di sei mesi. Nel reparto incontra persone di varia umanità, ma incontra soprattutto la diversità, quella che il mondo non accetta e classifica come malattia. Persone rifiutate dalla società per i più svariati motivi, che si rintanano anche per scelta nell'ambiente ovattato, ma terribile, dell'ospedale, dove ancora si pratica l'elettroshock e la lobotomia.
Dirige il reparto una suora laica, Suor Lucia - l'attrice Elisabetta Valgoi - che, anche a dispetto del parere dei medici, impone regole e terapie senza alcuna consideraione di desideri e umanità.

Dario - uomo furbo, abituato alla strada - porta tra loro una ventata di verità, di ottimismo, di discernimento, di umanità e comprensione. Le aiuta, le copre di affetto, le sprona all'otimismo e ad amare la vita. Fino all' epilogo: tragico per alcuni, liberatorio per altri. Ma non per lui.

Uno spettacolo che tratta temi drammatici e scottanti, con ironia e realismo al tempo stesso. E la lingua napoletana aiuta a rendere lo spettacolo anche
comico, vivace, dal ritmo incalzante.

Tre ore di buon teatro da cui emerge l'autentica stoffa degli attori, della direzione, della scrittura, della messa in scena, a tratti cinematografica. Un allestimento contemporaneo, dall' estetica dirompente e dalla forte carica emotiva e sociale.




10 marzo 2018   Potenza   -   Uno Nessuno Centomila. prima volta a teatro
Un'originale messa in scena di "Uno Nessuno e centomila" di Luigi Pirandello, che ci è piaciuta molto.

Protagonista un giovane attore potentino, Camillo Ciorciaro, artista dalla grande espressività e forza recitativa, che ha realizzato questo progetto teatrale con la sua compagnia romana Officina off, in un primo momento per le scuole, con l’intento di far conoscere ai ragazzi testi di qualità, quindi i classici.
Ma poi è diventato un vero e proprio spettacolo in giro per l’Italia e Camillo Ciorciaro ha voluto portarlo anche qui a Potenza, nella sua città, al Teatro Due Torri.




È la messa in scena teatrale di un testo che Pirandello non ha scritto per il palcoscenico. È un romanzo i cui passi salienti e le parole più significative vengono recitate e anche lette. In scena, infatti, dietro un sipario-velo due attori leggono passi salienti del romanzo in risposta alla drammatizzazione del primo attore.
Una soluzione registica di impatto, che rende questo spettacolo godibile, ma anche importante, profondo, originale.

Vitangelo Moscarda, in questo caso non vive in prima persona la sua fuga alla ricerca di identità e vita piena, ma guarda a quello che gli è successo, ricorda, racconta, dialoga con gli altri personaggi e con se stesso illudendosi che le cose possano cambiare per giungere alla conclusione consapevole – la stessa del romanzo naturalmente – che nulla può’ cambiare. La messa in scena è a tratti onirica, a tratti molto realista, ma anche intima, in cui il monologo diventa flusso di coscienza. Molto ben interpretato.

C’è tutta la filosofia di Pirandello sull’ essere e l’apparire. Sul diventare uno nessuno e centomila, secondo gli occhi di chi ci guarda. L’adattamento scenico è di Giuseppe Manfridi, autore romano molto conosciuto, la regia di Federico Vigorito.
Con Camillo Ciorciaro recitano Roberta Azzarone, Valerio Camelin, Rita Costantini.








23 novembre 2017   Potenza   -   MDLSX di Motus
I Motus tornano in Basilicata - al Teatro Stabile per la nona edizione del Festival città della 100 scale - con uno spettacolo che sorprende, e non solo per l'argomento, scomodo ma moderno e attuale, che affronta: quello dell'identità di genere e della crescita personale.

Una sceneggiatura che fa riferimenti più o meno impliciti ad altri lavori artistici. Quasi un collage, per raccontare una storia che rispecchia il vissuto di Silvia Calderoni performer e dj, attrice totem di Motus da dieci anni.

In scena la vicenda di Calliope, ermafrodito, nato maschio in corpo di donna e delle sue peripezie. Dagli esami medici per l'accertamento del genere, alla fuga, dalle umilianti esibizioni burlesque, al ritorno a casa, tra autostop e stazioni di polizia.

Un'opera trascinante, senza paura o false reticenze, realizzata con pochi elementi, alcuni oggetti di scena, una microcamera che registra le pulsioni dell'attrice, un piccolo schermo/specchio, frammenti di video familiari.












23 novembre 2017   Potenza   -   37 anni fa
La data del 23 novembre 1980 è da 37 anni indicata come lo spartiacque del cambiamento in Basilicata, quando le parole d' ordine erano ricostruzione, sviluppo, lavoro.
Da allora, la nostra regione ha mutato volto e ha sperimentato successi e nuove cadute.

All'indomani del terremoto sono stati investiti dallo Stato oltre 3500 milioni, di cui 3000 per abitazioni e infrastrutture e circa 500 per il finanziamento delle aziende industriali.
La ricostruzione abitativa è praticamente finita, anche con buoni risultati nei diversi centri, anche se lo spopolamento progressivo - in molti casi - non ne ha consentito l'utilizzo.

Del processo di industrializzazione post terremoto rimangono un'occupazione risicata e molti capannoni vuoti. Nelle aree industriali del terremoto lavorano in circa 2700, a fronte dei 6000 posti ipotizzati. Delle 107 aziende finanziate ne rimangono una cinquantina. 30 non hanno mai aperto, quelle fallite sono state riassegnate o occupate abusivamente. Emblematica la "Sinoro": non ha mai prodotto nulla, ha tre fallimenti e 4 cambi di ragione sociale alle spalle e due condanne per truffa e bancarotta. Oggi sono circa 100 i capannoni finanziati dalle leggi 219, 488 e 64 non utilizzati.
Un patrimonio immobiliare che vale almeno 200 milioni. Ma ci sono anche "Ferrero" a Balvano e "Barilla"a Melfi, ancor oggi unici fiori all'occhiello di quel processo di sviluppo industriale. La Parmalat, invece, non c'è più. Le apparecchiature da Vitalba sono state trasferite in Veneto alla "Vicenzi". Qui in Basilicata sono rimasti 120 disoccupati, nonostante i successivi tentativi di riconversione. Nemmeno uno stabilimento è stato riutilizzato con le nuove norme.

Poi sono arrivati Fiat e Eni. Auto e Petrolio. A innestarsi su uno sviluppo post sisma. Mai davvero decollato




24 ottobre 2017   Vaglio di Basilcata   -   L'intervista impossibile a Leonardo ad Vinci
La vera storia di Leonardo da Vinci, a teatro.
Al Museo delle antiche genti di Lucania a Vaglio di Basilicata, l'anteprima assoluta dello spettacolo.

L'attore e doppiatore Gianni Quillico intervista, per 70 minuti ininterrotti, una perfetta copia di Leonardo da Vinci.
E' Massimiliano Finazzer Flory attore, drammaturgo e regista teatrale, in un travestimento ineccepibile, non solo negli abiti rinascimentali, ma anche nella ricostruzione del volto dello scienziato.
Una messa in scena suggestiva nel museo, che ospita il presunto autoritratto del da Vinci.

una formula teatrale particolare quella dell' intervista impossibile, che da vita - in questo caso attraverso una drammaturgia che si rifà ai testi di Leonardo - alla vera essenza del teatro.

L'intervistato parla in lingua rinascimentale, risponde a domande sulla natura, sull' evoluzione della vita, sul pensiero umanistico e scientifico, sul rapporto tra arte e scienza.

"Essere Leonardo da Vinci", mira a questa piena identificazione tra attore e personaggio. Una compenetrazione piena che lo aiuta a spiegare la vera personalità di quello che nel Rinascimento fu un vero genio, che seppe conciliare umanesimi e scienza.

Finazzer Flory mette in scena l'anima di Leonardo da Vinci tenendo insieme nella sua opera il punto di vista dell'artista e dello scienziato.

Lo spettacolo - nato a Londra nel 2012 come lettura scenica, ha avuto diverse rappresentazioni internazionali e si appresta ad un tour mondiale, che finirà nel 2019









22 ottobre 2017   Pignola   -   Un mulino da riscoprire

Un mulino ad acqua. Rinato grazie alla passione e tenacia dei suoi proprietari. E’ il “Mulino Cornaleto”, che prende il nome proprio dalla ricchezza - nel bosco di Ponte Mallardo di Pignola (Pz) - di arbusti di corniolo, un albero dal legno molto resistente all' usura, con cui sono state costruite anche alcune parti del mulino originario.
Lo fece realizzare, nel 1804, il barone Lombardi. Sulle montagne lucane - all' epoca - c'erano almeno 800 mulini del genere. Questo di Cornaleto è uno dei meglio conservati. Ha un' alta torre - 9 metri circa - da cui si incanalava l'acqua del torrente Fiumicello, per precipitare nell' invaso sottostante, dove il meccanismo veniva azionato da ruote orizzontali. Le ruote orizzontali si utilizzano dove è possibile incanalare le acque in modo da creare un piccolo invaso; le ruote verticali si utilizzano in alta montagna, dove l’acqua è poca e va utilizzata a cascata.

Restaurato nel 2005, con grande accuratezza e nel rispetto delle tecnologie originali, su un progetto della soprintendenza dei beni ambientali, è uno degli ultimi scrigni scoperti dal FAI nel potentino ed è aperto alle scolaresche, ai turisti, agli appassionati di storia e natura.

Il mulino – passato nella proprietà dello Stato negli anni del fascismo – ha funzionato fino al 1962, quando Giuseppe Mancuso, l' ultimo mugnaio che abitava con 8 figli in 45 metri quadrati e in condizioni non proprio agevoli, lo abbandonò.
Lo ricorda ancora Pietro Cammarota, erede della famiglia che lo acquistò nel 1968 dopo qualche anno di fermo.
Il papà di Pietro era mugnaio, aveva lavorato in grandi mulini del Nord. Ecco perché i figli, oggi, hanno voluto recuperarlo in suo ricordo, ma anche per farne un bene aperto al pubblico e da destinare ad uso didattico.
Il mulino è strutturato su due livelli. Al piano superiore si trovano due coppie di macine in pietra, una usata per macinare il grano e l'altra per il mais. Nel piano inferiore, il meccanismo che muove tutto l'ingranaggio superiore.
Oggi alcuni lavori edilizi vicino al torrente impediscono all' acqua di raggiungere la torre, infiltrarsi e arrivare nel piccolo invaso sottostante, a livello delle ruote. Ma, anche se - per ora - l'acqua non si vede, il posto incuriosisce e incanta. Racconta una storia contadina fatta di sacrifici, lavoro e anche di ingegno, che ha attirato anche il fai e i suoi piccoli ciceroni



6 settembre 2017   Potenza   -   Chi è Hillary Clinton? - a confronto con Oliviero Bergamini
Chi è Hillary Clinton?
A questa domanda cerca di rispondere Oliviero Bergamini, caporedattore della Redazione Esteri del Tg1 nel suo ultimo libro.
Il giornalista, in partenza per New York, da dove invierà le prossime corrispondenze per la Rai ne ha discusso a Potenza, con una platea di colleghi

Un personaggio controverso, sfuggente, costruito. Donna cinica e fredda. A volte bugiarda. Pronta a tutto pur di conquistare il potere, che, per lei, ha voluto dire riscatto sociale.

Una biografia della Cliton, quella tratteggiata da Oliviero Bergamini - grande esperto di cose americane - che ne descrive la scalata, per definirla - alla fine - "un enigma americano".

Dalla nascita nei sobborghi di Chicago, alla contestazione degli anni '60, all' università d'elite, all'incontro fatale con Bill. E poi, la costruzione della carriera professionale e politica. Prima First Lady - impassibile di fronte alle relazioni vere o presunte del marito; poi Senatrice, Segretario di Stato, candidata alla Casa Bianca fino alla sconfitta contro Donald Trump.
Perché ha perso Hillary? Che peso hanno avuto i suoi errori materiali, nell'uso della email sbagliata? Quanto ha contato la sua aria distaccata e superiore?
Sono altri quesiti, a cui il giornalista ha dato una propria interpretazione ripercorrendo i tratti politici del personaggio, il suo rapporto con la società americana, con le lobbies economiche, con le donne, con il partito democratico.

Un excursus affascinante, fatto anche sul filo della comunicazione.
Cosa sono davvero i media fake news? Come li usa Trump? Come si adatterebbero alla società italiana?

Un dibattito avvincente e proficuo. Per Oliviero Bergamini anche un ritorno nella città della moglie, la giornalista del tg1 Maria Soave.



20 agosto 2017   Guardia Perticara (Pz)   -   Gli Enotri nel teatro di Ulderico Pesce

Il teatro ispirato dalla Storia della nostra terra.
Ulderico Pesce ripropone, nel borgo lucano sulla valle del Sauro "Enotro da Guardia Perticara all'Italia", lo spettacolo basato sulle scoperte archeologiche dell'area e le leggende locali.

Un'intensa Eva Immediato è Siri. La Principessa - figlia di Enotro - ritrovata nella tomba numero 69 della necropoli di Guardia Perticara.
Il suo abbigliamento è lo stesso con cui era stata sepolta. L'abito da sposa ornato da monili di ambra e bronzo, con un copricapo e una larga cintura, visibile su un manichino al Museo della Siritide di Policoro. Siri - si immagina nello spettacolo - che avrebbe dovuto sposare il greco suonatore di arpa Melanippe, mori' nel giorno del matrimonio. Il suo corpo giace nelle acque del Sauro, in cui amava bagnarsi e giocare.

Una storia basata sulle risultanze archeologiche del ritrovamento enotrio più importante del sud, di cui Guardia era capitale. Voce narrante di questa antica civiltà pre greca - che risale al XVII secolo a. C. - è un pastore al servizio del re Enotro - interpretato da Ulderico Pesce - testimone del cambiamento nella storia, nella civiltà, nell'arte.

L'Enotria aveva anche una regina, qui con un abito rosso - violaceo a simboleggiare la ricchezza delle viti e della produzione del vino, per cui i greci - arrivati sulla costa ionica nel VII secolo avanti cristo chiamarono questo lembo di terra oi notria, terra del vino. sulla scena è Lara Chiellino.

Enotro ha anche un figlio, Italo innamorato di Siri. Non corrisposto va via per fondare l'Italia, come si legge nell'Eneide.

Uno spettacolo che fa rivivere un pezzo di storia. Ancora più suggestivo nella piazza del piccolo borgo, che fu al centro di queste vicende




15 agosto 2017   Miglionico   -   Miglionico, ricordo di una congiura
Gli eventi estivi a Miglionico si incentrano sulle vicende storiche del Paese, con la rievocazione della "Congiura dei Baroni", nel Castello del "Malconsiglio".

A ridosso di ferragosto, Miglionico si trasforma in un borgo medievale e rende protagonista il suo principale monumento, teatro della vicenda storica che lo ha reso famoso.

L'ambientazione è quella della fine del 1400, quando gli spettacoli avevano il loro fulcro nella falconeria, nei pali e le giostre a cavallo, negli spettacoli di strada con tanto di di musica, sbandieratori, mangia fuoco, giochi storici e duelli.

Questo nel corso della giornata. A sera, l'atmosfera diventa più solenne e fa rivivere il dramma della Congiura dei Baroni contro il Re Ferrante D'Aragona che guadagno' alla fortezza il nome di Castello del "Malconsiglio".
Qui i Baroni, per iniziativa di Girolamo Sanseverino, feudatario di Miglionico, si riunirono nel settembre del 1485, per tentare la via della pace con il Re dopo anni di scontri e tradimenti. Un tentativo che non ebbe successo e che valse al castello l'oscura denominazione.

Figuranti in costume d'epoca sfilano nel centro antico di Miglionico verso il castello attraverso mercati medievali e accampamenti. Qui: le drammatizzazioni delle scene d'armi e la rappresentazione della Congiura stessa.

Una rievocazione voluta da Comune e pro loco, molto ben costruita, efficace, veritiera.



9 luglio 2017   Potenza   -   Solidarietà concreta per l’Africa


Il Rotary Club di Potenza ha acquistato per la Parrocchia di Sirimba, nel nord ovest del
Kenya, un appezzamento di terreno coltivabile. Servirà a coprire parte delle esigenze di una comunità poverissima, in cui opera una missione cattolica
4 acri di terreno che hanno già dato - a giugno scorso - il primo raccolto: fagioli e granturco, da destinare, in parte alla mensa scolastica della parrocchia, frequentata da centinaia di bambini, in parte alla vendita, per ricavarne il necessario a pagare gli stipendi di nuovi insegnanti e incrementare la frequenza e l'educazione dei piccoli. Molto poveri. Non sempre in grado di portare il pasto da casa e a cui mancano anche quaderni, penne, matite.

Il progetto rotariano risale al 2013, quando l' allora presidente Renato Maffione conobbe Padre Chrispinus Nakhungu che - nella sua parrocchia - gestisce una scuola e un poliambulatorio. Con gli altri rotariani si decise di aiutare la comunità, con danaro, medicinali, apparecchiature mediche e - nel 2016, sotto la presidenza di Gianni Olita - con l' acquisto del terreno. A lui - prematuramente scomparso a settembre scorso – i suoi amici rotariani - tornati a Sirimba anche con la vedova Daniela per il primo raccolto - hanno voluto intitolare il campo in una ideale prosecuzione della sua azione.
Il club ne ha voluto ricordare l’antica militanza e l'attività degli ultimi anni fino all’elezione a presidente nella pubblicazione “Gianni Olita, l’amico rotariano”, a firma di Franceesco Lacerenza, che ripercorre le tappe di tanti progetti umanitari ideati, sostenuti e realizzati negli anni. Fino a Sirimba. E oltre....
“il Rotary a me ha dato tanto, ha dato amicizia” scriveva Gianni nel suo discorso di insediamento alla presidenza del Club potentino nel Luglio 2016…Un’amicizia che fa resiste. Nei cuori, nei fatti, nei progetti.










7 maggio 2017   Potenza - Melfi   -   La cena dei cretini in salsa lucana
Una commedia celeberrima messa in scena – a Potenza e Melfi - da uno staff teatrale tutto lucano, ma con esperienze nazionali.

E’ la cena dei cretini di Francis Veber, interpretato dal Trio di Cabaret “la Ricotta” , trio conosciuto per le sue partecipazioni a trasmissioni nazionali e film, da Anna Masullo, attrice potentina - ormai da sempre nei teatri italiani, da Gennnaro Tritto e Sara Ceccio, attori melfitani guidati dal regista Gianpiero Francese.

“La cena dei cretini” è una esilarante commedia degli equivoci ambientata in un interno borghese della Parigi contemporanea.
Qui vive Pierre, rampante editore, con sua moglie Cristine - sulla scena: Tonino Centola e Anna Masullo.

Ogni mercoledì, Pierre e i suoi amici organizzano una cena, a cui invitano una persona particolare, da bersagliare con i propri scherzi. Un “cretino”, insomma! Questo determina una crisi tra Pierre e Cristine, che non approva questo tipo di divertimento del marito. Così, va via di casa.

Irrompe sulla scema - a questo punto - Monsieur Pignon, il “cretino a sua insaputa”, invitato alla cena. E’ interpretato da Mario Ierace.
Battute a raffica e tempi teatrali perfetti. Un ritmo serrato per la recitazione dell' attore potentino. Pignon, impiegato del fisco, collezionista di modellini costruiti con i fiammiferi, da poco abbandonato dalla moglie, è un'intelligenza scoppiettante, che - alla fine - riesce a sovvertire le sorti di tutti: di Pierre; della moglie scambiata per l'amante e indotta ad andare via una seconda volta; dell'amante, una cultrice di filosofie orientali piuttosto svampita che - alla fine - rinsavisce e capisce di essere solo stata usata da Pierre; dell'amico romanziere a cui Pierre aveva soffiato la fidanzata e che riscopre – con l'amico - la complicità, fino al sovvertimento della vita del suo collega Lucienne, esattore del fisco, che - per una serie di equivoci - scopre di essere a sua volta tradito.

La storia è nota, ha ispirato anche film cinematografici. Buona la messa in scena: nella scenografia, nei costumi, che caratterizzano i personaggi, nell'adattamento dei dialoghi.
Una prova attoriale importante per il trio potentino, che si cimenta con un testo internazionale, adattandolo alla propria comicità.
Una commedia rappresentabile ovunque, che consente allo staff lucano di proporsi anche fuori dai confini regionali




13 marzo 2017   Potenza   -   Fa' afafine - la favola contestata

Uno spettacolo di teatro ragazzi, che già prima del suo arrivo sulle scene ha suscitato polemiche e dibattiti.

E’ "Fa afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro", prodotto dal Teatro Stabile d' Innovazione del Friuli Venezia Giulia e dal Teatro Biondo di Palermo. Un testo di Giuliano Scarpinato, che racconta la crisi di crescita e di indentità di un bambino, che un giorno si sente maschio, l'altro femmina.

Un lavoro delicato che autore regista e interprete - un bravissimo Michele Degirolamo – hanno saputo trattare con leggerezza, come una favola.Uuna macchina teatrale ben congegnata, in cui il sogno si esplica nei suoni, nei colori, nelle forme delle fantasie di una ragazzino.

Il protagonista è Alex. Sta nella sua stanza con i suoi giocattoli - bambole, peluches, palloni, maschere - e fantastica di incontrare Elliot, il suo amico che torna dall' Irlanda e che lui ama di un amore speciale. Tanto da aver ritagliato per lui tanti cuori. Vuole accoglierlo, al suo ritorno, con un abito speciale e sogna di andare a vivere con lui a Samoa. In quest' isola lontana, infatti, ci sono i fa’afafine, ragazzi che non si classificano nel genere femminile o maschile, ma in un genere fluido e vengono comunque inclusi nella società . Alex vuole essere un fa’ afafine, per sentirsi accettato dalla Scuola, dagli amici, dalla famiglia. Alex e Elliot - si intuisce - sono vittime di bullismo e non vogliono più andare a scuola.

In primo piano sulla scena c'è solo il protagonista. Elliot è solo nominato. I genitori di Alex gli parlano dal buco della serratura della porta chiusa a chiave. Passano dai rimproveri, alla preghiera, al dialogo. Si pongono sul suo stesso piano e - alla fine - Alex si sente accettato, si veste per andare a scuola sovrapponendo vestiti maschili e femminili e con nello zaino bambole e peluches apre la porta. Esce, si sente di nuovo parte di famiglia e Scuola.

Una favola moderna per parlare di diversità e specificità della persona. Un teatro nato per l'infanzia, pluripremiato, in giro per l’Italia da due anni, che ha creato qualche polemica su un tema comunque attuale, a cui i ragazzi rispondono incantati dalla macchina teatrale e dal racconto di una storia che scandalizza senz'altro più gli adulti - con le loro sovrastrutture - che i bambini che in Alex vedono solo un loro simile. Un bambino e basta.
Uno spettacolo interessante, delicato, con questo giovane attore davvero straordinario




13 marzo 2017   Potenza   -   "Le chiavi di Casa" in un cortometraggio di USB

Il progetto di residenzialità breve "Le chiavi di casa", ideato e realizzato per verificare le reali possibilità e capacità di vita autonoma delle persone con disabilità intellettiva, è - ora - raccontato in un cortometraggio, realizzato dall' agenzia Ufficio Stampa Basilicata. Protagonisti: 4 ragazzi, che hanno preso parte al progetto e un attore potentino, Vincenzo Lauria.

Imparare a pianificare tempi, spazi e risorse per gestire la vita domestica quotidiana in una casa nuova e in assenza dei familiari. Era questo l'obiettivo,pienamente raggiunto, delle 6 associazioni ideatrici del progetto finanziato dalle Fondazioni "Con il Sud" e "Avisper" e dai comuni di Potenza e Melfi, per un costo complessivo di 66.950 euro.

Il cortometraggio - che è anche su youtube - descrive alcune situazioni a cui i ragazzi hanno dovuto far fronte nei week end in cui - in gruppi di 4, guidati da un educatore e con l'aiuto dei volontari - hanno dovuto organizzarsi e gestirsi, in due appartamenti di Potenza e Melfi, senza i genitori.A questi ultimi il progetto offre un sostegno psicologico, per favorire il processo di allontanamento o separazione dai propri figli adulti. Una sorta di anticipazione del "dopo di noi", ora supportato da una legge dello Stato.

L'idea è nata nel 2014, ha avuto una fase di preparazione per genitori figli e operatori. Le prime esperienze di residenzialità, due al mese per ogni gruppo, da febbraio 2015. 32 le persone con disabilità intellettiva e psichiatrica coinvolte.

Un'esperienza che non può concludersi qui. Il cortometraggio viene presentato in questi giorni ai responsabili dei Comuni e della Regione, perché comprendano la validità del progetto per questi ragazzi e trovino le risorse necessarie a consentirne la prosecuzione.




13 marzo 2017   Potenza   -   Immigrazione, Cultura, inclusione - Il libro di un immigrato a Matera
Si intitola "Africanità " il saggio pubblicato da un immigrato senegalese, stabilitosi a Matera. Un appello ai suoi stessi connazionali a non perdere la propria cultura d'origine, nonostante immigrazione e colonialismo. E’ stato presentato a Potenza per iniziativa dell' Ucsi, l'UnioneStampa Cattolica di Basilicata.

Pape Gora Tall ha voluto iniziare con una preghiera nella sua lingua la presentazione di questo saggio, in cui con tanto di documentazione e bibliografia sostiene che è necessario, da parte degli africani, non perdere le proprie radici, pur aprendosi all' Occidente e al mondo.

Pape Gora Tall risiede a Matera da 6 anni, dove è arrivato con moglie e 4 figli, dopo un lungo peregrinare in varie città. Come tanti suoi connazionali vendeva borse e braccialetti, ma lui - ha spiegato - cercava il contatto, la relazione umana, la conoscenza degli altri e la possibilità di trasmettere la propria cultura. Ha pensato – così - di sostituire le borse con i giornali e, poi, con i libri. Oggetti che lo aiutavano a dialogare. Ora si occupa di mediazione culturale - all' incontro hanno preso parte alcuni ragazzi ospiti di una comunità in val d'agri - e porta la sua esperienza nelle scuole lucane.

Alla partenza dal Senegal ha interrotto gli studi in lettere e ora la sua passione ritorna, anche con la scrittura. Un incontro proficuo a cui anche i giovani immigrati da più parti dell' africa hanno portato la propria esperienza. Dalle autorità presenti rassicurazioni sulle azioni attive per l' accoglienza e l'integrazione, con la formazione e l' utilizzo dei primi voucher per il lavoro. Senza dimenticare da dove si arriva, per conservare e divulgare, nel rispetto di quella altrui, la propria cultura, nel rispetto delle diversità.







23 febbraio 2017   Francavilla in Sinni   -   Ottavia Piccolo. Enigma
Una storia di teatro civico e poetico con Ottavia Piccolo in "enigma, niente significa mai una cosa sola", di Stefano Massini. In scena con la grande attrice italiana - che dello spettacolo è anche produttrice - Silvano Piccardi in una storia di attualità, con un profondo significato storico.

Lei è¨ Ingrid, lui è Hilder. L' ha soccorsa per strada e ora si trovano nella casa di lui. A Berlino, 20 anni dopo la caduta del muro.

Uno spettacolo di teatro civile che narra con realismo e poesia la vita nella Germania riunificata, dopo il 9 novembre del 1989.
Caduto il muro - che aveva diviso una città, ma - di fatto - il mondo intero - vite, esperienze, certezze, lutti e speranze, si frantumano, si incontrano, si mischiano.

E’ una storia pirandelliana, in cui nulla è quello sembra. Tutto è vero e falso al tempo stesso. Di qui il titolo del lavoro.
L'interno è uno spazio unico comprensivo, dove cumuli di riviste e libri si ammassano un po' dappertutto nell' incuria generale. Il simbolo della fine delle certezze e del confronto con il mondo aperto. Eppure ci sono degli elementi che risaltano e sono rossi: una crepa dove prima c'era un quadro ora rimosso, due fascicoli, la maglia indossata da Ingrid. Il rosso è l' indicibile, il non detto, il nascosto, il pruriginoso, il dietro le quinte.

Ingrid e Hilder descrivono una realtà, che si rivela, sempre altro da se. Ma loro chi sono? Qual è la loro vera relazione? Sono davvero quello che dicono di essere? Il loro è uno scambio, un dialogo, o un reciproco interrogatorio? Tutto questo crea un enigma.

Ingrid e Hilder si confrontano e affrontano e lo spettatore è chiamato di volta in volta a decifrare il senso della vicenda, sia personale, che collettiva, che lega i due personaggi, che svela i loro caratteri e la natura complessa della loro relazione. E c' è un continuo ribaltamento dei ruoli, di vittima e carnefice. E’ un gioco teatrale, che coinvolge chi guarda e invita a decifrare l' enigma delle due vite non sempre chiare di Hilder e Ingrid, ma anche il senso più ampio della storia. Man mano che il dialogo procede emerge la grande accusa all’esperimento fallito che fu Berlino Est, poi boomerang abbattutosi sul comunismo. Il dialogo è scandito e ritmato dalla bravura dei due artisti, razionale e preciso lui, appassionata e di grande forza recitativa lei.






21 febbraio 2017   Potenza - Matera   -   Albania casa mia, una storia vera di emigrazione
Teatro civico e poetico al tempo stesso. È il bellissimo intenso monologo, che racconta una storia vera, che è la storia dell' attore in scena.
Lui è Aleksandros Memetaj, 24 anni, albanese, che vive da sempre in Veneto. Lo spettacolo è in giro in Italia - e poi andrà all'estero, in America - con il teatro dell'argot di Roma. Un tour che ha toccato anche il Teatro “Stabile” di Potenza e la Casa Cava di Matera.

"Albania casa mia", il testo è dello stesso Memetaj, per un'ora intensissima lascia tutti con il fiato sospeso. Con grande forza narrativa, racconta del suo arrivo in Italia, da clandestino di soli sei mesi, in un viaggio rocambolesco con i genitori, partiti da Valona alla volta di Brindisi, su un peschereccio e arrivati in Italia - da cui già precedentemente il padre era stato espulso - dopo un viaggio pericoloso, iniziato sotto il tiro dei cecchini albanesi e finito sotto quello della polizia italiana.

La vicenda risale al 5 febbraio 1991, dopo la caduta del regime comunista, quando il malcontento del popolo si espresse con manifestazioni, distruzione dei simboli dittatoriali ed esodi di massa. Migliaia di persone cercarono di scappare verso l' Occidente dai porti di Valona e Durazzo. Tra loro c' era Alexander Toto, sua moglie Betty, suo figlio Aleksandros, 6 mesi.

“Albania casa mia” è la storia di un figlio che crescerà lontano dalla sua terra, in Veneto, a cui non sentirà mai davvero di appartenere.
E’ la storia di un padre e dei sacrifici fatti per evitare di far crescere suo figlio nella miseria di uno Stato che non esiste più.
E' anche una storia di patriottismo, di valori, di un amore sviscerato per una terra in cui non si è mai vissuti, ma in cui si è nati.

E’ un inno d' amore alla propria terra questo lavoro, ma è anche - e soprattutto - un simbolo, una storia di emigrazione, come ce ne sono tante, ce ne sono state e sempre ce ne saranno. E’ una storia di integrazione difficile, ma riuscita.

Lo spettacolo narra - nella prima parte - l' infanzia di Aleksandros in Veneto, costellata di piccoli episodi di razzismo, come può succedere tra bambini, ma anche di una progressiva integrazione.

La seconda parte, narra la vicenda del padre, che ostinatamente torna in Italia con il figlioletto febbricitante tra le braccia. Uno sbarco da clandestini verso una nuova vita. Un teatro che racconta una storia vicinissima noi nel tempo e nello spazio. Una storia viva .

Prima dello spettacolo un elemento importante di comunicazione teatrale. Aleksandros non vuole sipari. Attende, paziente, sulla scena, che tutti gli spettatori prendano posto.
Instaura, così, un' immediata familiarità e interazione con il pubblico, anche se parla italiano, veneto, albanese. Il racconto scorre. Parla di immigrazione, di integrazione, di una storia universale, che si ripete. uno spettacolo di grande forza emotiva, di grande energia. un monologo appassionato e di grande efficacia.



10 febbraio 2017   Napoli   -   I vescovi, i giovani, il lavoro
I vescovi del Sud e l' attenzione per i giovani.
A loro è rivolto il documento finale del convegno di Napoli, che ha riunito il clero meridionale. Alla stesura ha partecipato anche il vescovo metropolita della diocesi di Potenza Monsignor Salvatore Ligorio, che - nel suo intervento - ha posto l'accento sulle criticità e sulle possibilità di lavoro in Basilicata.

"Il lavoro in Basilicata c'è, è possibile farlo sviluppare, puo' generare altro lavoro". E' l'incipit del discorso di monsignor Ligorio che - pur rilevando la presenza di lavoro nero, caporalato, sfruttamento degli immigrati, ha fatto riferimento a tante aziende sane e in regola, che possono aiutare lo sviluppo e dare ai giovani opportunità, in una regione che vive il dramma dell'emigrazione intellettuale. A parte la Fiat - che ha dato un po' di respiro all' occupazione - la Basilicata rischia - secondo Monsignor Ligorio - di diventare preda di compagnie petrolifere, che sfruttano il sottosuolo e poco danno in cambio per uno sviluppo autentico e duraturo, con conseguenti danni ambientali, che non sono certo ripagati dalle royalties, spesso impiegate per altri scopi". Un attacco duro, per chiedere un impiego diverso delle royalties, in progetti di sviluppo autopropulsivo e di promozione dell'autoimpresa. La chiesa lucana si muove in questo senso con il "Progetto Policoro", che - in Basilicata, al momento - da lavoro a 300 persone. Realizza opere nell'ambito di cooperative, imprese, microcredito, reciprocità Nord Sud. E al suo interno il vescovo ha annunciato la nascita di un Osservatorio Permanente per l' orientamento al lavoro, che registri le buone prassi sul territorio, intercetti le opportunità offerte dalle leggi nazionali e regionali come dai fondi europei, aiuti i giovani nella progettazione.

L' appello è alle istituzioni e alle organizzazioni professionali ad aprire il dialogo e la collaborazione



4 febbraio 2017   Potenza / Moliterno / Oppido / Satriano   -   Iaia Forte è Tony Pagoda
Breve tour lucano per Iaia Forte, nei panni maschili di Tony Pagoda, personaggio creato dal Premio Oscar Paolo Sorrentino.

Una recitazione appassionata, convincente. Una donna in panni maschili, calata perfettamente nel personaggio, senza sbavature.
Iaia Forte torna a confrontarsi con la scrittura di paolo Sorrentino e interpreta - con la sua innata napoletanità - questo cantante latin lover ante-litteram, dell'estrema periferia partenopea, che ha girato il mondo. E’ diventato cinico e spregiudicato, ma, in fondo, rimane fragile e bisognoso di non perdere le sue tradizioni, le sue certezze, la sua terra. Fino allo strappo finale.

La scenografia allude ai locali notturni frequentati da Pagoda, prima in America - dove si è esibito con Frank Sinatra, poi - in questa seconda parte del romanzo di Sorrentino “Hanno tutti ragione” - nella provincia del centro Italia, dove arriva da New York, per il concerto del capodanno 1980 in un locale di Ascoli Piceno.
Donne, alcool droga sono le sue muse; i suoi cavalli di battaglia gli standard degli anni ‘60. Con romanticismo e ironia parla della sua vita, delle sue passioni, dei suoi rimpianti. Poi torna a casa, a Napoli, ma anche qui è tutto cambiato.

Ecco, allora, la decisone.
Si cambia ancora.
Si va in Sudamerica.
Una scrittura visiva quella di sorrentino, che attraverso il monologo e pochi dialoghi - riesce a raccontare una vita. E chissà, magari l' attrice napoletana sceglierà di raccontarci anche la nuova vita di Pagoda in Brasile, cosi come nel romanzo.
Ma questo, se ci sarà, sarà un altro spettacolo!



24 gennaio 2017   Potenza   -   Eva Immediato fa rivivere Frida Kahlo

Eva Immediato, giovane attrice lucana, privilegia il teatro al femminile, con personaggi veri, forti, di grande personalità.
La rivedremo a breve, nella stagione teatrale potentina in "Se le bambole potessero parlare"; l'abbiamo già vista - invece - allo Stabile di Potenza – nell’ambito del Trend Winter – in un intenso lavoro sulla vita della pittrice messicana Frida Kahlo.

"Assassinata dalla Vita Frida e il suo rabbioso Amore", questo il titolo del monologo scritto e diretto da Ilaria Di Bari.
Sulla scena Eva Immediato indossa un abito etnico, a cui, di volta in volta, basta cambiare un accessorio per introdurre lo spettatore nel dolore, nella passione, nella gioia di episodi particolari. In scena per oltre un'ora, narra con trasporto e forza recitativa le vicende sentimentali, erotiche, artistiche e di vita di questo personaggio cosi controverso. Niente scenografia, solo una sedia e una toilette per il trucco; alle spalle, un quadro della pittrice a cui Eva Immediato si è ispirata per entrare nella sua intimità. Eva-Frida si descrive come esempio di amore, passione, forza, coraggio e gioia di vivere. Narra episodi tragici, che le hanno sfigurato il corpo e l'anima; narra del suo amore per Diego Rivera, sposato due volte; dei tradimenti; delle esperienze amossessuali; della sua pittura; dei difficili rapporti con la famiglia di origine.

Uno spettacolo "intimo", di confessioni della donna: oltre all’artista, una moglie, una sorella una figlia. Uno spettacolo introspettivo, un grido alla vita che da speranza, che dona amore incondizionato a chiunque abbia voglia di ascoltare.

Come in altri spettacoli dell'attrice di Lagonegro si parla di donne che hanno saputo distinguersi. Eva ha portato in scena, ad esempio la vita di Monna Lisa, che tradizione vuole sia morta a Lagonegro, da dove passava in viaggio con il marito. Lagonegro è anche la città di Eva, che sulla scena è stata anche bambola di strada, brigantessa, regina. Di tutte queste donne ha amato raccontare le incertezze, i dubbi, le paure. Le loro passioni travagliate e devastanti. Ora Frida. Un personaggio incredibile, una Donna forte e impetuosa, tutta carne, sangue, pancia, passione, essenza.






13 gennaio 2017   Potenza   -   Il Vangelo secondo Antonio - l' alzheimer secondo Scena Verticale
Allo “Stabile” di Potenza, il ritorno di Dario de Luca della compagnia calabrese “Scena verticale”, con un toccante spettacolo sull' alzheimer. Protagonista: un sacerdote che man mano perde memoria e facoltà cognitive. una messa in scena intimista e coinvolgente, che affronta un tema spinoso, ma attualissimo, quello della convivenza con una persona malata e della gestione di una
malattia cosi grave

"Il Vangelo secondo Antonio" è interpretato da Dario De Luca, attore calabrese, autore del testo e regista dello spettacolo.

Don Antonio è un sacerdote attivissimo, in parrocchia, nel sociale, nell' accoglienza, nel rapporto con la curia. Un prete in prima linea che - d' improvviso - deve fare i conti con la malattia, una delle più
terribili, che colpisce non solo in età avanzata.

Dario De Luca ha incontrato l' alzheimer nella sua esperienza di vita, tra le sue conoscenze, e ha pensato di raccontarlo. Nel documentarsi, un medico gli ha parlato di un sacerdote che - perso ogni riferimento con la realtà, sull' altare, durante la messa, aveva mangiato tutte le ostie dell' Eucarestia, invece di distribuirle. Una scena plastica, inserita poi nello spettacolo.

Costruito molto sulla luce, a creare atmosfere caravaggesche e a riprendere quadri della tradizione artistica cristiana, il lavoro parla ai cuori, racconta una vicenda umana e religiosa, di dolore e introspezione. accanto al parroco: la sorella - perpetua, dal carattere rude, una bravissima Matilda Piana, e un giovane candido diacono - Davide Fasano - che tentano invano di comunicare con una persona troppo cambiata.

Anzianità, malattia, religiosità, sono gli ingredienti per narrare la storia con grande poesia. Uno spettacolo a tratti anche comico, che commuove profondamente, che fa riflettere, che fa temere il possibile incontro con la malattia. Quando l' alzheimer colpisce la mente brillante del sacerdote, i congiunti si muovono a tentoni, su un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock.

Nella nebbia, don Antonio perde i riferimenti, ma trova la sua spiritualità, la radice della sua fede, il suo proprio vangelo. torna alle origini e trova cristo in un rapporto nuovo, filiale, di tenerezza di abbandono e di speciale comunicazione.

Uno spettacolo delicato, a tratti comico, che conferma la grande professionalità e sensibilità artistica dell'autore




9 gennaio 2017   Potenza   -   Amleto secondo Fortebraccio Teatro

Un “Amleto” riscritto da una riscrittura. Un'opera frammentata, che non perde i temi shakespeariani, ma si propone in una veste tutta sperimentale. E’ l' “Amleto” messo in scena a Potenza, per il Festival città delle 100 scale dalla compagnia Fortebraccio Teatro

Il dubbio amletico fa da filo conduttore anche a questa riscrittura di Roberto Latini, che - da solo in scena - riporta in vita, in maniera del tutto nuova e sperimentale, il principe danese shakespeariano. Lo fa ispirandosi ad un'opera della fine degli anni '70 “Die Hamletmaschine” di Heiner Muller. Roberto Latini torna a Shakespeare con gli occhi di Fortebraccio, l' architettura di Muller, su un palcoscenico sospeso, tra l'essere e il sembrare. Ma sempre con lo sguardo sul contemporaneo.

In questa messa in scena tutta sperimentale Di Heiner Muller si conserva la struttura, la divisione per capitoli o ambienti e - al centro del palco - un dispositivo scenico, una sorta di giostrina su cui far salire tragedia e commedia insieme. Ci si accosta ad Amleto trattandolo come un classico del nostro tempo. Si riflette sulla vita e sul teatro, e si va al di là, in una ricerca che è culturale e politica.

I personaggi di Amleto rivivono di un loro movimento autonomo, vanno oltre Shakespeare, in uno spazio visionario, ma nel quale la loro tragedia diventa ancora concreta e parte della nostra storia recente.
Roberto Latini compone uno spettacolo che cerca di utilizzare l'opera del regista tedesco, facendone una macchina in grado di essere affermazione del presente. Il carattere esemplare di Amleto passa nei canoni e si riversa nelle esperienze individuali

Fortebraccio non appare se non dopo la morte del principe e nella sua storia non c'è più spazio d' azione. Amleto diviene l'Amleto, l'indagine conoscitiva può procedere oltre i confini dell'opera. Latini va al di la del proprio stesso teatro, lo interroga, lo supera, lo libera.

Un' opera intellettuale, da assaporare, da vivere anche emotivamente nei colori, nei suoni, nella presenza scenica, che - spesso - è solo una maschera o una macchina.



7 gennaio 2017   Potenza   -   Salemme grande mattatore
Vivere di apparenze fianco a fianco, senza davvero conoscersi.
Suscitare invidie rancori emozioni e non saperlo. La vita come un grande condominio, in cui ognuno va per la propria strada, insensibile agli altri, attento solo al proprio tornaconto. Una vita fatta di convenzioni, che perde valori e realtà.

Questo racconta "Una festa esagerata":una commedia teatrale dai tempi perfetti, degna della migliore tradizione napoletana in chiave moderna.
Gennaro e Teresa sono una coppia come tante, lui impresa edile, lei aspirante infermiera con un corso online.
E' il diciottesimo compleanno della figlia e bisogna organizzare in terrazza una festa memorabile, con tanto di cameriere finto indiano ingaggiato da un' agenzia con il jobs act, catering esterno e assessore quasi suocero come ospite d'onore.

Al al piano di sotto, però, Giovanni 92 anni decide di morire proprio il giorno della festa. Bisogna, allora, convincere la figlia single e segretamente innamorata di Gennaro a non annunciare la morte del padre - che poi si scoprirà non essere il padre - fino al giorno dopo la festa. Ne nascono pezzi di grande teatro, degni della tradizione aduardiana, di cui Salemme è stato parte.

Bravissimo il protagonista, bravissimi gli attori, che lo affiancano - Nicola Acunzo, Vincenzo Borrino, Antonella Cioli, Sergio D'Auria, Teresa Del Vecchio, Antonio Guerrieri, Giovanni Ribò, Mirea Flavia Stellato - ognuno con la sua verve tutta napoletana a descrivere quello che siamo, con un non troppo segreto invito a migliorare








12 dicembre 2016   Potenza   -   Caroline Baglioni - la forza del monologo
Caroline Baglioni, giovane attrice e autrice umbra ha scritto “Gianni”, un bellissimo, appassionato monologo, in cui da voce alla disperazione di un uomo affetto da una forte sofferenza psichica, Gianni Pampanini, suo zio, morto suicida.
Uno spettacolo con cui ha vinto i premi "Scenario per Ustica" nel 2015 e In-Box nel 2016

Il testo nasce dall'ascolto di alcune registrazioni. 3 cassette della metà degli anni '80 del ‘900, che Caroline ha ritrovato, nel 2004, in una scatola di vecchi dischi. Le ha ascoltate per oltre 10 anni e ha scritto questo monologo di grande impatto e forza interpretativa.

Sola sulla scena, delimitata da un mucchio di scarpe di ogni genere, Caroline ripropone quella sofferenza, riprendendo le frasi dello zio, che gridavano desideri, gioia, tristezza, disperazione. Appunti di una mente malata e solitaria.
Al racconto si accompagna la mimica, la forza del gesto e del corpo, l' espressività della parola, anche di quella forte, proibita, che serve per inveire contro tutto e tutti.

Usa un linguaggio a volte impastato, balbettante, strascicato, tipico di chi assume psicofarmaci; altre volte urla, invece, chiari, il disappunto, la disperazione. Arriva al limite del delirio.

Nella sua interpretazione Caroline Baglioni si muove concitata sulla scena, in mezzo ad un cumulo di scarpe che sceglie, sposta, indossa. Sullo sfondo: le voci dei telegiornali e le musiche delle canzoni di allora, a introdurre nell' atmosfera della metà degli anni ' 80, che lei non ha mai davvero conosciuto.

L' anima maschile e quella femminile sono simboleggiate proprio dalle scarpe. Ne indossa una da uomo una da donna. E proprio le scarpe tracciano il confine tra i ricordi diretti dell' attrice e il racconto della vita di Gianni, che si fa sempre più incalzante, man mano che si accentua lo straniamento dalla realtà , fino all' epilogo tragico, quando sulla scena rimane - in evidenza - una scarpa da uomo sotto un fascio di luce rossa.

Una vera prova d' attrice e autrice per questa interprete dello Stabile Umbro che ha fatto parte del gruppo del regista napoletano Antonio Latella



10 dicembre 2016   Mantova   -   Gli abiti di Michele Miglionico nelle sale dei Gonzaga

Lo stilista potentino Michele Miglionico ospite ai "Magazzini Aperti on tour" di Mantova, capitale italiana della cultura per quest'anno. Un evento che ha lo scopo di sostenere gli studenti e i giovani fashion designer nelle loro attività formative e nell'incontro con le imprese.

Nell'ambiente delle Fruttiere di Palazzo Te, edificio monumentale del Cinquecento residenza estiva dei Gonzaga, il set dell'evento dedicato ai giovani stilisti, di cui Michele Miglionico è stato ospite d'onore, insieme ai vincitori del Premio Moda Città dei Sassi 2016, Simone Bartolotta e Salvatore Martorana.

Sulla passerella mantovana la collezione di Alta Moda "Madonne Lucane". Quindici gli abiti, tra sacro e profano, che raccontano la Basilicata attraverso modelli che si ispirano alle vesti delle statue, viste proprio nelle processioni della sua terra.
Una storia di amore filtrata con il linguaggio dell'alta moda quella che lo stilista lucano racconta in questa collezione, in cui abbondano pizzi, ricami, pizzi, veli, tessuti e trasparenze delle tradizioni religiose e popolari lucane. Predomina il nero, ma non mancano gli abiti bianchi, d'oro, persino rossi.

Una serata di eleganza, tra tradizione e innovazione, nella capitale italiana della cultura guardando a Matera 2019







9 ottobre 2016   Potenza   -   Festival città delle Cento Scale - un'esperienza di teatro residenziale


Su e giù per le scale mobili di Santa Lucia, le più lunghe d' Europa, che diventano set, che restituisce la quotidianità ai personaggi di Shakespeare, i cui versi risuonano nelle volte
accompagnati dalla musica di Andrea Salvadori.

I loro abiti sono incompleti, ma l' espressione, lo spaesamento, la ricerca della poesia e della verità li fa bene individuare.
Re, regine, buffoni, innamorati, pavidi ed eroi. Escono dalla loro fissità e si mescolano alla gente, nel cuore della città , in un luogo che pullula di vita, per rimettere in scena la commedia dell' umanità cosi come Shakespeare l 'aveva immaginata.

E’ l'opera segreta di Armando Punzo, che ha allestito lo spettacolo in un'esperienza di teatro residenziale durata 10 giorni, con la partecipazione degli attori di H due teatrO, e di 100 cittadini - attori, che hanno preso parte al laboratorio. A loro si sono uniti i cittadini-pubblico, che si sono lasciati coinvolgere nella performance con sorpresa, emozione, incredulità.

Un happening originale, un' installazione collettiva, per riappropriarsi dell'arte e della città, in un luogo di grande bellezza architettonica, divenuto teatro, non più solo di quotidianità!



8 ottobre 2016   Potenza   -   Teatri Mobili - Teatro di figura
Una mano viva, che diventa personaggio. Una mano-burattino, che si anima ed è in grado di mettere in scena uno spettacolo di giocoleria, di magia, di effetti speciali.

Ad animarle Marco Grignani e Federica Lacomba, “Girovago e Rondella”. Girano con i loro “Teatri Mobili”, in speciali autobus- teatro, con tanto di spalti che accolgono scolaresche e spettatori.in questi giorni a Potenza nel piazzale di scambio della stazione superiore, fino al 10 ottobre. Mattinée per le scolaresche e spettacoli per grandi e piccini alle 18, alle 19, e alle 21.per il festival città dei cento scalini

Con loro i figli Tommaso e Rugiada - con il marito Facundo Moreno, trasferiti da Viterbo a Barcellona, per portare la tradizione di famiglia in Europa, con un suggestivo spettacolo di ombre, che si muovono a ritmi gitani.

Un teatro di emozioni e suggestioni nato per i piccoli, che incanta anche gli adulti. Un teatro di figura, ma anche un laboratorio di aiuto terapeutico, almeno nel caso di manoviva, utilizzato nei corsi per la clownterapia nei Paesi Baschi e per la riabilitazione delle mani di disabili e anziani.



16 settembre 2016   Potenza   -   Giardini in Scala

Si chiama "Giardini in Scala". E’ l' installazione artistico-paesaggistica, che disegna - ispirandosi ai giardini di Versailles - le “cento scale” in via Verdi a Potenza, città in cui le scale sono tante, monumentali, antiche, moderne, persino “mobili”. Ognuna un pezzo unico. Originale. A sé.
Un' architettura verticale, che caratterizza il capoluogo lucano e che il Festival città delle cento scale - nelle sue varie edizioni - cerca di valorizzare. Quest'anno: affidandosi alla perizia degli studi “Osa architettura e paesaggio” di Roma e Volumezero, di Potenza.
L' idea è quella di ridurre gli spazi e concentrare sulle gradinate elementi di vita aggregativa insoliti. Una sorta di “appropriazione indebita” degli spazi pubblici, per cui le scale diventano piazze, giardini, parchi, mercati. Luoghi di socializzazione, di cultura, di eventi. Piccole agorà, ma anche luoghi della musica, del relax, dell' intrattenimento.
A metà delle 100 scale c’è la sede temporanea del Festival, che ospita una speciale mostra con le foto delle compagnie e degli spettacoli più¹ significativi delle scorse edizioni.
L'associazione “Basilicata 1799”, organizzatrice del Festival ha realizzato tutto questo con Volumezero, studio di architetti e paesaggisti, fondato da Antonio Graziadei, Alberto Petrone e Gerardo Sassano, con base a Potenza e nuclei di collaboratori e partner sparsi in tutta Italia. L'approccio progettuale di Volumezero prende le mosse dalla ricerca del minimo impatto sul paesaggio, del consumo di suolo zero, del minore spreco di risorse



15 settembre 2016   Matera   -   La danza acrobatica nei luoghi della storia

Li avevamo visti in una delle prime edizioni del Festival città delle 100 scale, volteggiare sotto il Ponte Musmeci, opera architettonica monumentale di Potenza, in cui spazi pieni e spazi vuoti si alternano con forza ed eleganza.

Sono tornati - in questa edizione del Festival - a Matera, futura capitale europea della cultura e città millenaria, in cui questo concetto degli spazi vuoti e pieni, delle case scavate nel tufo si ripropone in chiave urbanistica e storica.

E’- sulla facciata del settecentesco Palazzo Lanfranchi - che la compagnia, fondata negli anni ‘90 da Genevieve Mazin e Fabrice Guillot, giovani coreografi e ballerini di formazione classica e moderna, si è esibita con grande successo di pubblico.

I Retouramont coniugano lo studio della danza e la ricerca architettonica, con finalità didattiche e pedagogiche. I ballerini acrobati giocano con i luoghi delle città, disegnando, nelle loro performance, ideali linee verticali e orizzontali.
Lo spettatore osserva la scena da una prospettiva nuova. Gli artisti, sospesi nel vuoto, costringono a volgere lo sguardo verso punti inconsueti.

Una performance spettacolare, che lascia con il fiato sospeso e che ha dato il via al Festival 2016 nel segno della contemporaneità, della qualità e della internazionalità.



29 maggio 2016   Moliterno   -   Imaugurato il Terzo Museo Aiello


Si va completando, a Moliterno, il Polo Museale Aiello, che, entro fine anno avrà 6 strutture in altrettante case del centro storico.
L' ultimo nato è il Museo permanente d'Arte Contemporanea nel quartiere Castello, inaugurato con un'antologica di Riccardo Dalisi, architetto, designer e scultore di origini potentine.
Tra le opere esposte: le Caffettiere napoletane umanizzate, simbolo di manualità artigiana e portatrici di una storia.
L'antologica sarà visitabile fino al 31 agosto.
Il Museo di Arte Contemporanea si aggiunge a quello del "Novecento Lucano" aperto da aprile 2016 e alla Casa Museo Domenico Aiello, che sarà riallestita dal 18 giugno come Museo dell' "Ottocento Lucano"



21 maggio 2016   Potenza   -   GUM - GIOCO URBANO MOBILE AL PARCO

Sono solo sedie. Sono 102 e ciascuna racconta una storia. Sono state portate al salone dei rifiutati a potenza officina creativa dell'associazione la luna al guinzaglio. Qui sono state addobbate con oggetti che hanno attribuito a ciascuna un significato unico e particolare. Da semplici sedute, sono diventati oggetti interattivi: sedie sonore, rotanti, tattili... con cui i partecipanti hanno modo di "interagire", sollecitando diversi sensi e suggerendo modi d'uso inediti.

Si chiama Gum, acronimo per Gioco Urbano Mobile. E'- in questi giorni al parco DI Montereale di Potenza, poi diventerà itinerante

Si realizza cosi il progetto "Potenza, la città che gioca", un format interattivo, che l'associazione AmeRete porta avanti, da due anni, per stimolare la partecipazione diretta e attiva dei cittadini.

L' installazione rimarrà nel Parco di Montereale fino al 26 Maggio, poi ogni cittadino potrà diventare custode di una o più Sedie, prendendole in affido per giocarci a casa, a scuola, in ufficio, in gruppi associativi.

L'unicità dell'iniziativa è la stipula di un Protocollo con la comunità.
Ad ogni tappa le sedie assumeranno forme e possibilità d'interazione differenti, conservando le tracce del luogo, che le ha ospitate prima.







17 aprile 2016   Potenza   -   Ballatarantella - il video dei Renanera

E'online il video del singolo "Ballatarantella" dei Renanera, a cui la band lucana intende affidare il lancio del nuovo album, prodotto da "Taranta Power", con la direzione artistica di Eugenio Bennato.

Ritmo ossessivo, musica tradizionale e popolare mediata da strumenti elettronici, testo-filastrocca, ripetitivo su terra, mare, vita.
Il brano è ora in un video diretto da Antonio Deodati, produttore della band lagonegrese.

Filo conduttore: la musica, segno di amicizia, di creatività, di rinascita.
Sei i personaggi - interpretati dagli stessi musicisti: Antonio Deodati, Pasquale Laino, Felice Del Gaudio, Alessandro D'Alessandro, Antonino Barresi e la voce solista Una De Rosa. Nel video i sei personaggi - una prostituta, un commerciante fallito, un ladro, un giocatore accanito e un uomo che ha appena avuto un grave lutto - trovano il riscatto alla propria infelicità seguendo l'invito di un biglietto, che arriva misteriosamente in possesso di ciascuno di loro e al cui richiamo non resistono. E' il richiamo dell'Arte, della Musica, che li fa incontrare, conoscere, riunire in una band fino al Concerto, evento artistico, che apre ad una vita diversa.

Solo un assaggio di un album, ispirato dalla canzone popolare del Sud, a cui lo stesso Eugenio Bennato ha partecipato in prima persona. Con molte suggestioni anche teatrali e la collaborazione di Michele Placido, Vittorio De Scalzi dei New Trolls, Leon Pantarei e i Basiliski Roots





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11 aprile 2016   Potenza - Matera   -   La comicità di Ippolita
Due serate lucane per Ippolita Baldini, l'attrice milanese resa celebre dalla trasmissione "Zelig" e dai suoi spettacoli di casa in casa.
A Potenza e Matera, voluta dal Fai Basilicata, ha portato il scena il monologo "mia mamma è una marchesa", titolo assolutamente autobiografico

La voce della madre, nobile decaduta attenta al bon ton e agli standard della sua classe sociale, fa da contrappunto alle azioni, alle decisioni, alle stravaganze della figlia Roberta.

Nove quadri, nove situazioni caratterizzate ciascuna da un costume, da una musica, da un pannello scenografico, per raccontare la vita di questa giovane donna trentenne prigioniera delle abitudini e della convenzioni della sua famiglia, da cui comunque non riesce a staccarsi. sceglie di fare l'attrice, si trasferisce da Milano a Roma, vive per un periodo a New York, si innamora e arriva alle soglie del matrimonio. In un continuo dialogo confronto con la madre, che diventa una sorta di spalla comica della figlia.

Vizi e virtù della nostra epoca, vengono raccontati in sketch che amplificano contraddizioni e insicurezze della protagonista. In un testo ironico e scanzonato, scritto con Emanuele Aldrovandi, che regala un'ora di buon'umore, ma anche una riflessione scanzonata sulla donna e la vita moderna, a qualsiasi classe sociale appartenga....




14 marzo 2016   Potenza   -   A passo di danza
Un ballerino che colpisce in scena per lo spessore emotivo. Cosi Ricky Bonavita, Direttore Artistico, coreografo e ballerino su Yari Molinari, danzatore della sua compagnia, suo allievo in continua crescita.
Yari è potentino e, almeno una volta all'anno, con la compagnia "Excursus" torna nel teatro della sua città, per mostrare - dice - com'è cambiato e cio' che ha imparato.

l' ultima esibizione in: "Scontrincontri" e "power game", coreografie nate da una collaborazione con il centro di ricerche musicali di roma. una proposta tutta nuova, incentrata sulla musica elettronica di Michelangelo Lupone e i costumi di Yari Molinari, con i danzatori Enrica Felici, Francesca Schipani, Valerio de Vita, Emiliano Parazzini, Ricky Bonavita, che firma le coreografie.
Una sperimentazione nella danza contemporanea, che continua per il giovane talento potentino. Una nuova sfida professionale ed artistica.
per lui, un emozionante ritorno a casa. Danzatore eclettico, fantasioso, dalla tecnica impeccabile, Yari è un ragazzo semplice e tenace. Partito da Potenza 16 anni fa, ha raggiunto traguardi importanti: la laurea all'Accademia di danza di Roma e l' ingresso in compagnia. oggi, anche docente al liceo coreutico di Livorno, oltre che nei corsi dell'Accademia.

Nell'ultimo spettacolo, per il pubblico potentino:un cammeo: "Angel", di Ricky Bonavita, con cui, a soli 18 anni, vinse il premio per la coreografia, a Kiev in Ucraina. una danza ispirata, in cui la sinuosità e la tecnica del corpo di Yari vengono davvero esaltate. un' interpretazione intensa, emotiva, che arriva all'anima degli spettatori, li coinvolge, quasi li ipnotizza, attraverso gestualità e passi di danza



17 febbraio 2016   C/da Barricelle di Marsicovetere   -   La VIlla dell' Imperatrice, storia di uno "scavo" e di un "abbandono"

Da quando - nel 2006 - è stata ritrovata, in maniera fortuita durante alcuni lavori dell'Eni in val d'agri, tutti la chiamano la Villa dell'Imperatrice. Nel 2012, lo scavo della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, a buon punto - ha avuto il suggello e, soprattutto, i finanziamenti di Eni e Shell. Ma, da allora, più nulla. I lavori di consolidamento e la prosecuzione dello scavo si sono fermati e la villa vive un abbandono ingiustificato

Si trova nel parco dell' Appenino Lucano, dove natura, innovazione e cultura antica si incontrano senza stridore. Qui i Romani d'età imperiale ebbero ville e dimore. Lungo la via Erculea, che collegava Venusia a Grumentum.

A contrada Barricelle di Marsicovetere - nell'alta valle dell'Agri - è stata ritrovata la villa che appartenne alla potente famiglia del console Lucio Fulvio Gaio dei Brutti Presentes. La figlia Crispina sposò a soli 17 anni l' imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio. Non si sa se l'imperatrice visse mai in Basilicata, ma è proprio la sua possibile presenza che intriga studiosi e visitatori.

Ma questa è anche la valle in cui l' Eni estrae il greggio lucano. Scavando, per interrare i tubi di collegamento al Centro Olio di Viggiano sono venuti alla luce i primi reperti. Una scoperta che ha bloccato i lavori, ha consentito agli archeologi di avviare gli scavi e all' Eni di mettere in sicurezza il sito. I lavori dell' Eni sono stati successivamente realizzati con trivellazioni in orizzontale, per interrare i tubi al di sotto dello strato più profondo dei reperti.

Si è scavato su una superficie di 2300 metri quadrati, ma la villa è almeno 9 volte più grande, estesa verso il fiume agri. L' ampio peristilio delimita la pars rustica, con le stalle e la produzione di lana; e le vasche e gli scoli per la produzione di olio e vino. la parte nobile della villa è ancora tutta da scoprire.

nel 2012, l' intesa tra Sovrintendenza, Eni e Shell, con un finanziamento di 2 milioni 800 mila euro e l' accordo di procedere insieme. Il finanziamento non è stato ancora utilizzato. I lavori che si pensava di ultimare in due anni sono fermi. La villa dell' imperatrice Crispina è stata abbandonata a se stessa. La promessa fruizione turistico - culturale, per ora, tradita!





12 febbraio 2016   Potenza   -   Il tango - canzone di Donatella
Tango passione infinita. Donatella Alamprese, fa ancora un omaggio alle sue origini argentine con un cd concepito come un'antologia di racconti, 13 tracce, in cui ciascun tango è una storia in 3 minuti.

Un disco - tango sin carmìn, tango senza rossetto - punto di arrivo di una ricerca, a cui Donatella Alamprese e il chitarrista Marco Giacomini lavorano dal 2003. Progetti che li hanno portati in giro per l'Italia. l'Europa, fino in Giappone e in Sudamerica, - soprattutto due volte in tour in Argentina, dove è nata la collaborazione con autori e poetesse di Buenos Aires, da cui nascono testi e ispirazione per il disco.

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Tra i brani: i versi di Alfonsina Storni messi in musica da Saùl Cosentino e " El Puente" con le parole di Marta Pizzo e la musica della stessa Alamprese. Una storia contemporanea del tango, che non perde la forza della tradizione.

Tango, poesia, letteratura, storia e tradizione del popolo argentino.
Tutto questo ha raccontato Donatella Alamprese al pubblico potentino nel corso della presentazione del suo cd.

Un ritorno a casa emozionante per la cantante potentina, che - ancora una volta - ha saputo proporre qualcosa di nuovo, frutto di una ricerca ultradecennale

Poesie in musica, voce e chitarra. Vicinissimi al pubblico, in un dialogo aperto e continuo. Cosi Donatella Alamprese ha presentato al pubblico della sua città l'ultima fatica discografica, realizzata con il chitarrista Marco Giacomini.

Una serata intensa, per raccontarsi e raccontare. Sollecitata dalle domande di Eva
Bonitatibus che ha condotto la serata, organizzata da "Gocce d'autore". Agli artisti anche l'omaggio di un quadro dipinto in estemporanea da Pasquale Palese.

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Voce sempre più ferma, interpretazione sempre più intensa, per raccontare - in 13 tracce - altrettante storie di vita. uno spettacolo di tango cantato. A cui non hanno fatto mancare partecipazione attiva tanti cultori del tango della regione

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10 febbraio 2016   Potenza   -   La Geofantastica di Gianluca

Città vere. Con un nome, una storia, una vocazione. Luoghi da cui Gianluca Caporaso prende spunto per dar sfogo alla fantasia, stravolgendo nomi e significati, per raccontare storie nuove.

“Appunti di Geofantastica” è un libro di favole reali o - se si vuole - di cronaca favolistica, in cui tutto è possibile e in cui, ancora una volta, si racconta la città, la costruzione della comunità e della socialità, ma anche il sogno.

Città protagoniste. Dopo i villaggi de “I Racconti di Punteville”, dove tutto si componeva grazie alla punteggiatura, un salto verso la parola, il suo significato, palese e recondito, alla base della storia di una Comunità.

Un viaggio nel mondo della fiaba, che fa il giro d’ Italia. Al sud arriva a a Ischia,
la città dall’ iniziale perduta; a Cosenza, la città senza cose; a Corleone, la città coraggiosi.
In Basilicata, si ferma a Metaponto, la città del mezzo ponte...

Un libro solo apparentemente per i più piccoli. Con una narrazione a più livelli, che, nelle storie fantastiche ed esemplari delle comunità, trova il pretesto per educare e parlare di solidarietà. Un “lavoro” che, in fondo, nasce dal lavoro dell'autore, che si occupa di volontariato e progettazione culturale.

Fantastiche, ma piene di storie e storia, anche le immagini del disegnatore e illustratore Sergio Olivotti, ideatore della "Biennale italiana del Poster".

Giocare con le parole, coniarle, scomporle, farne intravedere i significati nascosti. È ciò’ che Gianluca, in questo libro di fiabe anche per adulti, fa con maestria, intelligenza fantasia. Invitando al "sogno" e invitando tutti, nelle “librerie di viaggio” di tutt’ Italia, ma anche nelle scuole, nei circoli, nei teatri, a mandare idee spunti riflessioni.

Con la promessa di un prossimo viaggio fantastico. Speriamo prestissimo!






6 febbraio 2016   Potenza   -   La Ricerca della Forma - Il genio di Sergio Musmeci, un docmentario per capire
La ricerca della forma. Il genio di Sergio Musmeci".
Dopo l' anteprima al Maxxi di Roma, il documentario sul ponte - monumento di potenza è stato proiettato al Teatro “Stabile”.
Palchi e platea gremiti per una serata di grandi emozioni, con in prima fila il figlio e il fratello dell'ingegnere romano, che - negli anni '70 - progettò' l'opera architettonica

Il documentario parte da un documento con la voce di Sergio Musmeci che, in un'intervista del 1978 rilasciata al professore statunitense Charles Khan parla di una sua prima progettazione di un pont, egli ann ’50, appena laureato. Un ponte, che ha in nuce l’idea che sarà sviluppata a Potenza negli anni ‘70.
E’ solo uno dei preziosi documenti prezioso, portati alla luce dall'approfondita ricerca di tre giovani talenti lucani: la giornalista Sara Lorusso, l'ingegnere Michele Scioscia, la regista Vania Cauzillo, che hanno deciso di unire forze e competenze di tre professionalità diverse, per riprendere, raccontare e divulgare la storia del ponte, che dà accesso alla città. Parallelo a quello romano è una vera opera d' arte e d' ingegno ingegneristico, riconosciuta come tale nel 2003.

Il documentario di 30 minuti è stato realizzato nella start up Effenove, dal tasto del computer che si preme alla fine di una lunga elaborazione per editare l'immagine. Nata con l'avviso #bandoallacrisi della Lucana Film Commission finanziata dalla Regione Baslicata e realizzata in collaborazione con il Maxxi di Roma, l' Ordine degli Ingegneri e il Consorzio Asi di Potenza.
Un racconto affascinante - sottolineato dalle note composte dagli allievi del conservatorio di Matera - che è¨ riuscito a catalizzare l'attenzione dei potentini, che - nel ponte - ormai riconoscono una sorta di moderna loro identità .

Attraverso le testimonianze del fratello, del figlio, dei collaboratori e l' uso della computergrafica, per ricostruire le idee di un ingegnere che voleva fare l'astronomo, si snoda la storia di un ponte, in cui forma e sostanza, calcolo matematico ed estetica si sposano perfettamente in una membrana in cemento armato; quattro campate sottili che scavalcano il fiume, la ferrovia e le strade cittadine; ed in più, con un camminamento interno, scoperto ultimamente anche come set teatrali di compagnie sperimentali.

Il ponte è il simbolo di Potenza.
Dalla sfida di un cantiere degli anni '70, riparte la sfida delle giovani generazioni, che credono nella multidisciplinarietà e nell' innovazione, facendo tesoro dell' insegnamento della storia recente






23 gennaio 2016   Tito Scalo   -   Fiore di Lucania – Inno alla ruralità
Si chiama "Fiore di Lucania". E’ un inno alla ruralità della nostra terra. Una canzone e un video alla cui realizzazione hanno contribuito alcuni tra i migliori musicisti e attori lucani, riuniti in un progetto del Gal Marmo Melandro. E’ stato presentato nel corso di una puntata speciale di Dor - Divertimento di Origine Rurale", gioco condotto da Tonino Centola ogni giovedì nella Sala “le giuggiole” a
Tito Scalo.

Un inno che canta il cibo, la genuinità, i luoghi, i suoni, le parole della tradizione lucana. Racconta in musica e per immagini la bontà, il benessere e la salute. Lo fa attraverso i volti, i gesti, le sonorità di artisti come Graziano Accinni, Renanera, Agostino Gerardi, Cant'Ieri, Danilo Vignola e Gio' Didonna, Suoni di Terranova del Pollino, Basiliski Roots, Antonio Nicola Bruno e Magic Sound, Tiziano Cillis e la comicità del Trio di cabaret “la ricotta”. Tutti a titolo rigorosamente gratuito.

La canzone e il videoclip sono stati realizzati dal centro di produzione televisivo Family Life con il coordinamento artistico di Gianpiero Francese e Giuseppe Marco Albano, il testo di Nicola Manfredelli e Gianni Sileo, gli arrangiamenti musicali di Antonio Deodati

Sette minuti in cui si racconta un territorio, i suoi valori, la sua forza. in un media di forte impatto visivo, di grande ritmo, coinvolgente ed emozionante. Uno strumento che - ora - bisogna divulgare, per parlare di Basilicata attraverso i suoi prodotti, quelli gastronomici e ma anche quelli artistici.

"Fiore di Lucania" ha anche una finalità benefica a sostegno di un progetto di solidarietà, per aiutare chi soffre la fame nel mondo. Un intervento possibile tramite l'invio, ogni anno, di un container di cibo in varie aree geografiche del mondo.



18 gennaio 2016   Potenza - Matera   -   Le strategie Fatali a Teatro

Uno spettacolo in scena da poco più di un mese, che promette bene e che ha già avuto due repliche qui in Basilicata, allo "Stabile" di Potenza e al "Duni" di Matera. Due ore e mezza di buon teatro

E'è "strategie fatali" un lavoro di Paolo Mazzarelli e Lino Musella, autori interpreti e registi, con altri 5 bravissimi attori di una messa in scena complessa, che parla di vita, di teatro, di classicità e contemporaneità.

E'il teatro, la sua essenza, la sua natura illusoria e veritiera al tempo stesso il vero protagonista di questo lavoro che - nel titolo - prende spunto da Baudrillard, nella sostanza si ispira agli insegnamenti di Shakeaspeare. Il bianco e il nero, il bene e il male, l'incontro scontro tra le diversità, ma soprattutto l'importanza della parola. Quella che descrive, che inganna, che ingenera il sospetto e indirizza la verità. Anche quando è falsa.

Uno spettacolo ben costruito in cui - come in Shakespeare - ci sono livelli paralleli di narrazione. storie nelle storie. Quella della compagnia teatrale che prepara una messa in scena di Othello in un teatro di periferia, dove un artista puro, Federico Valente, chiuso in se stesso e al mondo - un bravissimo Marco Foschi - recita ormai poco perché cerca la vera essenza dell' arte.
Qui irrompe il suo vecchio amico di Accademia Alberto Magno, star televisiva, più famoso e meno bravo. E' il contrasto tutto moderno tra tv e teatro, tra apparenza e sostanza, tra immagine e parola. la prima sovrasta la seconda, mercifica la donna, distrugge la verità.

La vicenda si intreccia alla resistenza strenua di un tecnico teatrale gay rimasto a vivere in un teatro chiuso, accanto a una moschea, che le ruspe del consumismo vorrebbero abbattere per costruire un grande ospedale. Ma che rimane baluardo di difesa della diversità, culturale e sessuale e alla ricerca di un quindicenne, che si nasconde al mondo nei meandri del teatro e dell'arte. Una ricerca su cui la razionalità investigativa fallisce.

Uno spettacolo che ognuno puo' leggere e interpretare alla luce delle contraddizioni della vita contemporane. uno spettacolo da vedere!|



17 gennaio 2016   POTENZA   -   L’albero di stanze - di Giuseppe Lupo

Come in un lungo sogno. In cui il pensiero, il ricordo, le speranze, gli avvenimenti reali e quelli desiderati, i volti veri e immaginati, le storie ascoltate e raccontate, si mescolano e si dispongono in una trama nuova, surreale, ma non troppo, a narrare una storia ancestrale, in cui ognuno di noi ritrova la “propria vicenda”. Ancor più se – come l’autore - nato in terra di Lucania, dove scienza e magia, realtà e necessità, realizzazioni e aspirazioni, tradizioni e modernità sono opposti, che trovano un fondamento indiscusso e granitico nei valori, nei legami, nell’appartenenza.

“L’albero di stanze”, è la storia di una famiglia, che attraversa un secolo, fino al nuovo millennio. Ma è una storia, in fondo, senza tempo in senso cronologico.
È una storia di eternità. Di un’anima che cerca se stessa, le sue origini e il suo futuro, ascoltando con le orecchie della propria interiorità - Babele, il protagonista, ultimo discendente della famiglia Bensalem, è sordo - il racconto dei muri della sua vecchia casa, che sta per essere chiusa, svuotata e definitivamente alienata, allo scoccare dell’anno 2000. Una casa cresciuta in verticale, come un albero, e i cui “rami” sono le stanze costruite dal patriarca Redentore, impastando tra calce e mattoni oggetti significativi, ricordi, sogni, realizzazioni, da trasmettere ai discendenti, che vorranno abitare quelle stanze. È la preparazione della vita futura. Una metafora, per ricordarsi che il passaggio di ognuno è segnato da un significato, da una memoria, da un insegnamento che, anche inconsciamente, arriva alle generazioni successive.

Tutto in questo libro è una grande metafora. Dalla famiglia discendente da un Re Magio, che continua ad avere come guida, nei momenti essenziali, la ricerca del passaggio di una stella cometa; al guardiano pluricentenario, di fatto senza età, della casa verticale; alle figure femminili, sempre un po’ magiche, sensitive, ma profondamente donne, piene di voglia di libertà, fino – in alcuni casi – a scomparire; ai figli che attraversano il ‘900 e vengono, man mano, attratti dalla guerra, dalla fabbrica, dalla tecnologia, dalla città.

Un libro dal linguaggio difficile e semplice al tempo stesso. Aiutato da suoni onomatopeici e in cui si insinuano parole dialettali lucane, proverbi, filastrocche, esclamazioni, che danno alla narrazione la concretezza di un luogo, che è, però, una sorta di novella “torre di Babele”, in cui l’esperienza di vita totalizzante fa incontrare più lingue: dalle ascendenze orientali, alle espressioni del nord Italia, alle lingue straniere degli ospiti di un albergo, che è in una di queste stanze, al francese, lingua di adozione del protagonista. Un linguaggio che tratteggia vita e carattere dei personaggi già nei nomi, – non comuni - che rimandano ad un significato preciso: Redentore, Futurino, Sicurino, Taddeo, Adamantina, Crescenza, Severina Maestra, Ciliegia, per citarne alcuni.

Un romanzo, che va assaporato, bisogna soffermarsi sulle parole e sul racconto. Eppure si legge quasi d’un fiato, come una favola di cui si vuole conoscere il finale. E, si intuisce, sarà un finale “da favola”. Perché il vero protagonista è il Racconto. Parole che, come i muri di casa, diventano pietre.



29 novembre 2015   Potenza   -   Il figlio Maschio, di Giusy Torregrossa

Un legame che si rafforza, quello tra la scrittrice siciliana Giuseppina Torregrossa e la Basilicata. E' appena uscito il suo ultimo romanzo "Il figlio maschio" ed una delle prime tappe del tour promozionale è stata la libreria Ubik di potenza.

A dispetto del titolo, il libro parla ancora di donne. Questa volta quelle della famiglia Cavallotto, titolare, a Catania, di una delle più importanti, storiche librerie della sicilia. Una saga familiare, che dura un secolo e che trova in Concetta, una donna non bella, ma forte e determinata, il pilastro, che fa da tramite nel tramandare e consolidare, di generazione in generazione, l'amore per i libri, attraverso l'attività di famiglia.

Un legame che si consolida quello con la Basilicata. Dal 2007, con la presentazione del primo libro "L'assaggiatrice", edito da Rubettino, portato poi a Matera al Women's Fiction Festival, dove ci fu l'incontro con una editor della Mondadori, che portò alla pubblicazione de "Il conto delle minne". Lo scorso
Settembre - ancora a Matera - il premio baccante e l'annuncio dell'immimente uscita de "Il figlio maschio"



24 novembre 2015   BARI   -   Immunonutrizione, cos'è?

Nutrizione e sistema immunitario. Co-fattorialità che, in caso di disequilibrio possono essere causa di patologie croniche gravi, cardiovascolari, neoplasie.
Le infiammazioni intestinali provocate dall'assorbimento di cibi ipercalorici, talora accoppiati in maniera impropria generano infatti malattie a volte irreversibili, specialmente con l' età. Nutrirsi bene e con cibi che abbiano anche una funzione antinfiammatoria è allora un "obbligo" sin dall' infanzia.

Quello che può sembrare solo un discorso di buon senso ha solide basi scientifiche, avvalorate da ricerche internazionali nel campo della immunonutrizione, la Scienza che studia l'impatto del cibo sul sistema immunitario e, dunque, sulla salute.




E' dello scorso mese di Febbraio la pubblicazione del libro "Mangiare per prevenire. L'immunonutriziine a tavola", a cura di due ricercatori italiani, Mauro Serafini, responsabile del Laboratorio Alimenti funzionali e prevenzione stress metabolico presso il CRA-NUT per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria di Roma e Emilio Jirillo, Professore Ordinario di Immunologia dell' Università di Bari.

A quest' ultimo abbiamo rivolto alcune domande


D. Professore, qual è stato il punto di partenza del vostro studio?

R. Siamo partiti dall' evidenza che alcuni alimenti, e in particolare i polifenoli, contenuti ad esempio nell'uva nera, nel vino rosso, nelle fragole e, in genere, in frutta e verdura, soprattutto la lattuga, hanno capacità antinfiammatoria. Per stare bene bisogna nutrirsi con alimenti in grado di ridurre il carico infiammatorio provocato da cibo cosiddetto spazzatura ed ad alto grado ipercalorico.

D. Facciamo un esempio

Dopo un prima colazione ipercalorica l'intestino si infiamma, di un'infiammazione post prandiale a basso grado. Per prevenire ciò, basta bere un succo di frutta, in grado di contrastare e ridurre l' infiammazione come scientificamente dimostrato dal Prof. Serafini.

D.Che cos'è un'infiammazione?

R. E' uno stato patologico caratterizzato da un infiltrato di globuli bianchi in un determinato organo, la cui persistenza finisce con il generare danno. L'obesità e il diabete e, in generale, la sindrome metabolica sono da considerarsi malattie infiammatorie legate al cibo.


D. La prima medicina, voi sostenete, è il cibo. Qual è la dieta in assoluto più antinfiammatoria?

R. Senz'altro la Dieta Mediterranea. Ricca di frutta e verdura; con il condimento dell' olio extravergine di oliva e il vino in quantità misurata: 2 bicchieri per l'uomo, un solo bicchiere per la donna, che ha meno enzimi in grado di degradare l'alcool


D. E la pasta?

R. E' consigliata quella di cosiddetto grano antico khorasan, venduto sotto il marchio kamut, il cui chicco contiene più polifenoli, vitamine e grassi insaturi. Non va bene invece la pasta fatta con farine di grano moderno, ricche in zucchero raffinato e povere in fibre. Tali tipi di pasta sono sconsigliabili in diabetici e persone obese.

R. Meglio cibi non trattati dunque?

D. Sarebbe ottimale una dieta paleolitica, che un tempo si basava sulla ingestione di bacche, ghiande, verdura, per giunta non lavate. Infatti. i batteri del suolo penetrando nel nostro intestino lo hanno aiutato a costituire la flora intestinale o microbiota.

D. Che cos'è il microbiota?

R. E' l'insieme dei batteri che proliferano nel nostro intestino e che determinano lo sviluppo del sistema immunitario, aiutando cosi a prevenire allergie e patologie autoimmuni. Il segreto è riuscire a mantenere in equilibrio batteri amici e batteri nocivi, in modo da avere un microbiota di tipo protettivo, sia a livello intestinale, che sistemico.

D. Ci sono anche vitamine indispensabili alla difesa del nostro sistema immunitario?

R. Certo. Innanzitutto la vitamina D. In grado di attivare la via antinfiammatoria nell' intestino. Si trova soprattutto nel pesce, nell' olio di fegato di merluzzo. E' anche attivata dai raggi solari. Una volta si sfruttava la elioterapia, per combattere la tubercolosi.
Le stesse proprietà antinfiammatorie ha la vitamina A. Ne sono molto ricche le carote.
Vanno bene gli integratori, ma, se è possibile, è meglio assumere queste vitamine direttamente dagli alimenti.

D. Cosa succede nel paziente anziano?

R. Con l'età si tende a mangiare poco e male. Per ragioni economiche, per problemi ai denti, per pigrizia. E invece è un'età in cui il cibo e i nutrienti vanno calibrati per evitare infiammazioni e l'aggravarsi di patologie preesistenti. Anche perché il microbioma si riduce. L'immunonutrizione è fondamentale proprio nel paziente anziano

D. E per le donne?

R. Nelle donne │ fondamentale curare la flora intestinale con la somministrazione di probiotici. Sempre, ma in particolare in gravidanza. I lattobacilli o il bifido batterio, organismi vivi che si trovano nello yogurt, passano attraverso la circolazione placentare e il feto crea una propria flora intestinale, che ne impedisce il rigetto.

D. Il consiglio che vi sentite di dare?

R. Mantenere una dieta equilibrata per tutto l'arco della vita, per stare bene e promuovere la prevenzione



10 novembre 2015   Potenza   -   la ballerina e il drone - 10 miniballetti di Collettivo Cinetico
In scena una danzatrice si alterna ad un partner inaspettato: un drone. Una performance originale, questi 10 miniballeti proposti dalla compagnia sperimentale collettivo cinetico, fondata nel 2007 proprio dalla coreografa e regista in scena, francesca pennini. In queste esibizioni brevi, protagonisti sono Rigore formale e leggerezza del gesto, fantasia e moderna tecnologia.

Uno spettacolo breve, ma che resta, nella memoria per l'originalità della proposta e per la sinuosità della performer sotto le luci disegnate da angelo pedroni

la performance è una dimostrazione della matematica del gesto, che si trasforma nella sua trasfigurazione poetica

in brevi quadri francesca Pennini spiega, mostra, si piega, s'inarca, si aggroviglia e poi, su una musica barocca, scatta nel movimento, che diventa immagine e immaginazione profonda, rimpianto e desiderio.

Poi arriva un ronzio, un drone, che ugualmente si muove secondo traiettorie apparentemente instabili, dirette solo dall'occasione, dalla resistenza o dalla permeabilità dell'aria ferma e muove un mucchio di piume, avvolgendo la sala in un pulviscolo, in una bianca nube sottile



24 ottobre 2015   Potenza   -   L'arte di Jan Fabre a Potenza
“Stabile” gremito a Potenza, per una grande serata di Teatro con uno dei Performer della compagnia di Jan Fabre, in quest’occasione autore e coreografo di uno spettacolo dal grande impatto scenico.

Cedric Charron, perfomer storico della compagnia di Jan Fabre irrompe sulla scena vestito di rosso, colore del sangue, simbolo di passione, di amore, di violenza, di energia. Emerge da un cortina di fumo, che simula i vapori dello Stige. In mano un lungo remo. Charron è un novello Caronte – come dice il suo cognome - che accompagna il padre nella morte, ma - in un' accorata lettera - gli chiede di aspettare ancora un po'.

“Attend, Attend, Attend …pour mon pere”, è uno spettacolo non solo coreografico. E’ teatro danza, è teatro in versi, è scenografia pura, è grande coreografia. Racconta la vita di Sharron, cosi come l'ha conosciuto il suo Maestro, il coreografo belga Jan Fabre, inventore di un linguaggio performativo originale, innovativo totalizzante, frutto di 30 anni di sperimentazione.

Charron urla in versi la sua passione per l' arte e la danza, la ricerca continua della bellezza, la sua richiesta al padre di aspettare ancora un po' per parlare, per ringraziarlo di averlo assecondato nella sua passione, per riconoscersi in lui, nella sua solitudine, nelle sue attese deluse ma anche per riconoscersi in una virtuale discesa agli inferi
e in sé stesso. Un viaggio emotivo e spirituale sull' altra sponda del tempo, in cui reale e irreale si alternano, si fondono e confondono.

Un'ora piena di spettacolo puro, che ha incantato il pubblico, per il racconto, per la tecnica perfetta, per la messa in scena catalizzante. Applausi a scena aperta per una grande proposta di teatro del festival città delle 100 scale




13 ottobre 2015   Potenza   -   La "Tempesta" dei Motus
Uno spettacolo nell'ambito del filone di ricerca teatrale "animale politico project" della compagnia riminese, Motus, che intercetta slanci, inquietudini e immagini della vita moderna

E’ “Nella tempesta”, che riprende il grido di rabbia e dolore dei giovani, dei precari dei senza lavoro di oggi e lo esprime attraverso il teatro, quello di ispirazione shakespeariana, che - dalla potenza espressiva del Bardo - si sposta alla fantascienza di Orwell e Philip Dick, alla rilettura di Huxley che nel suo “Brave new world” racconta di come rischiamo di diventare complici della nostra stessa riduzione in schiavitù.

Un teatro di parola, ma anche di impatto fisico e visivo, tra danza e arti perfomative. Proprio come nelle riduzioni più avanguardiste del capolavoro di Shakespeare, a cui i riferimenti sono continui

In scena protagoniste sono le coperte. Per simulare la tempesta, per costruire un grattacielo, per farne un costume di scena, per simboleggiare il primo vero riparo dalla disperazione, il primo oggetto consegnato ai naufraghi a Lampedusa. Coperte che simulano l'accoglienza e la speranza. Il primo rifugio di chi vive nella tempesta, personale e sociale. A fine spettacolo i Motus ne raccolgono tante tra il pubblico, a cui è stato chiesto di portarne, per devolverle alle strutture bisognose.




5 settembre 2015   Potenza   -   Moto celeste

A metà Settembre torna il Festival città delle 100 scale di Potenza, da poco riconosciuto dal ministero della cultura come unico festival Multidisciplinare del Mezzogiorno d'Italia. Arti performative, ma anche ricerca, innovazione e scoperta di nuovi spazi in cui inserire la creatività dell'arte e del corpo. Per questo è stato emanato un apposito bando

Si chiama "moto celeste" il progetto speciale di dom per il festival
citta delle 100 scale ideato da Leonardo Delogu e Valerio Sirna, che farà tappa in Basilicata dall' 1 al 10 ottobre. Si propone di comporre una carovana di artisti, filosofi, scienziati, studiosi, danzatori, geografi, astronomi, antropologi, attori, appassionati della natura, che voglia percorrere la Basilicata, 15 chilometri al giorno per 10 giorni alla ricerca di spazi creativi.
Dal bosco di fossa cupa, ai centro olio di Viggino e Corleto Perticara, dalle piccole Dolomiti, al planetario di Anzi alla tappa conclusiva del teatro stabile a Potenza. Una formula già sperimentata con successo in altre regioni. Di fatto, un' estensione dei temi del festival che, già negli anni scors, aveva portato gli spettacoli nei luoghi periferici, per tentarne la rivalutazione e farne sprigionare la forza creativa.
Chi voglia prendere parte alla carovana - la cui partenza e il cui arrivo saranno immortalati in due atti rituali - puo' inviare una domanda di partecipazione, un curriculum vitae, una lettera di presentazione e un allegato a scelta libera all'indirizzo e-mail motoceleste@libero.it entro il 25 settembre. le informazioni sono sul blog www.casadom.org e slla pagina facebook del festival città delle 100 scale



6 agosto 2015   Potenza   -   La notte bianca del Libro

Potenza invasa da libri e lettori in una notte d'estate.
La rassegna "letti di sera" è diventata itinerante. Protagonisti: gli autori, i librai della città , le associazioni, gli amanti del libro di ogni età nella prima notte bianca interamente dedicata alla pagina scritta.

Libri in ogni angolo della città. Ovunque ci sia una libreria o una piazzetta. Libri che, a tarda sera, hanno invaso tutto il centro storico. Librerie aperte fino a notte alta. Ogni angolo zeppo di bambini e adulti, alle prese con un' insolita caccia al tesoro letteraria. Potenza si è animata in una serata di cultura e divertimento, che - nell' era dei computer - ha voluto celebrare un vecchio amico cartaceo.

Nomi autorevoli della letteratura e della filosofia, scrittori locali e non, giornalisti, musicisti, attori, studenti, studiosi. Tutti hanno accettato di mettersi in gioco. Anche chi ha partecipato per caso o curiosità. Leggendo un brano del libro preferito, declamando una poesia, recitando versi famosi e meno famosi, mettendosi in vetrina, nei negozi aperti, per mostrare e mostrarsi, nell' atto di leggere. Una festa che ha coinvolto anche i bar, le paninoteche, i bistrot.

Una partecipazione corale, senza distinzioni di età, che ha fatto conoscere più da vicino la potenzialità di un libro: amico, stimolatore della creatività , fonte di fantasia, e – in questo caso - anche di socializzazione. Una festa che si è conclusa in piazza duca della verdura con la lettura del MANIFESTO DELLA BASILICATA DIFFERENTE. Una “prima” ben riuscita, che attende presto – si spera - una replica



21 luglio 2015   Potenza   -   Tgr - Basilicata: arriva il digitale


Quella della Basilicata è la dodicesima delle 24 redazioni della Tgr-Rasi ad entrare nella digitalizzazione. Un processo di innovazione che sara' completato nella prima metà del 2016. Nuove telecamere, 4 salette digitalizzate per l'acquiszione delle immagini e il montaggio con i nuovi sistemi, una nuova procedura di editing dei tg.
Giornalisti e tecnici sono al lavoro per garantire un'informazione di qualità sempre piu veloce e vicina al territorio.
Alla mezzanotte del 27 luglio lo switch off, cioè il distacco definitivo dalle vecchie tecnologie per entrare in una nuova era dell' informazione regionale, che consentirà anche la produzione di news in alta definizione per i contributi ai tg nazionali. L'avvio della digitalizzazione - ha detto il direttore della Tgr Vincenzo Morgante - è un concreto riconoscimento da parte dell' Azienda che, solo un anno fa, si temeva dovesse ridimensionare la propria presenza sui territori. È stata invece rafforzata e ammodernata. E da ora parte davvero una nuova avventura



14 luglio 2015   Roma   -   Le "Madonne Lucane" di Michele Miglionico
L'alta moda a Roma. Michele Miglionico è tornato a sfilare nella capitale con una collezione ispirata alle statue della Madonna, che si trovano nelle principali chiese lucane.
Un set particolare: la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria di Loreto, nei pressi di Piazza Venezia, ha ospitato questa "performance" dello stilista potentino, che ha preparato una collezione interamente dedicata alla sua terra.
La Madonna del Carmine, la Madonna di Viggiano, la Madonna della Bruna. Sono alcune delle statue che Michele Miglionico vedeva in processione da bambino nelle festività religiose e popolari della Basilicata. Alle loro vesti di foggia settecentesca, con più gonne, pizzi e ricami, si è ispirato per confezionare abiti d'alta moda che hanno un chiaro segno artigianale e che parlano di mistero, tradizione, religiosità, antropologia.
Il primo abito ad ispirarlo è stato quello della Madonna del Carmine: abito nero e gonna bianca ricoperta di un largo tulle: ce ne sono voluti 80 metri. E poi il rosso, a cui Miglionico è molto legato e che - a suo dire - richiama il rosso dei peperoni lucani; il bianco e l'oro, simbolo di purezza e divinità della Madonna. La collezione è stata allestita grazie anche al patrocinio dell' Apt di Basilicata e - oltre ad essere un omaggio alla terra d'origine - è anche dedicata all' Anno Santo della Misericordia. indetto da Papa Francesco per l' 8 dicembre prossimo



11 luglio 2015   Potenza   -   il Festival "certificato"

Il "Festival Città delle 100 Scale" è l'unico "Festival Multidisciplinare" del Mezzogiorno d'Italia. Il riconoscimento è arrivato dal Ministero della Cultura, che premia - cosi - la qualità artistica e la
proposta innovativa.

Un'attività ormai pluriennale quella dell' Associazione “Basilicata 1799”, che ha ideato il Festival partendo dalle arti perfomative, invadendo spazi spesso trascurati della città, per denunciarne il degrado o l' abbandono, dibattendo con grandi filosofi italiani sugli spazi urbanistici da valorizzare con le arti. Una partenza che ha ispirato anche il nome: “Festival città delle 100 scale” è un chiaro riferimento a Potenza. Ma da Potenza è riuscito, presto, a spiccare il volo con una proposta internazionale, innovativa, che ha man mano affascinato il pubblico, prima di nicchia, poi sempre più numeroso.
Una formula intrigante, che ha saputo proporre e intrecciare linguaggi diversi non presentandosi mai con un unico cartellone strutturato, ma sempre come un progetto in evoluzione, di sperimentazione per nuove modalità espressive e creative.

Ora questo riconoscimento, che rafforza la volontà dei fondatori, Francesco Scaringi e Peppe Biscaglia, di proseguire, per l' edizione 2015 su una strada tracciata, ma che si annuncia sempre nuova. Una proposta che ha già avuto il suo aggancio a Matera 2019, ad esempio con le performance di Virgilio Sieni a Palazzo Lanfranchi sui quadri del Vangelo secondo Matteo di Pasolini e che, naturalmente, rafforzerà questo filone. Un festival cittadino, che diventa regionale, nazionale e internazionale, dunque. Unico nel suo genere al Sud, ma che non mancherà - promettono gli ideatori - di continuare a valorizzare e coinvolgere le risorse locali. dalla metà del prossimo mese di settembre






28 giugno 2015   Potenza   -   Narrare la Basilicata
Si chiama "Appennino" la rivista semestrale di letteratura, arte e cultura letteraria, edita dal Consiglio Regionale della Basilicata. Un esperimento, che intende mettere in rete le migliori intelligenze, non solo lucane, per consolidare una tradizione letteraria giovane, ma molto promettente.
Il primo numero è quasi per metà dedicato a Carlo Levi. Un esplicito omaggio, nel quarantennale della morte e un implicito riconoscimento al primo autore che - pur non essendo lucano - ha dato dignità letteraria ad una narrazione sulla Basilicata, che guarda all' uomo e al suo stato sociale e non più solo ai luoghi.
La rivista parte da Levi e dal levismo, con il chiaro intento di superarlo. Su questo sono stati chiari i tre direttori editoriali di “Appennino”: Raffaele Nigro, Giuseppe Lupo, Mimmo Sammartino: scrittori, lucani e con la voglia di rifondare una cultura non solo locale, che si richiami ai valori tipici e specifici delle aree interne: quelle che corrono lungo la dorsale appenninica e che hanno caratteristiche che le differenziano sia dalla mentalità e cultura levantina, più pragmatica e commerciale, sia da quella che guarda verso Occidente, al nuovo mondo. Una visione suggestiva e intrigante, che ha un fondamento antropologico, storico e culturale profondo. Quello che gli stessi fondatori non hanno perso, pur guardando molto al di là dell' Appennino, per cultura, professioni, esperienze. Al primo numero hanno collaborato anche Gaetano Cappelli e Andrea di Consoli, con Nigro, Lupo e Sammartino le nuove voci della letteratura con radici lucane. La rivista sarà pero' aperta ad una vera rete di scrittori, che abbiano a cuore le proprie radici. Una nuova esperienza editoriale della Regione, per costruire una nuova narrazione della Basilicata.



14 giugno 2015   Potenza   -   L'amica Geniale - di Elena Ferrante
“La dedica è nel titolo”. Cosi ha scritto sul frontespizio del libro il mio amico e collega Angelo Oliveto, quando me lo ha regalato, qualche Natale fa.
Ho cominciato a leggerlo più volte, ma l’ho sempre lasciato lì. Non mi coinvolgeva. Non mi intrigava. Mi sembrava troppo particolareggiato nelle descrizioni di una Napoli lontana da quella che io conoscevo e di un’amicizia infantile prima, adolescenziale poi, che mi sembrava stucchevole.

Poi, finalmente, l’ho letto.
Sono andata avanti e l’ho trovato “avvolgente e avvincente”. Di quelle letture che ti inchiodano alle pagine. Anche dopo l’ennesimo turno di notte in Rai.

Una scrittura semplice, essenziale, concreta, che ti fa “vedere” il rione, il palazzo, la gente, le facce, le abitudini di una Napoli verace, fatta di povertà, prepotenza, sottomissione, ma anche di furbizia e intelligenza.

Lilia, l’amica geniale è davvero una ragazzina ”geniale”. Capace di studiare da sola, di comprendere il mondo, di capire al volo cosa la circonda in un ambiente duro, in cui sembra impossibile e "non concesso" essere bambini e ragazzi. Una ragazza curiosa, creativa, combattiva, forte, “avanti”, potrei dire. Una figura troppo moderna per gli anni ’50 dell’Italia e della Napoli del secondo dopo-guerra. Linù, la voce narrante, è una ragazza ambiziosa, studiosa, brava a scuola, ma meno spregiudicata e intraprendente della sua amica, che vuole imitare, che invidia, e che ama svisceratamente.

Sullo sfondo c’è Napoli con il suo mare che dal quartiere sembra irraggiungibile; c’è la camorra; c’è il duro lavoro quotidiano della gente normale: artigiani, commercianti, uscieri; ci sono uomini falsi e bugiardi, che vivono nell’ ipocrisia delle apparenze. Ci sono donne che nascondono al mondo le violenze, fisiche e psicologiche, tra le pareti di case-prigioni.

In primo piano c’è – vera protagonista - una straordinaria amicizia tra due bambine, poi adolescenti. Un legame profondo, viscerale, di quelli che si possono costruire solo nell’ infanzia e nell’ adolescenza, aiutato dalla diversità dei caratteri e dei sogni di ciascuna, destinato a non svanire mai. Neanche quando ci si allontana, perché non ci si perde. Mai.
Ognuna di noi ha avuto un’amicizia cosi, spero. Pur su sfondi e in situazioni diverse. Il finale lascia sospesi. Perché il racconto non finisce in queste pagine. Continua in due successivi libri.

Se nessuno me li regala, li comprerò!



25 maggio 2015   Potenza   -   San Gerardo come Dioniso?
La storica parata dei turchi. Tradizionale appuntamento potentino con le celebrazioni della festa del Santo patrono. La macchina organizzativa e il comitato scientifico sono già al lavoro.
E proprio della sfilata si è parlato nell' ultimo incontro della rassegna "letti di sera" sulla terrazza del Grande Albergo a Potenza

I simboli, i personaggi, le maschere, il fuoco, il vino. Gli elementi distintivi della manifestazione, la loro derivazione da riti e credenze, la loro collocazione geografica.

Tra filosofia, storia, mito e tradizione Giuseppe Biscaglia ha dato la propria lettura di questa festa rifacendosi alle ricostruzioni degli storici potentini, prima fra tutte quella ottocentesca di Riviello, ancora la piu vicina al comune sentire dei potentini, ma anche cercando una spiegazione attraverso le interpretazioni di simboli e riti della festa in genere date da filosofi, poeti e pensatori, nei secoli. E' di Biscaglia, invece l'accostamento della figura del santo fanciullo benedicente dalla nave simbolo della città a Dioniso, divinità delle feste e del vino.

Dunque una festa, non una parata storica.
Perché la festa è il momento comunitario in cui si annullano le gerarchie, ci si ferma, ci si rigenera e ci si riappropria della propria identità. Con il vino e il fuoco. Oggi una sola grande Iaccara, in passato tanti piccoli falò nelle cuntane intorno a via Pretoria.

Un rito comunitario che rievoca il miracolo di San Gerardo che - secondo la tradizione - fermò l' avanzata dei turchi in città e si associa alla festa di primavera della civiltà contadina propiziatoria di abbondanza. Un rito identitario in cui tutti si specchiano e riconoscono.
La serata è stata l' occasione per parlare di come la festa si è evoluta negli anni e di ciò che sarà. In attesa del prossimo 29 maggio



12 aprile 2015   Potenza   -   Black and Light Theatre

Scrivere con la luce. Creare forme e personaggi. Raccontare storie con i colori e le ombre, ma soprattutto con il corpo, a suon di musica. E'lo show dell' Evolution Dance Theatre, che coniuga le doti atletiche di 8 ballerini, guidati da Antony Heinl, statunitense, ex Momix e gli ultimi ritrovati tecnologici, per uno spettacolo ricco di effetti speciali e d'incredibili evoluzioni.

E' il "black light theatre", uno stile teatrale nato in Cina e sviluppatosi in Europa, soprattutto a Praga, che si avvale di lampade UV, dette "a luce nera" per la frequenza non percepibile all'occhio umano e di abiti e oggetti scenici fluorescenti che, combinati insieme, creano effetti ottici strabilianti. Coreografie luminose, fatte di voli improvvisi.

Uno spettacolo che stimola la fantasia, aiuta l'immaginazione, crea il sogno. Insieme dal 2008, La Evolution dance theater è la risposta italiana a questo tipo di teatro visionario, che non si limita alla danza, ma si estende alla video art con una resa da effetto Hollywood. 2 ore di spettacolo mozzafiato, dominato da figure fantastiche.



31 gennaio 2015   Potenza   -   Il Presidente e la Basilicata

Mattarella e la Basilicata
di Grazia Napoli



L' Italia ha il suo dodicesimo Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, eletto
dalle camere in seduta congiunta e dai grandi elettori di tutte le regioni. Nella sua lunga carriera politica visitò più volte la Basilicata, da ministro e da dirigente di partito: della dc prima, del partito popolare poi.

Un lungo applauso con standing ovation ha salutato l' elezione di Mattarella al Quirinale con una votazione, che ha superato di molto il quorum necessario nella quarta tornata: 665 voti. Il neo presidente nella sua lunga carriera politica ha avuto sempre un buon rapporto con la dirigenza locale lucana. Fu in Basilicata la prima volta da ministro della pubblica istruzione nel 1990, a Potenza, in occasione dei 10 anni della fondazione dell'Irsae, l' Istituto Regionale di Ricerca Educativa. Visitò poi Rionero e Policoro per un convegno su "Scuola e Mezzogiorno".

Sergio Mattarella tornò in Basilicata nel 1992 da vicesegretario nazionale della Democrazia Cristiana. Prese la parola in un'affollata assemblea a Matera, in un momento delicato e di passaggio per il partito. Erano gli anni di Tangentopoli e,con lungimiranza, affermò che "il cambiamento va oltre le sigle e i simboli".
Poi, ancora, nel 1995 a Lavello in un' assemblea del Partito Popolare, di cui era componente della Direzione.

La visita più recente: da ministro della difesa, nel 2000. Accompagnato dal vice presidente della commissione difesa della camera il deputato lucano dell' Ulivo Giuseppe Molinari. La visita alle istituzioni e alla Caserma Lucania, in un momento di radicale cambiamento per il nostro esercito, avvenuto proprio sotto il suo Dicastero

Nell'elezione a Presidente della Repubblica, anche il voto dei grandi elettori lucani: i presidenti di giunta e consiglio, Marcello Pittella e piero Lacorazza e, per la minoranza Francesco Mollica dell'Udc.



26 ottobre 2014   Potenza   -   Scacco all' Ictus con ALICe

Emergenza Ictus. Patologia fortemente invalidante, è la terza causa di morte in basilicata e porta con se anche costi sociali elevatissimi. Prevenirne l' insorgenza è possibile. In piazza Don Bsco a Potenza, la campagna di ALICe, acronimo di Associazione per la Lotta all' Ictus Cerebrale.

Un prelievo di sangue per dosare la glicemia, la misurazione della pressione arteriosa, la rilevazione del ritmo cardiaco, la compilazione di una scheda informativa, per valutare il rischio ictus. In molti hanno risposto all' appello della sezione lucana dell' Assocazione ALICe, sottoponendosi - gratuitamente - a questo primo screening di valutazione. Un'azione di informazione e prevenzione, che puo' salvare molte vite. In piazza - con una unità mobile: i medici dell' Unità Operativa di Neurologia dell'ospedale San Carlo, che collaborano con ALICe, presiduta proprio da uno di loro, il dottor Luca Scappatura e il personale della Croce Rossa. Un'attività che l'Associazione sta intensificando in questi giorni in tutt' italia e che - presto - arriverà capillarmente sul territorio e nelle scuole, per spiegare ai più giovani il rischio che puo' venire dal fumo, dall' obesità, dalla sedentarietà.
Tutte le informzioni sulle atività dell' Associazione ALICe sono sul sito www.aliceitalia.org




19 ottobre 2014   Potenza   -   Il Festival Città delle 100 scale per "Matera Capitale"
Il Festival Città delle 100 scale, a cura dell' Associazione Basilicata 1799 omaggia Matera - Capitale della Cultura 2019.


Tornerà il 14 Novembre - a Palazzo Lanfranchi - Virgilio Sieni con le sue coreografie su "il Vangelo secondo Matteo " di Pasolini, già viste alla Biennale Danza di Venezia, di cui Sieni, protagonista assoluto della danza contemporanea è direttore artistico. le coreografie sono state realizzate con attori non protagonisti scelti sul posto, tra la Basilicata e la Puglia.

L' omaggio a Matera è iniziato già nei mesi scorsi con gli spettacoli inaugurali della sesta edizione del Festival. Sempre a Palazzo Lanfranchi, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Monumentali.

La "prima", con una grande compagnia spagnola, "La Veronal", fondata nel 2005 da Marcos Moreau, coreografo tra i più apprezzati a livello internazionale. E' uno spettacolo, che indaga il mistero del corpo.

Sempre a Palazzo Lanfranchi, l' atto unico di danza contemporanea e ricerca "Non(leg)azioni" di Daniele Ninarello in "Non(leg)azioni", un Atto d' improvvisazione. Il corpo, seguendo la musica indaga lo spazio e lo riempie con la sua creatività.



16 luglio 2014   Avigliano   -   La Salita a Monte Carmine
Monte Carmine 16.7.2014
Come ogni anno la statua della madonna ricoperta del tesoro votivo è uscita dalla Chiesa Madre di Avigliano per iniziare la sua salita al Monte, dove rimarrà fino alla seconda domenica di Settembre. 8 chilometri in processione, seguita a contornata da una vera folla di fedeli.

Una manifestazione imponente ed emozionante, segno di una devozione antichissima, di pietà popolare e dì fede, che si tramanda di generazione in generazione e che ha, in sé, l' identità aviglianese. C'è ancora chi segue la processione a piedi scalzi. Lungo il corteo i cinti di cera e le insegne di forma triangolare, in lino con l' immagine della Madonna ricamata in oro.
Giunti al monte la Statua effettua tre giri intorno al Santuario. Una volta entrata, viene celebrata dal vescovo una messa solenne, a cui segue un tradizionale pic nic nell' area.

La devozione - ad Avigliano - risale nel tempo, fino alle crociate. Ma si è consolidata dal 1694, anno di carestia e di un violento terremoto. La popolazione, atterrita, si rifugio' sulla montagnola e prego' la Madonna. Ci fu il primo miracolo: tutti salvi e case intatte. Allora gli aviglianesi acquistarono una Statua della Madonna e costruirono per Lei, sul Monte, la chiesetta, che ancora esiste. Decisero che li sarebbe stata celebrata, ogni 16 luglio, la festa più grande. Ed è ancora cosi. Dopo quasi 4 secoli la devozione non cambia e si festeggerà anche oggi, fino a notte al Monte come in paese.




14 luglio 2014   Londra   -   Una Mostra per Virginia

Lettere, manoscritti, diari, quadri e fotografie per celebrare e raccontare la vita e l'opera di Virginia Woolf (1882-1941), la leggendaria scrittrice inglese animatrice del Bloomsbury Group. La National Portrait Gallery di Londra ha inaugurato la grande mostra "Virginia Woolf. Art, Life and Vision", che resterà aperta fino al prossimo 26 ottobre. L'esposizione lega, in particolare, i suoi ritratti fotografici ad alcuni avvenimenti della biografia, con l'obiettivo di mostrare al visitatore la ricchezza immaginativa dell'autrice di "Gita al faro" e "La signora Dalloway" e sottolineare la potenza evocativa del suo uso delle parole, come spiega la curatrice Frances Spalding.

Alla National Portrait Gallery sono esposti oltre 140 oggetti legati alla vita della Woolf, che si suicidò dopo l'ennesima crisi depressiva, illustrando le mille facce dell'autrice di "Orlando". Sono presentati per la prima volta diversi quadri raffiguranti i familiari e gli amici letterati e artisti della scrittrice, numerose fotografie scattate alla Woolf e molti autografi, comprese due lettere scritte poco prima di togliersi la vita. In mostra sono presenti anche rarità, come il bastone con cui la romanziera amava passeggiare e che venne ritrovato per caso su una spiaggia dal marito Leonard, dopo una sparizione misteriosa della moglie.

Gli autografi sono stati prestati dalla British Library e consentiranno ai visitatori di scoprire che "non esiste una sola Woolf". Una sezione della mostra propone un focus sul Bloomsbury Group e i suoi principali rappresentanti, tra i quali John Maynard Keynes, Roger Fry e Lytton Strachey.



1 luglio 2014   Matera   -   Il giorno più lungo

Domani, a Matera, la festa più attesa dell' anno. Le celebrazioni per la Patrona Maria Santissima della Bruna. Un giorno intero di manifestazioni religiose e civili, che culmineranno nel tradizionale assalto del carro, in serata.
Sarà come sempre il giorno più lungo di matera dedicato alla Protettrice dall' alba a notte inoltrata. Una ricorrenza attesa e sentita che - quest' anno - coincide con un altro importante evento: la possibile scelta di Matera come Capitale Europea della Cultura nel 2019. I vessilli delle due ricorrenze sventoleranno affiancati sui balconi dei cittadini lungo il percorso delle processioni e nelle vie illuminate da un tripudio di luci. Vigilia in musica e tanto movimento. Già in azione i madonnari al rione Piccianello, in allestimento le tante bancarelle dai colori multietnici. L' avvio vero e proprio delle celebrazioni, domani alle 5,30 con la processione "dei pastori". L' effige del quadro bronzeo della Madonna della Bruna raggiungera' i quartieri, tra preghiere e fuochi pirotecnici. Solo un "assaggio" dello spettacolo, che chiuderà la festa a mezzanotte, illuminando la murgia, dopo l'assalto al carro trionfale, quest'anno opera di andrea sansone, con tante lucine nascoste ad esaltarne le sfumature cromatriche. L' evento potrà essere seguito in diretta tv - anche nei nostri telegiornali - sui siti internet e i social network. Tre i maxischermo in città: nelle piazze Vittorio Veneto e San Francesco d'Assisi e nella villa comunale. Perché tutto si svolga tranquillamente sono state adottate una serie di misure. Nelle aree del centro saranno disponili bagni chimici. All'interno dello stadio, l'area attrezzata per i venditori ambulanti.



15 maggio 2014     -   La miscela segreta di casa Olivares, di Giuseppina Torregrossa

INVITO ALLA LETTURA

“Il profumo si diffuse leggero come una carezza, poi si fece più forte, solido, quasi un abbraccio, poi l’aroma divenne un grumo di nostalgia dentro ai loro cuori”.....

Sembra di seguire la scia odorosa di una buona tazza di caffè.
Nella bottega degli Olivares, accanto ad Orlando, la macchina sbuffosa, che tosta i chicchi e spande un aroma irresistibile; nella cucina di Viola, capace di leggere il futuro sul fondo di una tazzina; sulla pelle scura di Genziana, la prediletta del padre Roberto, che ha dato il suo nome alla migliore miscela prodotta nella sua bottega; nei vicoli del rione palermitano, in cui ha sede l’antica Torrefazione. Una scia odorosa di caffè tostato e appena macinato, che si propaga dalle vesti di Giovanni, fedele lavorante; dai sacchi pieni di spezie ammassati nella “putìa”; dalle parole di speranza di chi, in fila, attende di incontrare Viola, la caffeomante.

Un mondo reale e favolistico, quello di questa nuova saga familiare di Giuseppina Torregrossa, che ha tutti i colori, i sapori, le contraddizioni, la forza e il calore della sua Sicilia. Una storia intrisa di tradizione, ma che guarda al futuro. Un racconto radicato sul territorio, a volte anche nell’uso del linguaggio, ma in grado di spaziare, per descrivere una condizione - quella dell’immediato secondo dopo guerra del ‘900 - che è condizione storica e politica italiana.
Una storia al femminile, che – ancora una volta – parte da una cucina, da un alimento, dalla tenacia e caparbietà di una donna del Sud. E’ la storia della crescita e della conquista della consapevolezza e della libertà, attraverso il lavoro e l’amore, delle donne di quell’epoca, in Sicilia, ma non solo.
Genziana, la protagonista, bambina dalla pelle scura come il caffè, si risveglia dall’incubo dei bombardamenti, che le hanno portato via quasi tutta la famiglia e cerca la propria strada. Capisce che non sarà caffeomante, come sua madre, ma porterà avanti la Torrefazione, come suo padre, in quella bottega, in cui - da piccola - le era proibito scendere. Un cammino di ricerca e di affermazione progressiva, che è anche capacità di inventiva, tutta femminile. Genziana non solo compone una nuova, vincente miscela di caffè, ma, come sua madre, aiuta le altre donne, vedove e orfane di guerra, dando loro un lavoro. Inventa insomma un miscela di vita, che definisce e completa la sua personalità.
Genziana fa tesoro di cio’ che impara in incontri fortuiti o cercati, costruisce se stessa, gestisce la bottega, si afferma nel lavoro e attende il ritorno a Palermo del suo amore giovanile: Medoro, scapestrato e contestatore, che però troverà una propria dimensione inaspettata nell’Italia post bellica. Accanto ai protagonisti, una serie di figure, solo apparentemente di contorno, che definiscono l’atmosfera di una Palermo ferita dalla guerra, dalla distruzione, dalla povertà, comunque in grado di trovare una dimensione, per rinascere, senza tradire se stessa e la sua gente.

Una storia che prende. Che appassiona e addolora. Che invita alla riflessione. Che esalta le donne e la loro forza. Che da energia come, per tutti noi meridionali, una buona tazza di caffè.





4 maggio 2014   Matera   -   Virgilio Sieni - 5 giorni a Palazzo Lanfranchi

Importante presenza, in questi giorni a Matera. Virgilio Sieni, protagonista assoluto del teatro danza contemporaneo e direttore della biennale di Venezia - danza. Sta mettendo su dei quadri coreografici con aspiranti danzatori del posto, non professionisti, per riprodurre alcune scene de “Il Vangelo secondo Matteo”, il film girato negli anni '60 da Pierpaolo Pasolini proprio nei Sassi di Matera e che è stato appena restaurato. Un progetto che coinvolge 7 regioni. A Matera Sieni - che lavora molto sull'espressività dei visi e sulla comunicazione del corpo - ha reclutato 16 adulti per comporre tre quadri, che saranno poi portati dalla biennale alla 14esima mostra internazionale di architettura, a Venezia. Un lavoro che il performer, danzatore e coreografo sta facendo con “Matera 2019”, per la candidatura a capitale europea della cultura e con il Festival potentino Città delle 100 Scale, festival di arti performative.



8 febbraio 2014   Potenza   -   Colazioni da Tiffany, di Isa Grassano


C’è sempre un po’ di Holly in ogni donna, anche senza il
tubino nero e la collana di perle. E ci sono bellezze a 14 carati
anche se non sono diamanti: sono ristoranti, pasticcerie,
locali. Tutti salotti eleganti e alla moda, con una caratteristica
comune: sono irresistibili, e varcando con assoluta nonchalance
la soglia di questi “ritrovi”, ci si sente “protette”. Così,
questa insolita guida vuole essere un vademecum per soddisfare
occhi e palato e regalare essenze di felicità. Allo stesso
tempo, diventa un viaggio del gusto in borghi e città, al mare
come in montagna, tra racconti e curiosità, tra memorie della
tradizione e nuove creatività.
(Isa Grassano, Colazioni da Tiffany, Introduzione, pag. 7)



Chi non ha mai sognato di fare colazione o prendere solo un aperitivo o un tè in un posto lussuoso, originale, quasi irreale? Chi non ha mai sognato di essere - per una volta - come Audrey Hepburn nel capolavoro di Capote? Le donne, si sa, si immedesimano, sognano e, diciamolo, i loro sogni - prima o poi - diventano realtà.

Isa Grassano, giornalista e scrittrice, partita dalla Basilicata anni fa per inseguire le sue ambizioni professionali e realizzare il suo sogno d’amore, è sempre in grado di coniugare fantasia, proposta e informazione utile nelle sue guide di viaggio. Viaggi che lei stessa ha fatto per lavoro o per vacanza e in cui è stata in grado di scovare luoghi particolari, originali, ma anche con una storia, una tradizione, del fascino e – perché no – un pizzico di eleganza!
E allora eccola la guida più glamour dell’anno, quella ai Caffè e Ristoranti d’ Italia, che invitano ad una colazione diversa, tipica e caratteristica del luogo, ma con un tocco in più. Caffè e Ristoranti – gioiello, per richiamare il titolo “Colazioni da Tiffany”, che evoca il romanzo di Truman Capote, ma - soprattutto - quella fantastica, inavvicinabile gioielleria, che ne è in parte protagonista!

Esistono posti cosi in Italia? Certo che si! Isa Grassano è riuscita a trovarne in ogni dove, riportandone caratteristiche, menu, storia e consigli per una visita turistico- culturale nei dintorni, scrivendo ben più che una guida ai locali d’ Italia. Ogni capitolo descrive un posto “chic”, ma anche il luogo e le sue origini e lo colloca in un contesto storico e geografico, che l’autrice introduce sempre con un’immagine, una frase, un richiamo, una citazione, una notazione curiosa. Aiutata in questo, senz’altro, dalla sua passione per il racconto e dalla sua capacità di cronista, da brava giornalista qual è.
Non ha trascurato la sua Basilicata, nostra terra comune. Qui ha trovato delle eccellenze, molte di nicchia, e le ha descritte nella loro originalità e bellezza, con obiettività e generosità. Le ha valorizzate, facendole uscire allo scoperto e descrivendole – si sente – anche un po’ con il cuore.
Ma senza “regali”, né concessioni!
Queste le proposte: da Palazzo Gattini - a Matera - con il Duomocafè, concept bar e caffè letterario con tanto di biblioteca, nella parte antica della città, in una dimora nobiliare, dove si mangiano prelibatezze, ma anche il caciocavallo podolico lucano; al lounge bar “La 19^ buca”, allestito sul fondo di un’antica cisterna nei Sassi; a “L’ Abbondanza Lucana”, dove amavano mangiare gli attori che, qui a Matera, hanno girato i loro film: da Sergio Castellitto, a Giorgio Faletti, a Mel Gibson.

La Basilicata è terra di Parchi. In quello Nazionale del Pollino, Isa Grassano propone il Ristorante “La luna Rossa”, di Terranova, con la cucina country, ma raffinata, dello chef Federico Valicenti; Sulle Piccole Dolomiti Lucane, nel Parco Regionale di Gallipoli cognato: “Il Becco della Civetta” a Castelmezzano, uno dei borghi più belli d’Italia, con una cucina familiare e genuina, condita con le erbe del Parco.
I Sassi, i musei di Matera, il “movie tour”, le bellezze naturali dei Parchi, le montagne, gli attrattori turistici. Tutto questo è descritto accanto e insieme ai locali, in una sorta di tour ideale, che diventa proposta reale per i visitatori, ma anche per chi in Basilicata ci vive.

Bella guida! Invitante, piacevole, curata. Sarà utile portarne una copia con noi. In giro per l’Italia.





27 gennaio 2014   Potenza   -   Auschwitz, Berlino, Gerusalemme: i luoghi della Memoria
Se non vai, non puoi capire davvero cosa successe. Puoi vedere tutti i film, le foto e i documentari prodotti sulla Shoa, puoi leggere libri e ascoltare testimonianze, puoi intervistare i sopravvissuti, partecipare a dibattiti e convegni, ma mai nulla ti farà “sentire” il senso della morte e dell’orrore che provi nel campo di Auschwitz. Già quella scritta all’entrata, Die Arbeite macht frei, il lavoro rende liberi, è – su quel cancello - un pugno allo stomaco. La più alta menzogna e il più alto sberleffo alla dignità umana.

Ero in vacanza in Polonia, nel 2005. Un viaggio sulle orme di Giovanni Paolo II scomparso da appena due mesi. Un viaggio rivelatore del significato di quel pontificato. In Polonia, a Cracovia, capisci storia e gesti di quel Papa. Ho resistito più di qualche giorno prima di fittare un’auto e andare ad Auschwitz e Birchenau. Sapevo che dovevo andarci, ma esitavo.
Ho capito perché, nelle 3 notti successive a quella visita, quando non sono riuscita a chiudere occhio e - quel poco che ho dormito – ho sognato quelle enormi cataste di scarpe di bimbi, di valige, di oggetti quotidiani, come la cromatina per le scarpe o le forcine per i capelli. E poi le bacheche piene di capelli. Tagliati subito e spediti nelle fabbriche tedesche, per tesserne stoffe. E’ questo che vedi ad Auschwitz: bacheche piene di oggetti sottratti a persone deportate con l’inganno, umiliate, annientate, uccise per un progetto folle e inumano. Le baracche, i forni crematori, le celle così strette da dover stare sempre in piedi, le foto di bambini che sembrano vecchi, il binario del treno, che si addentrava nel campo di Birchenau con baracche enormi, in cui si stava in 700, ammassati, con addosso un grembiule leggero, nell’inverno di Cracovia, dove la temperatura si puo’ abbassare anche fino a – 25 gradi.

C’è tutto questo. Ma tutto questo fa meno male di quelle bacheche, da cui sembrano alzarsi urla soffocate.
E poi c’è il silenzio. Nei viali tra le baracche e il quartiere generale delle SS il silenzio non è silenzio muto. E’ un silenzio che narra, che denuncia, che prega, che accusa, che ricorda, che interroga.

Sono stata ad Auschwitz il 14 giugno del 2005. Era l’anniversario dell’ apertura del campo, inizialmente riservato dai tedeschi ai polacchi, poi riempito con gli zingari, gli omosessuali, i preti e le suore “ribelli”, gli ebrei. Ho visto anziani, ormai ottantenni, aggirarsi tra i viali e preparare, con lentezza e convinzione, una cerimonia celebrativa, con l’aiuto di un gruppo di ragazzi Scout. Erano i primi prigionieri polacchi, i pochi scampati, che hanno voluto far diventare Auschwitz un museo, un luogo di denuncia e memoria permanente. Erano teneri e forti al tempo stesso, nelle loro divise. Un’ attività commovente, la loro, in un luogo in cui si respira la morte, quasi senza dolore. Perché quello che c’è ad Auschwitz è un dolore senza fine.

Avevo visto, studiato, cercato di capire. Anche in quel viaggio: nelle Sinagoghe-museo, nel ghetto ebraico, dove avevamo l’albergo, nei locali dove si mangiava accompagnati da una musica triste e da canzoni in lingua yiddish. Avevo cercato di mettere tutto questo in relazione alla letteratura e alla storia studiate nei miei anni universitari, per quegli unici due esami di Tedesco che avevo dato. Avevo fatto un mix. Cercavo di mettere insieme tutti questi tasselli per capire lo spirito di un popolo ferito, quasi annientato. La mia visita ad Auschwitz ha spazzato via tutto. Ha messo un suggello nel mio cuore e sulla mia conoscenza dei fatti. E’ li, dove in fondo si vedono solo file di case basse piene di bacheche, qualche foto e cio’ che resta di un forno crematorio e di camere a gas, che, viste cosi, potrebbero essere qualsiasi cosa, che ho capito – o mi sono illusa di aver capito - cosa davvero è successo all’uomo, alla sua follia, alla sua inimmaginabile cattiveria.

Ho ritrovato sensazioni simili anni dopo, a Berlino, nel 2011, addentrandomi nello stupendo monumento della memoria, che i tedeschi, in un’espiazione che continua, hanno voluto erigere. Addentrarsi tra quei blocchi di cemento simmetrici, che soffocano la luce, l’aria, la libertà mi hanno fatto risentire per un momento ad Auschwitz. Non sono andata al museo dell’ebraismo. Non ce l’avrei fatta.

Ma la storia – questa terribile storia – mi si è ripresentata, prepotente davanti l’anno scorso. 27 Gennaio 2013, giorno della memoria, a Gerusalemme. Era logico, quel giorno, dopo il nostro pellegrinaggio in terra santa con l’ Unitalsi, fare visita al Museo della Shoa, dove un sacrario con mille tessere nere, ricorda ognuna delle vittime dei lager, di cui non si conosce il nome. Anche qui si respira l’insensatezza della storia. E - ancor più - al Monumento ai Bambini. Una stanza sonora in cui migliaia di specchi riflettono l’immagine di un’ unica candela accesa circondata dai volti dei bambini uccisi, i cui nomi vengono ossessivamente ripetuti da una voce in preghiera. È il sacrario voluto dalla mamma di uno dei bambini morti, per tutti gli angeli trucidati in quella follia.
È il sacrario più struggente che abbia mai visto. In cui giustamente non si entra con le telecamere. Lo si attraversa al buio e in silenzio. Ciò che ognuno sente in quel momento è insondabile. Ma si avverte uno smarrimento profondo.
Da quel sacrario si esce attoniti. Senza neanche la forza per piangere.



23 novembre 2013   Potenza   -   la paura che non va via

Sono tra i pochi fortunati lucani che non hanno sentito nulla quella sera del 23 novembre 1980. L’ unico segnale che qualcosa stesse succedendo: la difficoltà a controllare l’auto in un curvone, che pure conoscevo bene. Sentivo come una forza centrifuga, che mi impediva di sterzare. Ma è stato un attimo poi il viaggio è ripreso senza intoppi. Una ventina di minuti dopo: l’arrivo a Potenza. Una folla scendeva verso la periferia. A piedi, in macchina, alcuni portavano sedie e coperte. Gente disperata, disorientata, spaventata, incredula. Guardavano la nostra auto salire verso la città e ci urlavano di non farlo. Ma perché? Che succedeva?

Sotto casa, i vicini, le prime spiegazioni, la paura che cominciava a farsi strada. “Non salite a casa”, ci dicevano. Il palazzo all’esterno era intatto. Ma dentro? Due militari, forse siciliani, ci chiesero di poter ascoltare la radio. Già, la radio in macchina! Non l’avevo accesa. Avevo continuato ad ascoltare un nastro di Claudio Baglioni e non avevo sentito, da quelli che anni dopo sarebbero diventati i miei colleghi, che la mia terra aveva tremato violentemente per 90 lunghi secondi, in senso ondulatorio e sussultorio, ed io non me ne ero accorta! Una scossa che aveva provocato 8 morti solo a Potenza. Che aveva reso la città un luogo silenzioso, irreale, dominato dalla paura e dall’angoscia. Una scossa che avrebbe cambiato la mia città e la mia gente per sempre.

Ci rimettemmo in macchina e rifacemmo i 60 chilometri già fatti. Indietro verso Corleto, dove temevamo potesse essere successo il peggio. Mi fermai a cercare un telefono. Niente. Non funzionava niente. Guidavo come in trance, mi sembrava di volare….
Ci misi pochissimo. Già all’ingresso del paese, anche qui: il silenzio. Un silenzio fatto di incredulità, di dolore, di paura, di rassegnazione. Niente morti, né danni evidenti. Mi unii a quel silenzio, a quell’angoscia, a quella paura che non era stata la mia, ma che avevo vissuto negli occhi e nei racconti degli altri.

Non avevo sentito quella terribile devastante prima scossa. Ma, nel tempo, sentii tutte le altre. Per anni. A scuola, quando scendevamo piano per le scale in fila indiana, tenendoci per mano; a casa, specie di notte, quando mi svegliava lo sfrigolio dei mattoni e il dondolio eccessivo del letto; per strada, quando i palazzi sembravano unirsi e toccarsi sulle nostre teste; persino al lavoro, ben 10 anni dopo, quel 5 maggio del ‘90, quando per scappare dalla redazione, ne ruzzolai tutte le scale.

Col tempo mi è sembrato di poterci convivere, mi sono rassegnata, ma mai abituata. Non ho esorcizzato la paura. E’ rimasta in me, anche quella che non ho vissuto. Viene fuori, ogni tanto. La paura non passa.



17 agosto 2013   Potenza   -   a teatro nella "pancia" del ponte

Potenza, Agosto 2013 - Una compagnia di 11 giovani attori, tre lucani e otto emiliani, diretti da Tanino De Rosa, lucano d’origine, bolognese d’adozione, regista, attore e formatore teatrale, fino al 2006 direttore artistico del Teatro San Martino e della Compagnia "Il gruppo libero" di Bologna. Esperto in pedagogia teatrale, lavora con gli attori, sperimentando nuove tecniche, in locations spesso inusuali.
A Potenza, per una residenza teatrale estiva voluta dall’ Associazione Basilicata 1799, che ha dato vita all’ anteprima dell’ormai affermato “Festival città delle 100 scale”, Tanino De Rosa e i suoi attori sono scesi ai margini della città, per ambientare al meglio “Quai Ouest” di Bernard-Marie Koltès, autore drammatico francese considerato tra i più importanti della fine del XX secolo, anche se poco conosciuto in Italia.
Il set: la “pancia” del Ponte Musmeci, il ponte-monumento sul Basento alla periferia di Potenza, le zone adiacenti, l’interno delle spettacolari arcate, le arcate stesse. Uno spettacolo “itinerante”, in cui il pubblico segue gli attori, partecipa, si mescola alla scena, in un happening di un’ora e mezza. Uno spettacolo che ha comunque un testo drammaturgico definito. Racconta storie disperate e di degrado, che, man mano, si intrecciano. Personaggi solo apparentemente lontani, i cui destini si sfiorano, senza mai incontrarsi davvero. Una metafora delle contraddizioni sociali e dell’incomunicabilità moderna, che trova nella collocazione spaziale un valido aiuto. Gli spettatori, seduti, in piedi o inginocchiati nella “pancia” del Musmeci scosso di continuo dal passaggio delle auto, hanno potuto assistere, in un’atmosfera semibuia, ad uno spettacolo davvero moderno. Sullo sfondo, appena visibile attraverso il cemento delle arcate: le luci di Potenza in una calda, poco affollata, sera d’estate. Una scena che man mano si sposta: vicino ad un ideale falò, accanto alla vegetazione che costeggia il Basento, vicino ad una baracca. Luoghi che possono facilmente far pensare all’ hangar vicino al porto in cui il testo è ambientato dallo scrittore francese. Tutto sembra in divenire ma fermo; tutto è sospeso e scarno; i destini di nativi, immigrati, ricchi, poveri, giovani, vecchi, si sfiorano in maniera tragica, come in tutte le anonime periferie descritte, con realismo e visionarietà al tempo stesso, dagli autori metropolitani del ‘900.
Per gli allievi, una buona prova d’attore. Per gli ideatori del Festival, la conferma di un’intuizione: quella di poter valorizzare gli spazi abbandonati. Il recupero e l’utilizzo dell’area intorno al grande ponte d’accesso a Potenza è una delle costanti dell’ Associazione Basilicata 1799, che qui ha portato – in cinque anni di festival - spettacoli acrobatici, architetti e volontari, per costruire un giardino in movimento, grandi artisti con le loro installazioni post moderne. Ora il Teatro. Quello più moderno ed emozionante, perché più vicino alla sensibilità del nostro tempo.




25 giugno 2013   Potenza   -   io lo ricordo così

Emilio Colombo. Noi lo chiamavamo Presidente, ma non lo sentivamo distante. Era una persona semplice. Si intratteneva volentieri con noi, che eravamo solo dei ragazzi. Lui era, di volta in volta, presidente del consiglio, ministro, presidente del parlamento europeo…per noi rimaneva Emilio Colombo, potentino come noi, al partito con noi. Nella nostra città nei fine settimana, sul nostro stesso corso, nelle nostre stesse chiese. Era uno di noi. Ci ascoltava. Ci consigliava. Ci redarguiva. Eppure non ricordo di averne mai avuto soggezione. Forse, allora, ne intuivo solo – ma senza troppa consapevolezza - la statura politica, nazionale e internazionale e l’importanza che ha avuto per lo sviluppo della nostra piccola Basilicata. Ascoltavo le sue parole, le sue analisi; mi piaceva la ferma capacità di mediazione, che traspariva dai suoi discorsi, quando cercava di comprendere e appoggiare le nostre scelte di giovani democristiani, non sempre proprio “allineati” ai voleri degli adulti. Colombo si è identificato con la Basilicata, senza distanze. E’ cosi che lo ricordo. Un uomo semplice, che- anche da ministro o presidente – si intratteneva senza barriere con i giovani della sua città.



16 marzo 2013   Potenza   -   Laura Presidente!
Laura Boldrini è Presidente della Camera.
Una donna coraggiosa, volitiva, intelligente. Una donna con un grande senso dell’umanità. Una donna “organizzata”. Ho avuto l’ onore, l’ onere e il piacere di presentare il suo libro “Indietro Tutti” – la cui recensione riporto nella sezione “ho letto” /saggi e dintorn di questo sito. Un libro sui respingimenti in mare approvati dal nostro governo, a danno dei tanti extracomunitari in fuga da zone martoriate dalla terra. Laura io l’ho conosciuta quando si occupava per l’alto commissariato dell’Onu, con passione e grande partecipazione personale, del dramma di queste persone, che, alla ventura, in cerca di una speranza, il più delle volte venivano ricacciate in mare. Per tornare indietro, nel migliore dei casi. Laura racconta nel libro, e lo faceva anche quel giorno, a Potenza nel corso della presentazione del libro e poi, dopo, a pranzo con alcuni giornalisti – le storie sventurate e sconosciute di “persone”, che mai avrebbe definito “clandestini”. Una giornata, da cui è nata una bella “amicizia”. Almeno epistolare. Un confronto serrato sui temi sociali e dell’emigrazione. Che spero continui.
E’ una gioia, per me, vederla - oggi - terza carica della Repubblica. In bocca al lupo, cara Laura!



13 marzo 2013   roma   -   Papa Francesco
eravamo andati in piazza San Pietro, una decina di colleghi, reduci da una lunga riunione in Casagit.
Solo per curiosità. Pensavamo di vedere una fumata nera e tornare per cena all' Eur, dov'erano rimasti gli altri.
Alcuni più attratti dal grande centro commerciale di fronte all'albergo, che da una passeggiata in Vaticano.

...E meno male. Eravamo lì neanche da mezz'ora, sotto la pioggia, quando dal comignolo della Cappella Sistina è cominciato ad uscire un fumo bianco, sempre più bianco e consistente....

E' stata una grande emozione. Il cielo si è rasserenato. La pioggia è cessata. Sembrava una serata ottobrina. Di quelle tanto piacevoli a Roma. Un'attesa lunga, più di un'ora e poi quel "Buonasera" del nuovo Papa....non avevo mai sentito un Papa dire "Buonasera".

E' un buon segno, come il nome Francesco, come il suo sorriso fermo, come la sua umiltà...
E' stato bello esserci...










8 marzo 2013   Potenza   -   8 marzo - perché?

Quando ero giovane mi battevo per la parità, ma soprattutto per il “dialogo con gli uomini”. Non partecipavo ai coloratissimi cortei delle femministe. Preferivo confrontarmi sui temi caldi degli anni ’70, cercando un equilibrio tra valori, modernità, emancipazione, rivoluzione. Poi quest’ondata si è spenta. Ognuno è tornato nel suo privato. Ha trionfato l’ individualismo.
Conquistate alcune leggi, che sembravano fondamentali, le donne degli anni ‘80 si sono confrontate con la carriera, il rampantismo, lo yuppismo. Io che frequentavo una facoltà universitaria piena di stranieri sentivo ancora, lontana, quell’onda rivoluzionaria, ma in una lingua che non era la mia….noi, sembrava non avessimo più niente su cui dibattere...
Gli anni ’90 hanno portato il confronto con il lavoro. Il discrimine, mai dichiaratamente sessista, tra chi decide e chi “lavora”. Io - che per necessità contrattuali - mi occupavo ogni domenica di calcio, sentivo che il mio essere donna comprometteva il giudizio sulla mia professionalità. Cosa che non accadeva se mi occupavo di politica, giudiziaria o sanità.
Gli anni 2000: la maturità, umana e professionale per me, la ripresa del dibattito tra e con le donne, che sono tornate ad urlare. Senza folklore. Con dolore. Con consapevolezza. Forti dei diritti acquisiti, deboli di una condizione che non è cambiata poi molto. L’emergenza – oggi che si denuncia di più – è quella della violenza, dello stalking fino all’omicidio. Del ricatto sessuale sul lavoro; della scelta quasi obbligata tra lavoro e famiglia. Un cammino lungo, che sembra attorcigliarsi su se stesso. Che, invece, procede.
In questo 8 marzo la notizia è che – in Italia - ci sono più donne, e giovani, in Parlamento. Che in Basilicata c’è l’unica donna in Italia capo del Dipartimento delle Polizia Stradale. Ma anche che in Medio Oriente si annulla una maratona, da quest’anno non più aperta alle donne. E che in Siria le donne profughe cercano di mettere al riparo i propri figli dalla guerra civile. Fuggendo.
Allora cosa e quanto è cambiato? Forse dovrò aspettare ancora altri 8 marzo, per capire...



28 febbraio 2013     -   Donne in viaggio - la guida della giornalista Isa Grassano
Né sola, né male accompagnata? Allora vuol dire che sei con le tue amiche...meglio se in viaggio. É questa la filosofia della giornalista Isa Grassano che ha dato vita ad una guida tutta rosa dal titolo “In viaggio con le amiche” (Newton Compton, 9,90 euro).
Dopo il successo di “101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia”, la giornalista, esperta di turismo e da anni collaboratrice delle principali testate nazionali, propone una serie di destinazioni per tutte coloro che vogliono concedersi uno stacco dalla vita quotidiana e godersi un viaggio all’insegna dell’avventura, una pausa per riscoprire i piaceri dell’arte, un tour insolito verso destinazioni poco note o anche un agognato break di assoluto benessere, coccolate da massaggi e percorsi per ritrovare l’equilibrio.
Mete pink nei colori, nelle atmosfere, nei dettagli, in Italia, ma anche in Europa e all’estero. Luoghi ideali al femminile e sicuri da girare. Luoghi dove sentirsi un po’ a casa, pur cambiando posto, in modo da ritornare a casa e sentirsi cambiate dentro.
Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Per chi ama rilassarsi, magari alle terme; chi vuole isolarsi in un monastero per ritrovare se stessa, chi cerca un luogo digital free perché ama staccare da cellulari, mail e ipad. Per chi vuole flirtare, farsi corteggiare, vivere l'amore pazzo vacanziero. Ancora, chi ama i viaggi avventurosi, chi da ogni viaggio vuole fare un’esperienza e, quindi, s’iscrive ad un corso di cucina. Ogni proposta rispecchia la curiosità, l’allegria, l’attenzione al particolare e anche un pizzico di civetteria, insomma, tutte quelle caratteristiche che fanno parte del dna femminile.
Così si può liberare l’adrenalina ad un’altezza di 600 metri, facendo il Volo dell’Angelo tra Castelmezzano e Pietrapertosa. Fare shopping senza sensi di colpa all’outlet delle suore di Santa Maria del Rosario a Iolo, a sud della città di Prato, con il loro spaccio benefico. O scegliere Leeds, in Inghilterra, per passare da boutique in boutique. Ma anche lasciarsi coccolare in un hammam riservato alle sole ladies, o dormire in un ostello per girls, o in una camera da sogno.
A conferma di questo desiderio di staccare ci sono anche dati statistici. Secondo i dati del Touring le viaggiatrici italiane sono un milione e 400 mila, mentre negli stati uniti le donne che partono da sole rappresentano il 75% della popolazione. Sei donne su dieci (ricerca di Meta Comunicazione) aspirano a regalarsi un week end, una vacanza, o anche solo un giorno con la propria amica del cuore, o più di una, per staccare dal quotidiano, lasciare a casa marito, fidanzato, figli e problemi e ritrovare se stesse, complicità e unione nello shopping, risate, in modo tale da tornare ricaricate.
E al ritorno sarà spontaneo esclamare la frase cult di Rutger Hauer (Roy Batty) nel film Blade Runner, riveduta e corretta: «ho visto cose che voi uomini non potreste mai immaginare». Perché le cose filtrate da una leggerezza pink, hanno sempre un’altra magia.
La guida rosa di Isa Grassano include anche esperienze pink da vivere, ostelli al femminile, hotel che propongono pacchetti ladies, siti da consultare prima di partire e le app da avere sempre nel proprio bagaglio a mano.
E per continuare a seguirla, c’è anche un blog www.amichesiparte.com che tiene con la collega e amica di viaggio, la giornalista Lucrezia Argentiero.




19 luglio 2009   Dolomiti Lucane   -   Il percorso delle sette pietre
Le Piccole Dolomiti Lucane, sono un posto magico e incantato. Non solo Dolomiti in miniatura, che accendono la fantasia, stimolano l’immaginazione, invitano a sognare. Ma un luogo in cui la suggestione è tanta da far scivolare indietro nel tempo e nello spazio, fin dentro gli antri in cui vivevano le streghe. I luoghi e lo spazio ora raggiungibili attraverso il percorso delle sette pietre: installazioni scultoree su un antico sentiero contadino, dove si raccontano con le parole incise sulla pietra gli immaginari popolari. Una storia ispirata al racconto del giornalista e scrittore Mimmo Sammartino “Vito ballava con le streghe” edito da Sellerio. Il percorso letterario ha recuperato l’antico tratturo di due chilometri, che anticamente collegava Pietrapertosa e Castelmezzano – dove il racconto è ambientato. Un percorso culturale, visionario, paesaggistico. Per immergersi in una storia ancestrale, che fa parte della cultura, dimenticata, di tutti noi lucani.



18 luglio 2009   Potenza   -   Ognuno ci veda cosa vuole!
Quando frequentavo l'Orientale di Napoli studiavo il post-moderno. La professoressa di Inglese ci invogliava a riconoscerlo tra i vicoli di Napoli, dove antico e contemporaneo si mescolavano continuamente, in colori e atmosfere, che facevano intuire la vera essenza del post-moderno.
Da ieri ci sono in città, a Potenza, 4 installazioni contemporanee, che vanno oltre il post-moderno. Quella che più ha fatto discutere e più ha suscitato curiosità è una serie di bandierine con i colori dell'arcobaleno, che sventolano ai lati dell'avveniristico Ponte Musumeci. L'idea è stata del francese Daniel Buren, che ho scoperto essere un grande nome dell'arte contemporanea, della ricerca sul colore e sulla connessione spazio temporale delle opere. Ha cercato di spiegarmi tutto questo in un italiano abbastanza comprensibile, ma ha poi detto che non puo' generalizzare il significato dell'arte contemporanea, quindi "ognuno ci veda quello che vuole!". E cosi, con questa esortazione in testa, ho proseguito alla scoperta delle altre installazioni in città: il labirinto vegetale di Michele Iodice al parco Baden Powell; la rete luminiscente di Giovanna Bianco e Pino Valente sul palazzo in degrado dell'ex biblioteca provinciale; l'installazione interattiva dello Studio Azzurro lungo la storica Scalinata del Popolo. E ho ripensato ai miei anni di Napoli. Le bandierine sul ponte Musumeci sono già una compagnia; la rete luminosa sulla ex biblioteca fa ripensare alla comunicazione perduta di un ex- luogo di cultura; le figure virtuali sulle Scale del Popolo parlano della città e della sua antica tradizione dei falò; nel labirinto del parco il Filo di Arianna si snoda ancora per i bambini del 2000. E "ognuno ci veda quello che vuole!". Purché ci sia l'emozione. Come insegnava la mia prof. dell'Orientale.



7 luglio 2009   matera - cava del sole   -   Concerto Claudio Baglioni
Un luogo incantato e suggestivo per un'opera-concerto. Le canzoni d'amore del primo Claudio Baglioni, quello di "Questo piccolo grande amore", supportate da video e parole, quelle del libro QPGA. Un concerto con assolute protagoniste la musica e la multimedialità, sullo sfondo dell'antica Cava del Sole a Matera. Pietra di tufo, musica, poesia, immagini e un pubblico partecipe e numerosissimo. Dopo 5 anni Claudio Baglioni è tornato in Basilicata. Portando come sempre arte, originalità e un pizzico di magia. Almeno per me!



1 maggio 2009   potenza   -   il conto delle minne
è il libreria, ai primi posti nelle classifiche di vendita, il conto delle minne, delizioso romanzo della mia amica giuseppina torregrossa. non solo una saga familiare, ma una favola moderna in cui tutte le donne potranno riconoscersi. ve lo consiglio. è edito da mondanori e sarà tra i protagonisti del prossimo women's fiction festival a fine settembre a matera


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