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Quattro piccole ostriche, di Andrea Purgatori
di Grazia Napoli


Ho incontrato Andrea Purgatori oltre 10 anni fa per un corso sul giornalismo investigativo che il ForMedia, l’ente di Formazione dell’Associazione della Stampa di Basilicata e ella Fnsi, aveva organizzato a Tursi, in provincia di Matera, in una location fantastica, in cima al paese antico, in quella che era stata la “Rabatana” di araba memoria, in un albergo che i proprietari hanno voluto ribattezzare il “Palazzo dei Poeti”, in omaggio al loro Albino Pierro e alla tradizione locale.




Qui, per 3 giorni, abbiamo cercato di carpire i segreti della perfetta inchiesta a uno dei giornalisti più famosi e bravi in questo campo. Apprezzato e seguito soprattutto dopo la sua inchiesta sul caso Ustica. Grande dimestichezza con la materia, grande esperienza, grande curiosità e razionalità nel mettere in fila gli elementi, grande costanza nel tornare sempre indietro, al punto di partenza e ricominciare, per avere un elemento in più.

Sulla scorta di quelle competenze, della conoscenza della cronaca, della passione per il racconto è uscito ora il primo romanzo di Andrea Purgatori “Quattro piccole ostriche”. L’ho visto per caso nella vetrina della libreria della Stazione Termini a Roma. Non potevo non comprarlo.

Non amo i thriller, ma ho subito saputo che questo libro lo avrei letto. E infatti l’ho divorato!




La vicenda si svolge in parallelo nel novembre del 1989 a Berlino, nei giorni della caduta del muro e esattamente 30 anni dopo nel novembre 2019 tra Berlino e una località sulla Alpi svizzere. La storia parte dall’assassinio di un diplomatico russo, il 31 ottobre 2019 in un parco della capitale tedesca. Subito si parla di ISIS, ma si tratta di un depistaggio. Dopo il delitto, Greta, ex spia della Stasi tedesca richiama a Berlino un collega e suo ex amante rifugiatosi in Svizzera sotto falso nome la notte stessa della caduta del muro. Quel delitto ha trame complesse e nasce dal tentativo della Russia di impadronirsi dei dossier di un progetto di spionaggio della Stasi, Walrus. Progetto che coinvolge 4 agenti dormienti e insospettabili, dislocati in diversi punti della terra, che la Stasi aveva ammaestrato ad uccidere.

La vicenda e la ricostruzione dei fatti sottende alla parte romanzata una conoscenza profonda dei meccanismi, della storia, della vicenda tedesca di quegli anni e delle conseguenze che la caduta del muro ha avuto non solo sui cittadini delle due Germanie, ma sugli apparati dei due Stati, sulle persone coinvolte nei livelli politici e militari, sulle logiche diventate all’improvviso superate, ma capaci di scatenare reazioni e strascichi a distanza di 30 anni.

La tecnica investigativa aiuta la costruzione del racconto, da cui emerge uno spaccato sociale e della gerarchia del potere della Germania di ieri e di oggi, ma non tralascia sentimenti e relazioni stravolti e cancellati da logiche e intrighi imposti da livelli superiori.

Un romanzo avvincente, in cui i personaggi, schiacciati dai loro destini, sembrano non volersi arrendere e continuare a mostrare le convinzioni e la determinazione di chi – seppur giovane – ha avuto un passato militare e addirittura da Spia. E’ il caso di Greta, ormai minata da una malattia che le sarà fatale, come di Wilhelm /Markus che cerca un futuro in Svizzera e pare trovarlo.

Le indagini sono affidate ad una figura femminile solo apparentemente fragile: la commissaria di polizia figlia di immigrati calabresi, con un passato giovanile non proprio limpido. Anche lei non cederà fino alla verità.

Andrea Purgatori si conferma – nel suo primo romanzo – grande narratore e conoscitore di anime come nella sua esperienza di sceneggiatore. Ci ha fatto conoscere personaggi storici perfettamente inseriti nel loro tempo – ad esempio Caravaggio – ma anche personaggi di fantasia come l’avvocato Rocco Tasca perfettamente inserito nella cronaca e nell’attualità. Segno che, in fondo a tutto, c’è sempre il giornalista!

  
  
  

 
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