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Viaggiatori di nuvole – di Giuseppe Lupo
di Grazia Napoli



“Più che nella menzogna della letteratura, credo nell’utopia o nel sogno della storia”




Agosto 2013 – Una scrittura visionaria e ironica. Un racconto che si snoda come una favola e la supera. Una narrazione in cui la Storia, quella con la S , fa da sfondo alle vicende apparentemente piccole degli uomini, divenendone ambientazione.
Gli Stati Italiani e la Francia di fine ‘400 e la contrapposizione degli eserciti in una guerra di conquista sono lo scenario storico in cui si muovono uomini assetati di conoscenza, di cultura, di lettere. Sono gli uomini del Rinascimento, che scoprono la stampa dei primi libri, la scienza e l’arte di Leonardo,  la tolleranza tra uomini di culture e religioni diverse, che convivono e si fanno inconsciamente ambasciatori di novità. Concetti agli albori, incarnati dai protagonisti.
Zosimo Aleppo, di discendenza ebrea, è il “viaggiatore”, inviato dallo stampatore arrivato a Venezia dal Nord Europa a cercare un chierico, che tutti chiamano “pettirosso”, custode di pergamene preziose, da stampare, perché non se ne perda la memoria. Un viaggio che da Venezia arriva alla corte estense, a Milano, in Francia, fino giù a Napoli e ad Atella, nella lontana terra di Basilicata, terra d’origine del “pettirosso”, ma anche dell’autore. Un lungo viaggio nella storia, nella memoria, dentro se stessi, alla ricerca delle origini, non solo geografiche. Un viaggio in compagnia di una donna dalla pelle scura, che si chiama “Nuovomondo”. Un viaggio che si fa ossessione, che attraversa il sogno, che insegue un ideale. Che mira a lasciare traccia di sé nel racconto, sulla carta, attraverso la stampa. Lontana vera conquista di libertà.
Giuseppe Lupo riesce ancora una volta a raccontarci il sogno. In una scrittura stratificata, che inventa linguaggi e trascina in una dimensione surreale, mai, però,  veramente fuori dalla realtà. In primo piano: personaggi minori, che incrociano i destini dei potenti. Ne riportano impressioni, descrizioni, valutazioni, ma non lasciano che diventino i protagonisti. Figure storiche ce ne sono, da Isabella d’Este a Francesco Gonzaga, da Leonardo da Vinci a Gilbert de Montpensier, ma rimangono  figure di contorno. Succede anche ne “La Carovana Zanardelli”, dove un fotografo di provincia attorniato da varia umanità documenta il viaggio del primo ministro nelle martoriate terre di Basilicata, ai primi del ‘900. E ne “La sposa di Palmira”, dove è un falegname intagliatore a raccontare – attraverso gli intarsi di un mobile per una sposa della vecchia Oppido - le storie perse del paese, ancora un paese lucano, devastato dal terremoto.
Storie tra verità e leggenda, tra realtà e fantasia, che sopravvivono grazie al racconto, ai libri, alla Letteratura. Protagonisti veri – io credo – anche di questo romanzo.

  
  
  

 
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