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L'uomo dei Taccuini di Candio Tiberi
di Grazia Napoli


- Questo articolo è stato già pubblicato sul n. 70 della Rivista culturale online www.goccedautore.it diretta da Eva Bonitatibus






Una storia di vita. Un racconto serrato, che, man mano che procede, si addentra nella vicenda umana di un uomo, ma anche nei paesaggi, nelle tradizioni, nelle abitudini, nei valori di un qualsiasi paese del Sud Italia.    
"L'uomo dei taccuini, se mai ti parlassero di me" - Alcheringa Edizioni, 2018 - è il libro di esordio del lucano Candio Tiberi, economista e giornalista, ora romanziere.
La narrazione parte da un espediente letterario, che si rivela il cardine della storia stessa.
L' architetto Libero Moretti, alla sua morte, lascia ad un notaio di Roma una strana eredità per una giornalista, che non l'ha mai conosciuto: una serie di taccuini vergati a mano e scritti nel corso di tutta una vita. Chiede che - da quegli appunti - Lara, questo il nome della giovane professionista free-lance, desuma e racconti la sua vita, anche quella intima, dei segreti e della sofferenza, sconosciuta ai più.
Una richiesta strana, inspiegabile, che arriva da uno sconosciuto. Ma intrigante. Specie per chi vive di parole!





Il romanzo nasce e cresce da questi appunti. L'infanzia a Campecchio, piccolo centro del Sud, l' Università a Roma, il matrimonio con l'amica di sempre, l'affermazione professionale, i figli, i tradimenti, gli incontri.
Ogni taccuino – da rimettere faticosamente in sequenza cronologica - contiene una parte di questi capitoli, fitti di fatti e aneddoti, che si svolgono nella capitale e in giro per il mondo, ma hanno radici e cuore nel Sud. Tradizioni, oggetti quotidiani, piatti, rapporti familiari. Tutto si dipana in questo microcosmo, che è poi il retroterra culturale e storico dell'autore.
Candio Tiberi è stato Sindaco di Campomaggiore, piccolo centro dell'entroterra potentino, per dieci anni. In quel periodo tra i più giovani Sindaci d’Italia, se non il più giovane. Per la sua terra ha “progettato”. E alcuni di questi progetti, come la trasformazione della storica “Città dell'Utopia” in un'occasione di sviluppo turistico e culturale, tra i ruderi di Campomaggiore vecchio, sono progetti reali e realizzati, citati nel libro, riconoscibilissimi soprattutto per noi lucani. Sono i progetti del protagonista, l’architetto Moretti, che ha avuto – tra l’altro – un padre Sindaco.
Non è certo un’autobiografia, ma se ne trovano alcuni spunti, perlomeno riferiti all’esperienza familiare e pubblica di Tiberi. “L’uomo dei taccuini” è un libro che affonda le radici nell’humus culturale lucano e ripercorre le vite e le esperienze di tanti studenti fuori sede, rimasti poi a lavorare altrove, ma sempre con la propria terra nel cuore. Storie in cui gli incontri di formazione e affermazione rimangono quelli legati al paese d’origine. Storie che fanno giri lunghissimi, per tornare da dove sono partite.
Libero torna idealmente con i suoi taccuini, e con il romanzo che ne scaturirà, alla sua terra, che diventa – suo malgrado – protagonista, con e quanto lui. In un cerchio, che si chiude e che finisce per coinvolgere tutti. Anche l'ignara voce narrante della giornalista-scrittrice.
Un romanzo che si legge tutto di un fiato. Scritto con semplicità, efficacia e cuore, non senza approfondimento e partecipazione emotiva. Che coinvolge anche il lettore.
Per Candio Tiberi una buona prima d'autore.

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