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Lo Scarafaggio di Ian McEwan
di Grazia Napoli

Torno a proporre un libro di Ian McEwan per l’incredibile coincidenza tra il suo ultimo romanzo – pubblicato in Italia da Einaudi a Marzo 2020, in pieno lockdown mondiale – e il tema potere e comunità, che fa da filo conduttore a questo numero della rivista.




Un omaggio a Franz Kafka, ma soprattutto a Swift, che, senza troppi giri di parole, né metafore parla dell’Inghilterra di oggi, del gruppo di potere che la governa, della comunità che applaude e subisce e, quasi senza capire e rendersene conto, si trova fuori dall’Europa, in attuazione di una politica che McEwan definisce dell’Inversione, nome di fantasia per Brexit ed Economia dell’egoismo e della chiusura.

Protagonista de “Lo Scarafaggio” è Jim Sams (come non pensare subito a Gregor Samsa, l’uomo-scarafaggio de “La Metamorfosi” di Franz Kafka?) che, una mattina di un giorno speciale per il Paese, da scarafaggio si risveglia in sembianze umane, nel letto del n. 10 di Downing Street a Londra, la residenza del Primo Ministro Britannico. Jim, svegliandosi, non trova più le sue zampette, al loro posto: braccia e gambe, che fatica ad articolare. Una testa troppo pesante. In bocca, uno strano muscolo umido.

Sorpreso dal suo nuovo aspetto e ancora intorpidito dal sonno, rimane supino – come l’uomo-insetto di Kafka – e fa uno sforzo per capire. Man mano, ricorda di essere arrivato sin qui insieme ai suoi simili in un lungo tragitto dalle stanze polverose e i tappeti di Westminster, sede del Parlamento, lungo il Whitehall, passando sotto marciapiedi, nelle buche e nell’immondizia, di cui si è nutrito, fino alle scale della residenza, strisciando sotto le porte.

Uno scritto di grande comicità, ironia e amarezza al tempo stesso, in cui la parola del grande scrittore britannico – ispirata alla satira di Jonathan Swift, in particolate al suo pamphlet “Una modesta proposta” - tesse una trama tra cronaca e immaginazione, che sembra una favola, ma, in realtà, racconta - senza troppi veli - la storia dell’Inghilterra di Boris Johnson. Una politica che sconcerta gli altri capi di Stato, ad eccezione del Presidente degli Stati Uniti d’ America, che McEwan chiama Archie Tupper.

Jim Sams e tutti gli scarafaggi suoi adepti e collaboratori, fino a questo momento abituati a razzolare nel letame, come è nella loro specie, si adattano anche alla condizione umana e “governano” in nome del Sovranismo. Hanno un compito preciso, prima di tornare da dove sono venuti. La comunità politica e quella civile, in parte approvano, in parte guardano basite, in minima parte preparano il dissenso.

Una satira feroce contro l’ignoranza, il populismo, il governo in nome di “uno solo”, da cui la comunità è surclassata, esclusa, bandita. Specie la parte povera o diversa per razza, etnia e religione. In questo caso: la comunità che non appartiene alla specie “scarafaggio”.

Il populismo, insinuatosi in più di una comunità nel mondo non lascia spazio alla ragione e alla ragionevolezza. Combatte lo straniero e sé stessa. Si chiude nei propri confini geografici e progettuali. E quando la Cancelliera tedesca chiede a Jim: ”Warum?”- “Perché?” – la risposta è “perché sì”.

Cento pagine che si leggono d’un fiato. Che fanno sorridere e riflettere. Che invitano a guardare con maggiore attenzione ai “mostri” che, sotto varie forme, si agitano nelle nostre Comunità. Mostri economici, ideologici, ambientali; lobbies inattaccabili e granitiche, che rispondono solo alla loro “specie”.

Un pamphlet che riesce comunque a lasciare un messaggio positivo. Un invito al recupero dell’unità e della ragione, che, in questo periodo di ripresa dalla terribile pandemia che ci ha colpito tutti, può ancora dare una possibilità.

“Al contrario – conclude McEwan - ci rimane solo una risata!”


*questo articolo è stato pubblicato sul n. 86 della rivista culturale online goccedautore.it

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