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Matera - Immagini di una civiltà
di Grazia Napoli


Figura 1 - Matera


Avvolgente, accogliente, ospitale. Così appare Matera al visitatore, che, per la prima volta, ne attraversi le strade: vive, illuminate, scandite dai negozi, dal traffico, dai semafori: testimoni di un tempo nuovo, nelle stradine strette, che scendono tra i palazzi e, dai quartieri periferici, si incuneano, piano, verso il centro; verso la zona più vecchia, più vera e più bella; salotto storico dal cuore antico, proteso verso la modernità. Tra passato e futuro, in un gioco di immagini, di luci, di colori, Matera non è più solo la città "bellissima, pittoresca e impressionante" descritta da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli: è una città nuova, vitale, moderna, ma dalla Storia antica. E' la testimonianza ancora viva della civiltà delle grotte, che risale indietro nel tempo di almeno 9.000 anni e mostra l'ingegno, la capacità di sopravvivenza di contadini e pastori, in zone impervie, aride e senz'acqua.


Figura 2 - Veduta della Murgia


Una Storia raccontata dai vicini Villaggi Trincerati. Quello della Murgia Timone risale al neolitico. Fondi di capanne a forma circolare; rudimentali cisterne per la conservazione delle derrate e fosse di decantazione testimoniano la presenza di una prima forma di vita rurale. Intorno all'anno Mille avanti Cristo, parte del fossato difensivo fu utilizzato per farne delle tombe. L'esistenza di forme di vita sociale, che attestano già la presenza di un culto religioso, è documentata dai ritrovamenti della collina di Timmari: con una Necropoli del IV-III secolo avanti Cristo. Sulla collina: anche i resti di un Santuario dedicato a Porsefone.

Racconta la vita domestica in grotta il Villaggio Saraceno: in una valletta, scavata, per millenni, dalle acque. Tutti segni di un'antichissima civiltà, i cui protagonisti si spostarono progressivamente dalla riva sinistra della Gravina verso la "Civita", primo vero nucleo di Matera, già esistente all'arrivo dei Greci e dei Romani. Sottomessa dai Goti di Teodorico e dai Longobardi, nel 664 Matera entrò a far parte del Ducato di Benevento. Fu distrutta tre volte in 130 anni. Dall'VIII al XIII secolo, la città cominciò ad espandersi con insediamenti religiosi costruiti da monaci della Cappadocia, sfuggiti alle persecuzioni iconoclaste. Si stabilirono nelle grotte, le decorarono e vi ricavarono altari, sacrari, absidi. Nella sua lunga storia Matera fu angioina, aragonese e, tra il '400 e il '500, rifugio di albanesi, serbi e croati, i cosiddetti "Schiavoni", che, sfuggiti alle invasioni turche, si insediarono nel Sasso Caveoso, accanto ai contadini materani, che man mano, avevano preso il posto dei monaci. Gli Aragonesi cedettero Matera al Conte Giancarlo Tramontano, signore-tiranno, ucciso, nel 1514, dal popolo stanco dei suoi soprusi, all'uscita della messa, in Cattedrale, in quella che, oggi, si chiama, a memoria di quei giorni, via Riscatto. Del conte rimane, sulla collina appena fuori città, l'incompiuto, imponente Castello, che doveva essere un maniero costruito con i proventi delle tasse estorte ai cittadini. Più volte venduta e più volte riscattata, Matera fu, dal 1663 al 1806, sede della Regia Udienza di Basilicata. Dal 1927 è capoluogo di Provincia.

Matera è anche città nascosta, sotterranea. E' nelle sue viscere, infatti, che custodisce ricchezze architettoniche e di valore storico, che ad ogni scavo, ad ogni lavoro di ristrutturazione vengono fuori. Come gli antichi ipogei sotto la centralissima Piazza Vittorio Veneto, salotto buono della città, tradizionale luogo d'incontro, di affari e di ozio. Sepolto, da oltre un secolo, un intero quartiere, con tanto di torre aragonese e cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Al di sopra degli ipogei, la vita moderna scorre. La piazza, le chiese, i palazzi nobiliari, il settecentesco Convento dell’Annunziata, sede della Biblioteca Provinciale, il Palazzo della Prefettura rimangono testimoni del cammino di questa città. Un cammino, che racconta di quando l'uomo aveva nelle grotte di tufo una “casa”.

E' l'ormai conosciutissima storia dei Sassi, i rioni rupestri medievali, che affiancano la Civita e in cui la popolazione visse fino al secondo dopoguerra del nostro secolo. Oggi: patrimonio artistico mondiale tutelato dall'UNESCO, ripercorrono l'evoluzione, a suo modo ingegnosa, di una civiltà. Scenografici, pittoreschi, suggestivi, a chi li visita con gli occhi del turista non appare più "l'inferno dantesco", di cui parla Carlo Levi in una drammatica descrizione di abbandono e povertà. La gente vive altrove. Borgo Venusio, "La Martella" furono costruiti, negli anni '50, per ospitare gli sfollati delle vecchie grotte, per effetto di una Legge voluta da De Gasperi; la città è cambiata, il tessuto sociale si è trasformato. I Sassi, però, rimangono Monumento, che trasuda storia, che esige rispetto e considerazione, che invita a tornare, ma in condizioni diverse. Con un pieno riutilizzo. Grazie ad una legge, ma anche alla fede, che i materani hanno continuato ad avere nella possibilità di recupero della propria tradizione, della propria memoria, della propria Storia. Oggi risultano residenti nei Sassi quasi persone, ma non tutti vi abitano. I Palazzi e gli appartamenti restaurati sono case confortevoli, in cui il contrasto dell'arredamento moderno con i pezzi di tufo ancora scoperti o con le volte riaffrescate crea un ambiente postmoderno e affascinante. E' un modo per calarsi completamente nella propria Storia, averla addosso, riviverla, andando, allo stesso tempo, avanti. Architetti del calibro di Renzo Piano, Soprintendenze, urbanisti, amministratori, uomini di cultura, cooperative di giovani hanno profuso impegno, suggerito idee, realizzato progetti per i Sassi. Matera è stata rivitalizzata anche grazie agli intellettuali riuniti in Circoli ed Associazioni.

La Storia di Matera è raccontata anche nelle Sale del Museo Nazionale, intitolato a Domenico Ridola, medico-senatore-archeologo materano, che ne fu il fondatore. Ridola condusse i suoi primi scavi nel 1872, soprattutto nei Villaggi Tricerati, dove rinvenne interi corredi funerari, completi di ceramiche, bronzi, statuine fittili. Al Museo “Ridola” è ricostruita la civiltà dell’uomo attraverso le armi, gli oggetti di uso agricolo, gli ornamenti, i simboli religiosi. I Vasi attici, testimoni della presenza greca, si affiancano a quelli a figure rosse del “Pittore di Pisticci”; agli oggetti dell’età del ferro, si contrappongono gli utensili lignei, simbolo di arte popolare.

La Storia antica è tutta nel patrimonio rupestre. Chiese, Conventi, Monasteri scavati nella roccia. Sono circa 120, costruiti tra i secoli VI e XVIII. La chiesa di Santa Lucia alle Malve, costruita dai monaci benedettini nel VI secolo. A tre navate, ha un altare del XIX secolo e affreschi del 1200; la chiesa di Santa Maria de Idris, cioè dell'acqua, sembra sospesa.. E' completamente scavata nella roccia. Di impianto bizantino, molto simile alle chiese rupestri della Cappadocia, è la chiesa di Santa Barbara, che risale al IX secolo. Dipinti, a volte solo graffiti e piccole sculture di pietra ornano queste testimonianze di una civiltà, che era anche espressione religiosa, artistica e architettonica.


Figura 3 - Chiesa Rupestre


E' a Murgia Timone uno dei monumenti sacri più preziosi tra gli ipogei: la chiesa della Madonna delle Tre Porte, con affreschi di notevole valore artistico realizzati tra il 1100 e il 1600. Imponente, con la facciata scandita da tre archi è la Chiesa della Palomba. Un viaggio affascinante, quello negli ipogei, spesso incuneati l'uno nell'altro: grotte intercomunicanti capaci di rivelare, ad ogni passaggio, un particolare, un segno, una luce, un significato in più. E' intatta la chiesa di San Nicola all'Ofra, al Rione Agna, a cui si arriva attraverso una serie di cunicoli adibiti ad abitazioni. Simile, poco più in là, il sistema grottale di San Michele all'Ofra. Maestoso e suggestivo è il Convicinio di Sant’Antonio, costruito fra l’XI e il XIII secolo e costituito da quattro chiese contigue e comunicanti su un unico atrio e da altrettante cripte affrescate. E’ una vera cattedrale rupestre la Chiesa di Santa Maria della Valle, del XIII secolo, a tre navate, completamente affrescata.
Lo studioso, l'architetto, l'agronomo, lo storico, il turista che si avventuri nell'agro materano troverà ancora testimonianza di un'economia agricola, ma in forme più avanzate: con una progressiva organizzazione in “Azienda”. Le Masserie Fortificate sono le Aziende Rurali dei secoli scorsi, simbolo dello sviluppo del latifondo tra '600 e '800; segno dell'affermazione borghese e centro di governo delle campagne. Costruite vicino a torri preesistenti o, comunque, a fortificazioni, per difendersi dagli assalti dei briganti.

Matera è città di contrasti. E' luogo in cui passato e futuro sembrano incontrarsi. Accanto ai villaggi trincerati: il simbolo più moderno della nostra civiltà: il Centro di Geodesia dell'Agenzia Spaziale Italiana. Matera è Europea anche in altri campi. E', infatti, anche materano, il fenomeno-salotti nel Sud. Prodotti di qualità, per l'80% esportati all'estero.Rimane particolare, invece, e tutto locale l'artigianato: nell'arte della pietra, della terracotta, con i caratteristici fischietti-cucù; nella cartapesta. Intere famiglie di maestri cartapestai allestiscono il Carro della Madonna della Bruna, Patrona della città, per le celebrazioni religiose del 2 luglio. La tradizione risale al 1380 ed è legata ai riti della terra. La stessa parola "Bruna" ne richiamerebbe il colore. L'elemento centrale è il Carro: colorato, ricco di fregi, racconta un episodio biblico. Le celebrazioni hanno inizio all'alba, con la processione dei pastori, e proseguono per l’intera giornata. Al Tramonto, la Madonna torna in Chiesa. E ha inizio la parte più spettacolare e “pagana” della festa: il Carro viene assaltato dai cittadini, che cercano di strappare un'immagine, un'effigie, un simbolo, da portare a casa in segno di buon auspicio.

La Madonna della Bruna si venera nella Cattedrale. Costruita sul colle fortificato della Civita, in stile romanico-pugliese, tra il 1230 e il 1270. Dal 1962 è Basilica Minore. In tufo, semplice e lineare, ha la facciata principale ornata da un grande rosone. L'interno è a tre navate e risente dei rifacimenti successivi, fino al tardo barocco. Risale al XIII secolo, di fattura bizantina, l'affresco della Madonna della Bruna. In fondo al transetto si trova il Presepe in pietra di Altobello Persio, artista di Montescaglioso, che risale al 1534: una delle più belle opere di arte popolare. Preziosa è la cappella dell'Annunziata, realizzata nel '500. Imponente il campanile, alto 52 metri, la cui cuspide fu aggiunta nel XVIII secolo. 7 le campane tra cui l'antichissima Squilluzzo, fusa nel cortile interno della cattedrale con l'oro e l'argento donato dai nobili della città. Ancora di stile romanico-pugliese è la chiesa di San Giovanni Battista, chiamata, in tempi più remoti, Santa Maria la Nuova. Risale al 1233 ed è incorporata nel vecchio monastero domenicano. Colonne e figure animali ne decorano il portale; l'interno, a tre navate e affrescato, è appena illuminato da finestre-feritoia. Bombate, romaniche e barocche, con successive sovrapposizioni, le chiese di Matera ricordano quelle di Lecce e Catania, ma sembrano meno maestose, meno lontane. Oppongono alla civiltà contadina quella nobiliare, del clero e della borghesia, che aveva il proprio punto d'incontro nelle piazze. Monumentale è quella del Vecchio Sedile resa imponente da un arco fiancheggiato da due torri campanarie e da sei statue, simbolo delle virtù cardinali e raffigurazione dei protettori della città. Sulle piazze si aprono i palazzi nobiliari: il seicentesco Palazzo Bronzini; il quattrocentesco Palazzo Gattini e Palazzo Lanfranchi, l’ex seminario, che porta il nome dell’arcivescovo, che lo fece costruire nel 1668. Ingloba la preesistente chiesa del Carmine e il Convento Benedettino degli Armeni. Sede, nell’800, del “Liceo Duni”, vi insegnò dal 1882 al 1884, il poeta Giovanni Pascoli. Nel Palazzo, in attesa dell’istituzione del Museo della Basilicata, ha sede il Centro Carlo Levi, che ospita la mostra permanente dei dipinti del confino del celebre medico-artista torinese. Racconta la Lucania, “dove il male...è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose”, il grande pannello “Lucania 61”, che Levi dipinse per un’esposizione nazionale di quell’anno. A Palazzo Lanfranchi, ultimamente, anche le opere grafiche di Levi: litografie e serigrafie.

Fuori, nelle vie di Matera, la Basilicata di Carlo Levi e la civiltà contadina degli abitanti dei Sassi sono lontane. Matera guarda al futuro, anche se qui passato e futuro convivono. Al di là di ogni progetto.

   Matera, la città dei Sassi
   APT Basilicata
   Comune di Matera

 
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