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Un comprensorio da scoprire
di Grazia Napoli



Il  silenzio. La tranquillità. Il verde intenso delle montagne. Le acque sorgive, pure, fresche, naturali. A due passi: il mare della costa tirrenica, su cui le rocce, a strapiombo, quasi confondono il verde della vegetazione rigogliosa con l'azzurro cristallino dell' acqua marina, che si incunea in insenature sempre più profonde.


pollino e acqua trekking


È qui, nel sud della Basilicata, dove si delinea il confine na¬turale con la Calabria, che, da una costa all'altra, si ergono monti maestosi, costellati di laghetti e fiumi, disseminati di paesi immutabili, piccoli e suggestivi, arroccati tra il verde. È qui che, in un ideale cammino, si snodano le ''montagne  sacre'', solenni e grandiose di queste zone. È qui, tra queste rocce, questi laghi e a ridosso di un mare incantevole che, narra una leggenda, ''un uomo stanco di parole e di guerre costruì il primo paese lucano''.

Una lunga linea ideale unisce il comprensorio che, dal mare di Maratea verso l'interno, include le ''faggete eterne'' del Mon¬te Alpe, attraversa i fiumi ''Agri'' e ''Sinni'' e il loro  spar¬tiacque naturale: i Monti ''Papa'' e ''Sirino'', su cui si aprono i laghetti appenninici, per arrivare al più maestoso dei massic¬ci: il  Pollino.

Il ''Parco Nazionale del Pollino'' è un vero grande ''museo'' all'aperto. 200.000 ettari di natura incontaminata, dove gole e valli, serre e vette conservano ancora un aspetto ''selvaggio''. Il cerro, l'abete bianco, il faggio vi crescono rigogliosi, ma il  ''simbolo'' del Pollino è il ''Pino Loricato'', che si sta¬glia,  isolato o in piccole colonie, nella fascia  più prossima alle cime. Di origine balcanica, forse fu importato in Basilicata dai primi coloni albanesi. Diventa sempre più raro, perché il suo seme non germina in fretta e cresce solo qui, in queste zone, anche tra le rocce e gli anfratti. La sua corteccia è chiara e a grandi placche, simili, appunto, ad una lorica.

Dall'alto il comprensorio è un immenso ''tappeto verde'', che si estende dalla faggete di Latronico alle vette del  ''Dolcedor¬me'', interrotto, a tratti da fiumi e specchi d'acqua. Il quadro si completa, ad ovest, sulla costa di Maratea: paesaggio qua¬si surreale che, nelle notti d' estate, può apparire incantato. Dominata dalla Statua del Redentore, che ne è il simbolo, Maratea conserva intatti, quasi un monumento, tetti rossi e piccole piazze, circondati da vicoli, stradine e gradinate, che si incro¬ciano, si inarcano, svoltano, cadono, precipitano, per poi risa¬lire. Mentre lassù, in alto, adagiato su un fianco del Monte San Biagio, il ''borgo'' testimonia di una storia antica. Giù, in basso: le spiaggette: tante calette incuneate tra gli scogli. Adatte ad un turismo di qualità


Il  benessere, la salute, la tranquillità, la bellezza come espressione dell' equilibrio interiore sono stati  affidati, sin dall' antichità, ai ''bagni di vapore''. Lo testimonia l'icono¬grafia classica e, nel cuore del Parco Nazionale del ''Pollino'', nelle ''Grotte La Calda'' di Latronico, lo testimoniano i  ritrovamenti archeologici. Oggi come allora, a Latronico, benessere e cure termali sono garantiti in un moderno stabilimento.  Immerso nella natura, in armonia con l'ambiente circostante, è il luogo ideale per la cura della salute e della bellezza. Frequentato sin dall'‘800, lo stabilimento termale ha una moderna struttura.  L'acqua minerale della sorgente può essere bevuta per dissetarsi o per  scopi terapeutici. Sgorga a 750 metri d'altezza con una temperatura di 23 gradi centigradi.


terme latronico


La storia, la tradizione, il folclore, caratterizzano fortemente, insieme al paesaggio, queste zone. Insediamenti umani antichissi¬mi, si affiancano ai resti della civiltà della Magna Grecia, all'arte artigiana degli ''scalpellini'' sui portali in marmo delle case di Latronico, alle tradizioni popolari mantenute intatte nel tempo, nitide testimonianze di usi e costumi antichi, legati alle stagioni, ad un santo patrono e alla lingua e alla cultura albanese, che, qui, resistono, quasi  ''protette'',  dal silenzio e dalla tranquillità dei piccoli centri che le manten¬gono vive.

Nascono dal contatto con la natura e affondano le proprie radici in una  storia antica, fatta in gran parte di simboli, di riti propiziatori, che esaltano la bellezza e la fecondità di questi luoghi. Sono i ''riti arborei'' che, nella celebrazione dell'albero, esaltano la vita e il profondo legame tra l'uomo e il ter¬ritorio, tra i lucani e le montagne e i boschi da cui, da sempre, hanno tratto ''nutrimento''.  C'è del magico, del pagano e  del cristiano, in questi riti. E non potrebbe essere altrimenti, in un posto costellato da santuari costruiti in cima alle  montagne, nei boschi, sulle vette e nelle valli del massiccio del  Pollino. Qui religiosità e rito profano si fondono, in un simbolismo che si percepisce istintivamente. In tradizioni, che celebrano la ri¬trovata comunione con la natura.


il cristo di maratea


E, in Basilicata, la sapienza antica, la tradizione contadina, l'armonia con la natura si ritrovano ''a tavola''. La  gastronomia è un'arte semplice. Il cibo più povero può diventare un piatto dal gusto, dal sapore, dal profumo della genuinità : i funghi e i frutti del sottobosco del Pollino, del Sirino e del Monte Alpe; gli ortaggi delle valli del ''Sinni'' e del  ''Mercure'',  i salumi,  il formaggio pecorino, i vini, le  specialità  marinare della costa di Maratea: alici, cernie e naselli del golfo. Sono piatti poveri le ''friselle'', gli ''strascinati'', il peperonci¬no forte essiccato o sott'olio. Nei ristoranti, negli alberghi, nei ''Rifugi'' del Pollino questi sapori, questi menù così an¬tichi e semplici, sono la regola.

Tutto qui si ricollega alla natura. È un viaggio che inizia e termina sulle ''sacre montagne'' che segnano il confine tra Basilicata e Calabria, innalzando un alto baluardo a lungo innevato. Dove gli specchi d'acqua dei laghetti appenninici danno un senso di colore e di vita. Dove il verde cupo dei boschi può diventare anche impenetrabile. Dove le acque scorrono, guariscono, purificano, aiutano a  vivere meglio. Dove il pino loricato svetta nella sua ''superbia''. E dove il mare, poco lontano, non racconta una storia meno antica.    

  
  
  

 
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