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Uno Nessuno Centomila, dal racconto alla drammaturgia - Dialogo con Enrico Lo Verso
di Grazia Napoli


“Pirandello a Teatro” è stato in grado convincere un grande attore a tornare sulle scene, dopo 12 anni di assenza.





Enrico Lo Verso, sold out allo “Stabile” di Potenza per l’unica tappa lucana, finora, del suo “Uno nessuno e centomila”, non si risparmia nel contatto con il pubblico, prima e dopo lo spettacolo; si concede a innumerevoli selfie; chiede agli spettatori di firmare due speciali grossi “registri degli ospiti”.

Parla con piacere anche con noi di goccedautore.it

D: Un testo importante. Un romanzo adattato per il teatro. Una bella sfida…..

R: L' adattamento fatto da Alessandra Pizzi, l'ho trovato straordinario ed è stato il motivo per cui mi sono ritrovato, dopo tantissimi anni, su un palcoscenico. Avevo deciso di non tornare, però quando ho letto questo testo e quando ne ho compreso l'importanza - praticamente subito, appena letto! - ho deciso che andava proposto al pubblico, anche solo per pochi giorni, anche solo per pochissima gente. Andava comunque proposto.

E mi sono sbagliato! Perché la gente non è stata pochissima e i giorni non sono stati pochi. Tanto è vero che sono già 4 anni che giriamo e lo ha visto un numero “imbarazzante” di persone.

D: Un adattamento teatrale in cui Lei recita un monologo. E’ Vitangelo Moscarda, il protagonista, l’uomo senza tempo che mette in discussione se stesso, ma dà volto e voce anche alle sue cento maschere della quotidianità….

R: Ho difficoltà a definirlo “monologo”, perché, in realtà, in scena siamo in tanti, con una scenografia anche “sontuosa, ricca” (Lo verso qui scherza su una scenografia molto essenziale…n.d.r)…il pubblico lo nota e - a fine spettacolo – applaude e dice "tutti bravi, tutti bravi"...anche se io in realtà qualcuno non lo salvo....

D: Un testo che Pirandello ha scritto nello scorso secolo tra il 1909 e il 1925, ma che ha una sconcertante attualità. E’ per questo che piace?

R: Sembra quasi un instant book, scritto apposta per cavalcare l'onda del successo di un evento. E' come se Pirandello lo avesse scritto già pensando al mondo di oggi, al mondo dei social, cosi attaccato all' immagine e all' ipocrisia

D: Perché oggi in teatro si preferisce tornare ai “classici”? C’è una crisi autoriale?

R: No, c'è - invece - una maggiore comprensione dei “classici” che - in realtà - sono stati scritti o composti per far divertire un pubblico contemporaneo. Opere che sono venute talmente bene, che ce le portiamo appresso da sempre. Dai tempi di Omero, dell' “Iliade” e dell' “Odissea”. Contengono già tutto. La conoscenza, che è conoscenza artistica. Diceva Pasolini, parlando da artisti "Io So".

D: Torna in Basilicata, dopo quanto tempo?

R: Torno in questo Teatro dopo una quindicina d'anni. Vi recitai “Un treno chiamato desiderio” di Tennesee Williams con Paola Quattrini. Ma in Basilicata passo spesso, per lavoro. Ha un paesaggio incantevole. E’

bello fermarsi qui, anche solo per una notte e poi ripartire. Il bello di questo mestiere è proprio la possibilità di vedere posti che - altrimenti - non avresti mai avuto modo di vedere.

Lo lasciamo al suo pubblico e al palcoscenico.

Un’ora e mezzo di spettacolo, che cattura l’attenzione. Per la forza recitativa, per lo spessore della parola pirandelliana, resa più vera dall’accento siciliano, senza forzature, dell’attore palermitano.

Un allestimento minimale. Solo una serie di cornici vuote e tutte differenti, ideali specchi delle 100 maschere, e due cubi, di volta in volta: un letto, una poltrona, un appoggio generico.

Lo Verso - scalzo e vestito di bianco - regge lo spettacolo senza sforzo. E’ a suo agio. Comunica, si diverte. E diverte.

Signori, il teatro!



*Questo articolo è stato pubblicato sul n. 81 della Rivista Culturale online goccedautore.it diretta da Eva Bonitatibus.

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