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La scortecata di Emma Dante
di Grazia Napoli


L'ultimo lavoro della regista palermitana Emma Dante,è liberamente tratto da "La vecchia scorticata", decima fiaba della prima giornata de "Lu cunti de li cunti" di Giambattista Basile.





U set essenziale. Un castello in miniatura. Due seggiole. Una porta di legno. Una misteriosa cassapanca. Un fantastico gioco di luci, una lingua arcaica mescolata al lessico contemporaneo. Unici personaggi in scena: due uomini, che drammatizzano la storia recitando tutti i ruoli.

"La scortecata" rilegge la fiaba di Basile. La storia di una donna novantenne, che - per liberarsi della sua pelle rugosa e raggrinzita - accetta il martirio e si fa scorticare viva. Lo fa per invidia della sorella, ugualmente vecchia e brutta, ma prima toccata dalla fortuna di essere amata da un re, che si invaghisce della sua voce e del suo dito, senza vederne il volto devastato dagli anni, poi trasformata in una bellissima ragazza. E' una favola sulla bellezza e sul desiderio della donna di ottenerla ad ogni costo. Fino al punto di essere inopportuna e ridicola. Fino al punto di farsi scorticare, per cambiare pelle e tornare giovane.




A interpretare le due sorelle Carmine Maringola e Salvatore D'Onofrio, secondo l' antica tradizione drammatica settecentesca nella quale anche i ruoli femminili venivano interpretati dagli uomini.

La fiaba è depurata fino all'estremo, rimane in scena la nuda tragedia dell'amore, della bellezza, della vecchiaia e della morte. La rappresentazione muta di continuo in suo registro passando dall'elemento comico e scurrile a quello drammatico. Merito dei due straordinari interpreti, che con il proprio corpo al centro di una scena dominata dal vuoto e dalle ombre, riescono a creare un racconto di profonda coerenza narrativa.

Merito dei due straordinari interpreti, che con il proprio corpo al centro di una scena dominata dal vuoto e dalle ombre, riescono a creare un racconto di profonda coerenza narrativa. Uno spettacolo come sempre per Emma Dante, originale, dissacrante, crudo, reale. Con una resa scenografica essenziale, ma ricca, grazie alle luci, ai corpi, alle parole

  
  
  

 
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