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Aldo Morto, la tragedia
di Grazia Napoli

Aldo morto, la tragedia” è uno spettacolo che ricorda - a suo modo - la figura e la tragica fine di Aldo Moro. E’ il monologo di un attore nato nel 1974 che - di quegli anni - non ha alcun ricordo o memoria personale.




Un modo originale per raccontare - tra cronaca e poesia - la nostra Storia, dagli anni '70 del ‘900 ad oggi. Lo spettacolo è andato in scena a Potenza, nella decima edizione del Città delle 100 Scale Festival.

Sul palco privo di scenografia Daniele Timpano, attore romano della compagnia Frosini-Timpano - per il terzo anno consecutivo al Festival - cerca di ricostruire e raccontare il trauma subito non solo dallo statista democristiano, ma dall' intera collettività, in un periodo che ha segnato la storia della Repubblica.

Lui aveva 4 anni nel 1978, dunque non può che farlo riportando i racconti degli altri e le notizie della stampa dell'epoca, ma lo fa anche attraverso alcuni oggetti-feticcio, primo fra tutti una Renault 4 rossa: un giocattolo telecomandato diventato simbolo di quella tragedia, dell' Italia degli anni di piombo e di tutto ciò che è successo in seguito.




Un oggetto di grande efficacia teatrale e comunicativa. Non da meno il libro e la grande parrucca per imitare, con foga ed ironia, la brigatista Adriana Faranda, compagna del carceriere dello statista democristiano; la maschera di Mazinga Z, eroe dei fumetti anni '80; le canzoni di quei tempi; la riproduzione della foto con una copia del giornale che ritrae il “prigioniero” Aldo Moro; la stella rosso fuoco, che chiude scenograficamente lo spettacolo, lasciando negli spettatori un senso di tristezza, di sconfitta, di grande amarezza.

Pochi oggetti e pochi simboli, ma la chiara volontà di affondare in una materia spinosa e delicata, senza alcuna retorica o pietismo.

Lo spettacolo - finalista premio Ubu nel 2012 - è nato dalla collaborazione con il Teatro dell' Orologio di Roma e la Fondazione Romaeuropa, con il progetto “Aldo morto 54”: 54 giorni di repliche e altrettanti di autoreclusione di Daniele Timpano, in streaming in una cella ricostruita appositamente in teatro. Un modo per sentire sulla propria pelle e trasmettere agli altri - in una sorta di reality teatrale - il peso della reclusione, della mancanza di libertà, della paura e dell'angoscia. Naturalmente, con le dovute, immaginabili differenze, rispetto alla prigionia reale e tragica di Moro.





Uno spettacolo incalzante, pieno di ritmo, dissacrante. Di grande efficacia



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