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"La tigre e la luna" di Renato Cantore
di Grazia Napoli


Ottobre 2009 - il ricordo personale

        Ebbi la percezione, ma solo la percezione, che qualcosa di molto importante stesse succedendo quella sera del 20 luglio 1969.
Ero al mare con la mia famiglia sulla costiera amalfitana. Le nostre erano sempre vacanze scandite da ritmi molto regolari.
Quella sera invece i miei genitori si trattenevano con gli amici al bar del lido – ricordo che si chiamava Eldorado – tirando insolitamente tardi. Si aspettava un evento. Si avvertiva chiaramente. Io che, già allora - anche se avevo solo 6 anni - ero molto incuriosita e affascinata dalla tv rimasi a guardare con il naso all'in su quelle strane immagini. Ricordo l'applauso fragoroso, quasi liberatorio, che invase il locale mentre quelle immagini in bianco e nero, quasi indistinte, si muovevano sul televisore dalle dimensioni neanche tanto grandi.
Ricordo la voce nasale di Ruggero Orlando; ricordo i gridolini delle signore affascinate dalla bellezza di Tito Stagno, ma ricordo soprattutto il fatto che, pur essendo bambina, percepii che qualcosa era cambiato nel mondo e che io avrei visto progressi e fatti nella mia vita futura, che i miei genitori e i loro amici scoprivano in quel momento.

Di quella sera televisiva rimane il ricordo. A casa mia poi rimasero anche molti giornali. Uno sono riuscita a conservarlo. E' un inserto di Epoca con le foto scattate dagli stessi astronauti.

la diretta Rai

Quella sera ci portò tutti sulla luna attraverso un mezzo portentoso e nuovo: la televisione! Quella scatola magica, che portava in diretta le immagini ovunque sulla terra addirittura dalla luna ha dimostrato – anche da quella sera - tutto il suo potere e la sua fascinazione.
Anche su di me, visto che poi ne ho fatto il mio lavoro!

Si è detto tanto sulla diretta Rai di quel giorno. Lo stesso Tito Stagno ne parla nel suo libro e ne parla brevemente nella prefazione al libro di Cantore. Racconta l'emozione dei minuti che hanno preceduto la messa in onda, la concitazione di quei momenti e anche la preparazione precedente del buon cronista, che va a documentarsi in America e lì incontra anche Rocco Petrone – il protagonista, naturalmente insieme alla luna, de “La Tigre e la Luna” di Renato Cantore. Memorabile il battibecco in diretta tra lui a Roma e Ruggero Orlando a Houston.

La diretta della Rai dallo Studio 3 di via Teulada durò 25 ore. Dalle 19,28 di domenica 20 luglio.

In quelle ore – dicono le cronache Rai - furono fumate almeno 8.000 sigarette e consumati oltre 6.000 caffè. Furono impegnati in 250 tra giornalisti, tecnici e operai attrezzisti. Circa mezzo milione di invitati.

Il lem tocca il suolo lunare alle 22,17 e già alle 22,15 nella regia di via Teulada c’è grande concitazione e emozione e nella regia Rai, Tito Stagno annuncia il tocco, si applaude. I commenti di Tito Stagno parlano di una grande impresa, frutto dell’intelligenza e della volontà umana. Ruggero Orlando da Houston dice che non ha toccato, che mancano ancora 10 metri allo spegnimento dei motori, secondo Tito Stagno solo due metri. Di qui il battibecco tra i due giornalisti.

Tito Stagno annunciò il tocco della luna; Ruggero Orlando annunciò l'allunaggio una volta completato, dopo lo spegnimento dei motori, quando si poteva aprire il portellone della navicella, per far scendere gli astronauti. Con il tempo i due grandi cronisti hanno concluso che - in fondo - avevano ragione tutti e due.

Erano le 22,17 in Italia
le 15,17 a Houston
le 14,17 a New York

Le prime immagini televisive dal vivo della luna arrivano capovolte. Forse Holdrin ha capovolto la macchina – dice Ruggero Orlando. Prima trasmissione tra due corpi celesti via tv.
Poi gli astronauti scendono. Prima Neil Armstong che poggia sulla luna il piede sinistro. Poi Holdrin con un saltello. Il terzo astronauta rimane sulla navicella.

È stata la televisione dunque a portare nelle case di tutto il mondo quelle immagini. Oggi non sorprende più. La televisione è parte quotidiana della nostra vita, impone modelli e cultura, a volte anche troppo. Ma qui stiamo parlando della fine degli anni '60, la televisione in Italia aveva 15 anni, gli apparecchi tv erano ancora molto pochi.

La telecronaca dell'allunaggio rimane senz'altro uno dei pezzi storici della televisione italiana. Un documento irripetibile non solo per i contenuti, ma anche per le condizioni tecniche molto meno sofisticate e tecnologicamente avanzate rispetto ad oggi, e per il ruolo senz'altro diverso che la televisione aveva a quei tempi. Era la prima volta che un evento epocale si consumava davanti alle telecamere e non era un reality, era la realtà, era la cronaca. La maratona della Rai – racconta Tito Stagno – iniziò addirittura il 16 luglio, 4 giorni prima. L'attesa, la tensione, ma anche la bravura di questi cronisti, che dovevano raccontare, riempire in diretta dei vuoti in attesa dell'evento. Un evento del resto ancora non sperimentato, quasi sconosciuto. Questo era possibile – e naturalmente anche oggi è cosi – con la preparazione, con la conoscenza approfondita dell'argomento, che si doveva affrontare e raccontare. Erano poche le improvvisazioni che non avessero una solida base di conoscenza e di contatto diretto con le fonti.

E poi l'interazione tra i giornalisti in Italia e quelli oltreoceano. Al di là della piccola incomprensione linguistica e sui tempi tra Stagno e Orlando, tutto filò liscio. La nostra tv, i nostri tecnici, i nostri giornalisti diedero prova di grande professionalità.

E fu la televisione a far conoscere al mondo e a riportare in Italia l'immagine di Rocco Petrone, figlio di un emigrante lucano, che - agli inizi del secolo - partì da Sasso di Castalda per tentare la fortuna in America. Le immagini di Rocco Petrone sono rimbalzate da Cape Canaveral all'Italia, a Sasso di Castalda, fin nella povera casa contadina dei Petrone. Ed è li che sono andati i giornalisti lucani, per raccontare la storia e l'avventura di quest'uomo schivo, che non amava telecamere e pubblicità.

Il libro



E credo che la fascinazione che ha spinto Cantore a scrivere di quest'uomo gli sia arrivata proprio dalle immagini trovate negli archivi della Rai. Non solo nazionale. Ma l'immagine e la cronaca sono solo uno spunto. Questo libro – rispetto a “Lucani altrove”, che pure nasceva dall'esperienza giornalistica diretta per una rubrica della Tgr Basilicata – lo definirei non solo un documento. Alla cronaca e alla biografia sottende sempre un filo di poesia. Dai titoli dei capitoli, alle descrizioni dei paesaggi, alle azioni: tutto è sottolineato dalla presenza della luna, non solo come corpo celeste, ma come presenza romantica, simbolo dei sogni, delle speranze, delle aspettative di ogni uomo che, nella letteratura nella poesia a anche nella vita, cerca una risposta. Le citazioni richiamano i versi dei poeti, ma anche titoli e versi di famose canzoni, in italiano e in inglese, riportano detti e proverbi della nostra tradizione. Non solo Giochi di parole, ma frasi che richiamano una situazione, uno stato d'animo, la descrizione di un luogo o di una situazione.
C'è una forte contrapposizione tra la fredda tecnologia e i complicati calcoli scientifici, che alimentano la vita di Rocco Petrone e questa presenza, mai inquietante, di una luna vista con gli occhi dello scienziato, del militare, dell'uomo curioso e ambizioso, ma anche tenero e romantico, forte e schivo come tutti lucani. Una tigre che vuole la luna. Che la guarda, la scruta e decide di raggiungerla non solo con i sogni e i pensieri, ma materialmente, dedicando una vita allo studio di nuove tecnologie e dei metodi adatti a far arrivare l'uomo lassù.

È un libro che si legge d'un fiato, ma va poi riletto, proprio per assaporare questi diversi livelli, direi questi strati, che si sovrappongono e invitano alla riflessione: sull'emigrazione lucana, sulla tenacia dell'uomo e sulla sua intelligenza, sul coraggio, sulla volontà, sulle possibilità della scienza e delle nuove conquiste dello spazio. E ancora invita alla riflessione sul cammino della tv, da quella diretta del 1969 ad oggi ed oltre. Insomma sollecita diverse chiavi di lettura.

Quando ho letto il libro ho capito perché Cantore ogni tanto in redazione ci sollecitava a ricordare una frase, una canzone, un verso, anche un singolo ricordo, che contenesse la parola luna. Insomma ci ha reso tutti un po' complici di quello che scriveva, come spesso fa, pur non sbottonandosi più di tanto. Ma scommetto che nessuno di noi, pur sollecitato in questo modo avesse pensato a Rocco Petrone. Figura mitica e solida al tempo stesso. Che ha portato un po' di Basilicata sulla luna. Rendendoci tutti un po' più orgogliosi.

Ringrazio Renato per avercelo ricordato e per avercelo fatto conoscere un po' più da vicino. Integrando in maniera intelligente e suggestiva, ciò che aveva già fatto per noi la tv.


  
  
  

 
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